Per le terre boliviane

Elena Dominguez

Sono Elena e ho 25 anni. Sono spagnola e, in quanto cittadina europea, ho avuto la possibilità di candidarmi per il Servizio Civile Universale. Ho sempre avuto questo desiderio di dare un contributo alla comunità, condividendo e imparando dagli altri, e il Servizio Civile mi aveva dato la chiave per aprire una porta che era da tempo che volevo attraversare.

Ho scelto di fare domanda per il Servizio Civile perché lo reputo una possibilità per noi giovani di metterci in servizio. Un servizio che ci offre lo scambio con culture e saperi di altre latitudini. Ho trovato nei miei compagni volontari delle persone molto preparate, consapevoli della loro scelta e che non vedono l’ora di mettersi in gioco. Persone che capiscono le difficoltà della strada scelta e che, anche così, sono ben disposte a intraprenderla.

Con l’inaspettato blocco delle partenze mi sono ritrovata persa, senza alcuna certezza. Ho lasciato la possibilità di avere un lavoro sicuro in Spagna e il fatto di non partire, comporta per me, la mancanza di un progetto di vita. A livello emotivo, il blocco delle partenze ha provocato in me un profondo senso di ingiustizia e tristezza. Sento che mi hanno privato di ogni potere decisionale. Quando è arrivata la comunicazione, ero pronta per partire, sistemando le ultime cose e con una valigia piena di emozioni ed aspettative. Questa valigia è ancora pronta, e non vede l’ora di riempirsi di nuove esperienze in terre boliviane.

Elena Dominguez


sara di camillo

Mi chiamo Sara, compirò 28 anni a novembre e sono laureata in ingegneria meccanica. Sono una persona curiosa e da sempre appassionata di viaggi e altre culture. Negli ultimi anni ho capito che le realtà aziendali non mi rappresentano e in futuro mi piacerebbe mettere le mie conoscenze a disposizione dei Paesi più svantaggiati. Il servizio civile universale mi è sembrata un’ottima occasione per avvicinarsi al mondo della cooperazione internazionale, essendo i suoi valori fondanti da me in gran parte condivisi.

Il blocco delle partenze, improvviso e apparentemente immotivato, mi ha riportato indietro di un anno e provoca in me rabbia per tutte le scelte coraggiose fatte per poter vivere l’esperienza del Servizio Civile Universale. Personalmente ho dato le dimissioni dal nuovo lavoro, ho lasciato la casa e la città in cui vivevo, ho smesso di cercare lavoro all’estero, ho rinunciato ad intraprendere altri percorsi personali. Dopo i traumi vissuti lo scorso anno, queste rinunce sono state fatte con consapevolezza, convinzione e, soprattutto, con coraggio. Perciò non intendo rinunciare al Servizio Civile.

Sara Di Camillo


Leonardo Bruni

Mi chiamo Leonardo, ho 26 anni e mi sono laureato a marzo scorso in Sviluppo locale e globale, una magistrale di scienze politiche con indirizzo in cooperazione internazionale allo sviluppo. Il mio sogno è sempre stato quello di portare il mio contributo per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti quei popoli della terra che ancora oggi vivono situazioni di ingiustizia e povertà strutturali.

La mia propensione per l’incontro con l’altro mi ha spinto a fare la scelta di dedicare un anno della mia vita alla conoscenza di una realtà a me sconosciuta, nella quale avrei potuto dare il mio contributo più autentico e genuino, spinto da una immensa voglia di mettermi a disposizione degli altri e a farmi promotore di un ideale di solidarietà, condivisione e sostegno reciproco tra i popoli, mettendo in pratica ciò che ho appreso nel mio percorso di studi.

Ritrovarsi bloccati da un momento all’altro, ad un passo dalla partenza, da una comunicazione venuta dai piani alti senza dare alcuna spiegazione sostenuta da dati concreti, mi ha gettato nell’incertezza più completa.

Dopo aver dedicato gli ultimi sei mesi della mia vita a questa partenza, mettendo in standby tutte le alternative possibili in campo professionale e personale, mi sono sentito perso e vittima di una grave ingiustizia per le modalità e le caratteristiche con cui è avvenuto il blocco delle partenze.

Ero pronto a dare il meglio di me, carico di tutte le paure e le emozioni che ci si porta dentro prima di partire per un’esperienza di lungo periodo in un paese così lontano, magico e ricco di significato come la Bolivia. Ciò nonostante, continuo a sperare con l’ultimo briciolo di speranza che mi resta, nella possibilità di mettere piede in quella terra alla quale mi sento ormai in qualche modo connesso, ma dalla quale mi stanno tenendo lontano.

Leonardo Bruni

Elena, Sara e Leonardo Caschi Bianchi Aspem Bolivia in attesa di partire

#sbloccoSCUestero

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