Quanto resterai?

De Nadai2

“¿Cuánto tiempo te quedarás?” (quanto resterai?) é la domanda che mi sento rivolgere più spesso da quando sono arrivata in Perù. Quanto tempo rimarrò? Vorrei poter dire dieci mesi, ma siamo sicuri che sarà così? Questo però non dipende da me, ma da qualcuno molto più in alto. Quindi, cosa rispondere? Cosa fare? Lasciarsi trasportare dagli eventi? No, non é nelle mie corde e non dovrebbe esserlo in quelle di nessuno. Nel mio piccolo voglio raccontare la mia vita qua, per trasmettere a chi, purtroppo, non é consapevole di quello che sto vivendo e di come questa bellissima nazione si presenta ai miei occhi.

Cusco é la città dei mille colori, dei mille rumori, dalle mille luci, del sole splendente e della luna che ci sembra sempre strana. Cusco é la città dei bambini che giocano per terra e ti fissano con i loro grandi occhioni marroni e la pelle bruciata dal sole. Cusco é la capitale dell’Impero Inca. Questi sono i pensieri che elaboro mentre guardo la città alla luce del tramonto. Il sole sta lasciando il posto alla luna e in questi ultimi attimi di luce vedo ciò che mi circonda; guardo quella che per il momento é la mia casa, guardo il magnifico murales che si estende lungo una delle pareti del nostro grandissimo terrazzo. Quest’ultimo é il mio posto preferito, da qua riesco ad osservare tutto; vedo il prato delle casa degli agostiniani nostri vicini, ripenso a quella palla caduta all’interno e mai più ritrovata. Quella palla che ha superato le alte mura che circondano il nostro complesso, quelle mura che rendono ancor di più la nostra casa sicura.

Ritorno alla realtà, devo prepararmi, dobbiamo comprare le ultime cose perché domani si parte ci si sposta nell’Apurimac. Ormai gli spostamenti nel luoghi familiari fanno parte della quotidianità; doppia mascherina, visore facciale, alcool gel, 1 sol nella tasca e sono pronta.  La mattina si parte presto, la città si sta svegliando. Ci lasciamo alle spalle Cusco, prima destinazione Abancay che comincia ad essermi famigliare. Non ci fermiamo tanto, ripartiamo subito per il distretto di Lambrama. Il paesaggio cambia e diventa, se possibile, ancora più magico. I miei compagni di viaggio mi raccontano le peculiarità dei vari posti, e piano piano comincio a scoprire un altro lato del Perù. Un lato povero, con condizioni che non riesco a comprendere, ma antico e fiero. Questo viaggio di coordinamento mi fa capire, in piccola parte, quello che mi devo aspettare nel mio prossimo futuro. Le persone, i villaggi, o le case isolate nelle Ande, ti investono come un fiume in piena.

Il ritorno ha Cusco é caratterizzato da molte emozioni, che piano piano prendono un filo logico quando i cancelli del nostro complesso si aprono e posso affermare di essere di nuovo a casa.

Questo é quello che sto vivendo, ed é questo quello che voglio continuare a vivere per i prossimi mesi. Allora penso ad un frase sentita recentemente: “È la ripetizione delle affermazioni che porta a credere. E quando il credere diventa una convinzione profonda le cosa iniziano ad accadere.” 

Maria De Nadai, Casco Bianco Apurimac a Cusco, Perù.

#sbloccoSCUestero

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