Secondo anno, stesso incubo.

Rossella Fadda

Secondo anno, stesso incubo. Quest’anno però mi sembra di vivere un’enorme ingiustizia che non voglio accettare. Sono una volontaria in partenza per un progetto di Servizio Civile Universale in Ecuador con FOCSIV nel campo delle migrazioni che, a 5 giorni dalla partenza, con le valigie e il visto in mano, è stata bloccata da un avviso del Dipartimento uscito sotto ferragosto, senza spiegazioni, quando molti degli enti erano in ferie.

Non riesco a descrivere la rabbia, la frustrazione, ma soprattutto la delusione che sto, stiamo tutti e tutte, vivendo. Dopo mesi di formazione, preparazione personale, saluti ad amici e familiari, dopo aver lasciato un lavoro per inseguire un sogno, la scelta ingiustificata di sospendere le partenze per l’Ecuador ha svuotato di significato i valori in cui credo e che mi hanno portato a scegliere quest’esperienza.

Ho 28 anni, una Laurea in Antropologia e un Master in Migrazione e Relazioni Interculturali alle spalle; esperienze di vita e studio in paesi di tre continenti (anche nel cosiddetto Sud Globale); lavori, tirocini e volontariati nel campo delle migrazioni per combattere le ingiustizie e disuguaglianze sociali. Lo scorso anno ho lavorato nell’emergenza Covid-19 e migrazione; ho scelto di dare il mio piccolo contributo rischiando, anche qui in Italia, la mia sicurezza e salute. Ho portato avanti il mio impegno con la FOCSIV nel gruppo di giovani attivisti per la migrazione, per non arrendermi all’immobilità della pandemia e per portare avanti i miei progetti.

Al Servizio Civile ci sono arrivata con una profonda CONSAPEVOLEZZA, ho fatto una SCELTA, quella che le istituzioni chiamano una SCELTA DI VALORE. Perché è un’opportunità per la mia carriera professionale futura, oggi quasi impossibile da costruire, e perché rappresenta quello che più amo fare: mettermi a disposizione delle altre persone che di privilegi come i miei non ne hanno. Sulla carta il Servizio Civile è un’opportunità preziosa che il nostro paese ci offre, ma quale valore ha davvero la scelta di giovani che sono disposti a lasciare tutto per un anno delle loro vite per poter dare il loro contributo all’interno di un sistema mondo che è così profondamente ingiusto?

I nostri sogni, le nostre prospettive, la nostra forza e volontà dovrebbero essere difese e valorizzate, e invece basta un avviso, per bloccare la vita di 300 giovani e lasciarli in un limbo straziante.

Non posso descrivere come mi sento, perché non lo farei con i toni e le parole giuste, perché mi hanno insegnato il rispetto, ma devo ammettere che davanti alle ingiustizie la fiducia vacilla, l’incomprensione diventa più grande di te.

Non siamo giovani, siamo adulti. E siamo il futuro, quel futuro un po’ meno grigio per cui siamo disposti a lottare. Stiamo lottando per partire, ci crediamo ancora. Ma ho sempre più paura di dover voltare pagina, con l’amaro in bocca, e una maggiore consapevolezza che siamo un po’ più soli e sole a portare avanti con i nostri corpi un’ideale di giustizia sociale che nella realtà dei fatti non viene perseguito da chi dovrebbe rappresentarci.

Rossella Fadda, Casco Bianco FOCSIV Ecuador in attesa di partire

#sbloccoSCUestero

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