In sospeso

Elisabetta Zanoni

Promotori di giustizia, di pace. Parole che rischiano di rimanere vuote se non interiorizzate e promosse. Un limbo che ha coinvolto centinaia di ragazzi, di giovani con voglia di andare nel mondo per portare le proprie competenze, energie ed entusiasmo.

Come mi sento? Probabilmente amareggiata per l’esistenza di un istituto prodotto della storia, frutto di vite che hanno lottato per un approccio diverso, per una visione nuova, su cui varrebbe scommetterci e crederci, ma trattato nel ritardo di un’agenda organizzata secondo altre priorità. Un potenziale enorme lasciato alla deriva. Perdere l’occasione di avere giovani desiderosi di prendere posizione, di cooperare, di sporcarsi le mani rappresentando il nostro Paese, trova un senso solo nella misura in cui sorgano rischi impossibili da mitigare.

Quali ipotesi si stanno prospettando nella mia mente? L’incertezza che aleggia è ancora molto alta. Il desiderio di andare in Camerun è sempre presente. Ci sentivamo già lì. L’incontro con la comunità a Barzio ci ha ancor più motivate. Persone meravigliose che ci hanno raccontato l’Africa, del Camerun, di Mbalmayo, Douala, Garoua. Ci hanno portato la testimonianza delle loro vite di donne e uomini che hanno pensato fuori dagli schemi e sviluppato consapevolezze nuove. Figure che ci hanno ispirato e proiettato in una realtà che eravamo pronte a vivere.

Abbiamo lasciato il lavoro, rifiutato proposte allettanti, disdetto il contratto di affitto, creduto in un’occasione, in un’opportunità. Oggi, aspetti differenti non possono che goffamente cozzare tra loro: il forte desiderio di giustizia globale, una decisione riflettuta e ponderata posta nell’insicurezza della sua realizzazione, un investimento economico e di tempo collocato in un’area di limbo. Ho scelto questo progetto perché ho visto qualcosa per cui combattere, che ha toccato quelle corde che fanno sentire tua una battaglia più di un’altra.

Ma le battaglie sono molte, motivo per cui prenderei in considerazione un ricollocamento. Ho tuttavia la necessità di definire i prossimi mesi, in modo chiaro e senza “forse”. Di impegnarmi in una causa e portarla avanti. Di sapere dove abiterò e su quali mezzi potrò fare affidamento.

Si tratta di rispetto non solo per noi, persone in sospeso, ma anche per quegli Enti che ci credono, per le persone in loco in attesa di costruire qualcosa insieme, per il concetto stesso di difesa nonviolenta della Patria, di cooperazione e solidarietà.

Elisabetta Zanoni, Casco Bianco con COE Camerun, in attesa di partire.

#sbloccoSCUestero

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