Tra incertezza e speranza

 

ERICA

Sono Erica, una dei quasi 300 ragazzi/e le cui partenze sono state bloccate con la comunicazione del 13 Agosto. Dovevo partire per Lima, per un progetto davvero molto interessante. Ho lasciato a malincuore un altro lavoro a tempo indeterminato appena c’è stata confermata la data del volo.

Vivevo a Malta, quindi ho dovuto lasciare l’appartamento che avevo affittato e che era a tutti gli effetti la mia casa, ed organizzare un trasloco interazionale. Ho avuto anche il covid e non sono potuta uscire di casa fino a inizi agosto, con un volo prenotato per tornare in Italia l’11, di corsa, ma si fa di tutto per qualcosa che ne vale la pena.

Studio giurisprudenza a distanza e conciliare 40 ore di lavoro, 25 di formazione online e studio per più di un mese, non è stato per niente facile, ha anzi creato una situazione di forte stress.

Ora da più di un mese sono bloccata come tutti gli altri, mi ritengo anche fortunata dato che ho una famiglia che mi sta ospitando, essendo rimasta senza lavoro e senza casa. Compio 30 anni a Dicembre, avevo una vita intera in un altro paese. E a quasi 30 anni ed in questa situazione, ho comunque deciso di mollare la mia indipendenza, la mia stabilità economica ed emotiva, di fare l’ennesimo salto nel vuoto, perché credo nella cooperazione e nel volontariato, convinta che la partecipazione nel progetto da me scelto avrebbe potuto fare la differenza per qualcuno.

Non mi capacito proprio di come si possa, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, bloccare progetti come il Servizio civile universale. Se la cooperazione è normalmente necessaria, in questo momento diventa addirittura essenziale, come devono esserlo valori come la solidarietà internazionale e la promozione della pace.

Erica Balasso


 

MICHELA

Mi chiamo Michela, ho 27 anni e anche io sono una delle tante sfortunate che si sono ritrovate a vivere questa situazione per la seconda volta, due anni di seguito. È difficile esprimere a parole quello che si prova quando ti arriva un messaggio da una tua collega su whatsapp, la sera di sabato 14 agosto, che ti dice di andare immediatamente a guardare il sito del Dipartimento, dove leggi che sono state bloccate le partenze una manciata di giorni prima, con le valigie pronte, i biglietti e i visti in mano. È un senso di vuoto in cui cadi, un senso di lutto che ti assale e veramente non capisci perché sta succedendo tutto questo, di nuovo, anche quest’anno.

Quando ho appreso di essere stata selezionata per la seconda volta per il mio progetto che si occupa principalmente di tematiche indigene (su cui ho scritto la mia tesi di magistrale, facendo ricerca all’estero in Argentina), della promozione dei diritti dei popoli indigeni, della sensibilizzazione della popolazione sul rispetto dei diritti collettivi indigeni, dell’impatto socio-ambientale delle industrie estrattive e dei mega-progetti e dell’adozione di strategie di mitigazione e adattamento al cambio climatico e vigilanza ambientale indigena partecipativa, non ho più cercato lavoro, non ho più cercato dei piani alternativi. Ho lasciato andare ogni scadenza di master sulla cooperazione che potevano offrirmi, un tirocinio ed immettermi in qualche modo in questo mondo. Questo perché cerco di inseguire il mio sogno che è semplicemente quello di trovare un lavoro per il quale ho studiato, mi sono specializzata e facendo tanti sacrifici.

Il Covid è parte delle nostre vite da più di un anno e mezzo, volenti o nolenti abbiamo imparato a conviverci. Per cui mi chiedo perché quest’anno le nostre partenze sono state bloccate? Perché mi trovo ancora in questo limbo in cui non so più se devo ancora avere fiducia delle nostre istituzioni che sembrano non capiscano che siamo volontari consapevoli, formati che vogliono semplicemente ri-iniziare le loro vite e i loro progetti (in totale sicurezza)? Vogliamo semplicemente iniziare a lavorare per i nostri progetti e dare il nostro contributo ai nostri enti che ci aspettano Oltreoceano da ormai 2 anni….

Michela Locci


Lorenzo

Mi chiamo Lorenzo, ho 27 anni, e anche quest’anno la mia partenza per il servizio civile universale è stata bloccata. Immagino che possiate immaginare la mia frustrazione. Quando l’anno scorso feci domanda e vidi il mio sogno di partire per il Perù infrangersi lo compresi: la pandemia era una novità che aveva messo in ginocchio il mondo intero, e certamente aveva preso di sprovvista il mondo della cooperazione internazionale che si è trovato impossibilitato a mantenere attivi i propri progetti in luoghi in cui la situazione sanitaria era a rischio. Tuttavia, quest’anno non riesco a trovare ragioni valide per la sospensione del servizio civile, sebbene io abbia passato a pensarci e a cercarle, in un disperato tentativo di confortarmi per una ripetuta non partenza.

Il blocco del SCU per la seconda volta ha creato in me una grande sfiducia: davvero il servizio civile universale conta cosi poco? Davvero il turismo conta più della solidarietà internazionale? (perché ricordo, i turisti possono andare in Perù a fare la vacanza, ma noi che vogliamo provare a fare del bene siamo impossibilitati). Ho forse riposto troppa fiducia nel SCU?

Spero solo che questa testimonianza, insieme alle altre, possa far comprendere le conseguenze delle scelte adottate considerando sogni, speranze e aspettative di ciascun volontario.

Lorenzo Musacchio


Caterina

Quando ho presentato domanda per il Servizio Civile ero convinta della mia scelta, e quando mi è stato comunicato l’esito positivo per il progetto “Caschi Bianchi per diritti umani e sviluppo sociale in Perù” ero molto emozionata e carica nell’affrontare questa nuova ed entusiasmante esperienza, nella quale credo molto. Era, dunque, quasi tutto pronto quando ho letto – pochissimi giorni prima della nostra partenza – la comunicazione del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale del 14 Agosto in cui si “invitava a sospendere le partenze” per vari paesi tra cui il Perù.

Anche in Perù era tutto pronto per il mio arrivo, avevo già il biglietto per raggiungere Huancayo (la sede del mio progetto) da Lima per il sabato successivo, preso accordi con il referente dell’olp per venirmi a prendere in stazione ed accompagnarmi in quella che avrebbe dovuto essere la mia casa per i successivi 11 mesi.

Non posso dunque fare a meno di manifestare la mia delusione, lo sconforto e sì, anche rabbia, che ho provato subito e nei giorni successivi, quando ho iniziato veramente a realizzare che non saremmo più partiti. A tutto ciò si è poi aggiunta l’incertezza che inevitabilmente si è impossessata del mio stato d’animo riguardo il mio futuro, e l’instabilità che ne consegue…

 Caterina Falcinelli


daniel

Sono Daniel Riccardo, volontario SCU in partenza (o quantomeno lo ero) per il Perù, con il progetto denominato “Caschi Bianchi per lo Sviluppo Sostenibile” che avrebbe dovuto svolgersi a Cuzco.

Riguardo il blocco improvviso delle partenze, per 19 Paesi, la sera del 14 agosto 2021, a 4 giorni dalla partenza, voglio comunicare il mio sconcerto, per una situazione che era esattamente uguale, anzi peggiore, a gennaio 2021, data di uscita del bando. Mi chiedo “che senso ha farci formare, e poi accorgersi a meno di una settimana dalla partenza che in Sudamerica è presente il covid?” Il ritardo, e la possibile cancellazione delle partenze è tuttora un danno enorme, per quello che si è sacrificato e per quello a cui si è rinunciato su svariati livelli: economico, personale, emotivo.

Scrivo per chiedere di rivedere tale scelta e permetterci di partire il prima possibile, fiducioso di poter presto partire per il Perù….

Daniel Ricardo Abblasio


Sara

Sono Sara, una volontaria del Servizio Civile Universale selezionata per il progetto “Caschi Bianchi: diritti umani e ambiente in Perù” con sede a Yurimaguas per l’anno 2021-2022. Ho scelto di fare domanda al SC perché rappresenta per me un’opportunità unica di proseguire il mio percorso professionale che da un più di un anno ho deciso di intraprendere nel mondo della cooperazione internazionale. Dopo varie esperienze di volontariato e lavoro in paesi più fragili, ho capito che avrei voluto dedicare la mia vita al campo della cooperazione e della solidarietà.

La mia è una scelta consapevole e responsabile, perché sono determinata a impegnarmi per il bene comune, attraverso lo scambio e la cooperazione tra soggetti in un’ottica di reciproco apprendimento e crescita.

Per dedicare un anno della mia vita al servizio del mio paese in nome della promozione della pace tra i popoli, ho rinunciato ad un lavoro e ho lasciato un contratto di locazione. Perciò, quando sono venuta a conoscenza della scelta ingiustificata di sospendere le partenze, sono stata invasa da un sentimento di grande frustrazione e delusione. Nonostante il disagio materiale e psicologico per i vari sacrifici e rinunce che ho consapevolmente affrontato, la parte più dolorosa di questa situazione impensabile è che il mio sogno di vivere un’esperienza umana di solidarietà sociale rischia di essere infranto.

Sara Dell’Amico


Erica, Michela, Lorenzo, Caterina, Daniel e Sara, Caschi Bianchi FOCSIV Perù, in attesa di partire

#sbloccoSCUestero

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