Non c’è due…senza tre!

Fabrizia De Palma

La saggezza popolare prova a mettere ben in guardia chi, come me, in queste settimane continua sperare in un finale che non sappia di sconfitta. Sconfitta, frustrazione, impotenza e senso di sopraffazione sono gli stati d’animo che il fatidico tre ha portato con sé.

Mi chiamo Fabrizia, sannita alla nascita, da poco ho compiuto 29 anni. Sono una volontaria SCU, sto per restare a casa per la terza volta di seguito in due anni. Un bel record il mio, senza contare che il Dipartimento del Servizio Civile aveva interrotto anche il bando “Time to Care” per il quale risulto idonea selezionata…ma questa è un’altra (triste) storia. Proverò a raccontare brevemente come, quella che reputavo un’opportunità e che mi sforzo ancora di credere sia tale, abbia condizionato la mia vita dal 2019 ad oggi.

2019: Ai tempi lavoravo in Italia come store manager e sushi chef per un marchio internazionale di cucina giapponese (contratto a tempo indeterminato più benefit alloggio) e, nel frattempo, completavo i miei studi in cooperazione internazionale.

Supero le selezioni, salti di gioia: tornare in africa orientale, occuparmi di giustizia minorile (sono assistente sociale con esperienza in tutela dell’infanzia), riprendere a praticare lo swahili, mettermi al servizio della patria e rappresentarla… insomma un sogno che diventa realtà e, purtroppo come tale si rivela.

2020: Lascio il lavoro e l’appartamento aziendale, mi preparo alla partenza ma, nel giro di poche settimane, il mondo intero si trova di fronte ad una pandemia. Le necessità cambiano, ora sopravvivere è la parola d’ordine. Seguo il percorso di formazione a distanza e, nel corso dell’estate, il progetto viene ritirato.

Mi rimetto a cercar lavoro, torno in cucina a preparare cruditè: i mesi trascorsi senza salario si sentono. Ma passano poche settimane e giunge una mail in cui mi viene proposto un subentro per un progetto di elettrificazione rurale in Tanzania. Tematica di certo lontana dai miei studi, ma posso pur sempre dare una mano in amministrazione e, con il supporto della mia Ong, imparare nuove cose di cui si avrà bisogno sul campo. Dopotutto fare il servizio civile è anche questo: essere al servizio della comunità e io ho scelto di esserlo. Lascio anche questo impiego, preparo tutto ma la firma che ufficializzava il mio subentro non arriva. Attendo, nel frattempo i miei colleghi partono per la sede di progetto. Attendo. Nulla. A metà ottobre firmo la rinuncia, mi trasferisco a Milano e torno a cercar lavoro prima che si presenti un nuovo lockdown.

2021: Lavoravo part-time come educatrice di sostegno a Milano, contemporaneamente lavoravo con part-time notturno come sushi chef nella GDO. Tempi duri ma poi vengo di nuovo selezionata per svolgere un anno di SCU a Nairobi, di nuovo settore giustizia minorile. Invio dimissioni per entrambi i lavori, lascio casa in affitto, saluto di nuovo tutti (amici, parenti, fidanzato). Seguo nuovamente la formazione online, sono già vaccinata contro il covid, procedo con i richiami per tifo e colera.

Il 15 agosto sarei dovuta salire su un volo Fiumicino-Nairobi, ma poche ore prima la comunicazione del Dipartimento della Gioventù e SCU blocca nuovamente la mia vita, insieme a quella di altri 300 volontari.

Cosa sento? Paura. Di cosa? Delle Istituzioni, del loro comportamento schizofrenico. Il covid? E’ entrato nelle nostre vite, le ha stravolte, stiamo imparando a conviverci e sappiamo che ora più che mai vi è bisogno di aiuto, di scendere in campo.

Sono una volontaria e ho scelto di esserlo, aiutatemi ad aiutare.

Fabrizia De Palma, Casco Bianco CEFA Kenya in attesa di partire

#sbloccoSCUestero

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *