Pensiero boliviano

Elena

In queste ultime 4 settimane mi trovo in un limbo. Un limbo che condivido con molti altri giovani volontari. A ridosso della partenza, siamo stati bloccati da un comunicato secondo il quale “gli enti interessati all’invio degli Operatori volontari presso tali Paesi, sono invitati a sospendere tali partenze”. Un invito che suonava come un obbligo. Coincidenza ha voluto che la comunicazione della sospensione arrivasse quando stavo per ritirare il mio visto, ottenuto dopo una interminabile trafila burocratica e passaggi negli uffici del tribunale e dei traduttori. Quando ho iniziato queste pratiche, la partenza sembrava così lontana, quasi un miraggio.

Dopo due mesi abbondanti, a sei giorni dal viaggio a Milano per ritirare il visto nel consolato boliviano, la telefonata. Il presidente del mio ente mi comunica la notizia e la partenza, ormai vicinissima e per tanto tempo attesa, diventa nuovamente un fumoso miraggio, per me e per i tanti ragazzi che stavano per partire (alcuni già in aeroporto, pronti all’imbarco).

Sono stata travolta da tante emozioni: incredulità, amarezza, rabbia. E una delusione enorme. Delusione nei confronti delle istituzioni, che fermano il progetto proprio nel momento delle partenze e in un periodo in cui le condizioni sanitarie in Bolivia sono in miglioramento rispetto ai mesi scorsi.

In questo momento avrei dovuto essere ad Anzaldo, nell’ospedale fondato da Pietro Gamba, un bergamasco diventato medico per curare i poveri Campesinos. Il piccolo ospedale “rurale” si sta modernizzando e, grazie ad una raccolta fondi, a breve verrà installato un sistema indipendente di produzione di ossigeno, utile non solo per fare fronte all’emergenza legata alla pandemia, ma anche per rendere autonomo l’ospedale nell’eventualità che disordini politici o altre problematiche rendano difficoltoso l’approvvigionamento di ossigeno. Le bombole arrivano infatti dalla città di Cochabamba, che dista due ore di macchina. Anzaldo é un piccolo centro a 3000 metri di altitudine, nel Dipartimento di Cochabamba, ha un’estensione molto vasta e una densità demografica bassissima e questo dovrebbe avere effetti positivi sull’andamento dei contagi, scongiurando una vera e propria emergenza sanitaria.

I mesi più difficili ormai sono alle spalle, in Bolivia sta arrivando la bella stagione, la campagna vaccinale procede in maniera piuttosto regolare, tutti noi civilisti abbiamo fatto tutti il vaccino e apparteniamo ad una categoria anagrafica che difficilmente manifesta il Covid-19 in forma grave o mortale. Immaginavo perciò una permanenza serena e non avevo preso in considerazione nemmeno per un momento che non sarei partita.

Partire significa ovviamente sconvolgere la propria vita, rinunciare agli affetti, alla sicurezza e alla stabilità della propria casa e del proprio lavoro. Ma ero pronta a mettere in pausa la mia esistenza “italiana” per vivere un’esperienza completamente diversa, in un luogo tanto lontano e diverso dal nostro paese, un’esperienza che desideravo fare da molti anni, ma rimandata per dedicarmi allo studio prima e al lavoro poi. Per partecipare al progetto del servizio civile ero pronta a lasciare il mio lavoro di fisioterapista, a separarmi per dieci mesi dal mio compagno, in un momento non facile per entrambi. Nonostante le difficoltà del momento, ho scelto di intraprendere il servizio civile perché mi avrebbe permesso di fare un’esperienza lunga e al contempo di far fronte alle spese in Italia.

Il servizio civile dura 12 mesi, il mio è iniziato il 24 giugno e terminerà il 23 giugno del 2021. Spero che il servizio venga sospeso temporaneamente e che possa riprendere nel momento in cui sarà finalmente possibile partire. Il tempo però corre e se non sarà possibile partire a breve, perderò preziose settimane di servizio in Bolivia. Non potrò vivere un’esperienza unica né dare il mio contributo in un contesto in cui la mia presenza poteva essere significativa.

Ho riassunto i miei pensieri e le mie preoccupazioni, per spiegare la situazione che sto vivendo nella speranza che le cose possano risolversi positivamente e nel più breve tempo possibile, per me e per tutti i miei amici volontari che attendono di partire

Elena Gasparotto, Casco Bianco CELIM MI Bolivia in attesa di partire

#sbloccoSCUestero

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