In bilico

Giulia

Essere pronti a partire vuol dire essere disposti a lasciare dietro di sé molte cose.

È da aprile, quando, incredula, ho ricevuto la notizia di essere stata selezionata per il progetto “Caschi Bianchi: diritti umani e sviluppo sociale in PERU’” che mi preparo a lasciare pezzetti di me: casa, famiglia, amici, abitudini e infine il lavoro. Il passo più forte è stato lasciare lo studio di architettura dove collaboravo da circa due anni, che per me ha significato indipendenza economica, crescita professionale e costruzione di rapporti umani sinceri, basati su stima e rispetto. L’ho fatto decisa, a volte con un po’ di nostalgia, ma comunque cosciente del fatto che non si può ricevere se non si è prima disposti a lasciare qualcosa indietro, e una partenza come quella dello SCU promette di darti tanto in cambio.

Andare a Lima per me vuol dire davvero la concretizzazione di un progetto di vita che curo e alimento da quando, appena laureata, sono partita per la Colombia con l’obiettivo di condurre una ricerca sulle strategie di rigenerazione urbana di Bogotà. È stato allora che ho iniziato a studiare le condizioni abitative delle periferie urbane delle megalopoli latinoamericane, l’assenza di servizi e la precarietà degli alloggi nella quale vivono milioni di abitanti. Ma, soprattutto, è lì che ho conosciuto la tenacia degli abitanti “al margine” – impegnati a lottare per conquistare e difendere il loro diritto alla città – e il supporto che le organizzazioni locali forniscono loro, attraverso un lavoro di “empoderamiento” e appoggio che possa assicurare alla popolazione delle barriadas condizioni di vita minime e la possibilità di vivere la propria casa e il proprio quartiere con dignità. È da quel momento che ho capito di voler, prima come giovane architetto e oggi come volontaria dello SCU, dare il mio contributo per combattere le disuguaglianze e le ingiustizie sociali nell’ambito in cui sento di poter dare di più.

La notizia del blocco delle partenze ha costretto me e gli altri volontari e volontarie a un’improvvisa marcia indietro quando già non era più possibile tornare sui nostri passi. Di colpo tutta la preparazione che avevo affrontato, sia sola che con la FOCSIV, ha perso di significato. E allo stesso modo hanno perso di concretezza i valori di solidarietà e cooperazione che mi hanno spinta a percorrere questo cammino, di cui lo SCU, in sinergia con le Istituzioni, dovrebbe essere uno degli strumenti di attuazione proprio in quei contesti dove c’è maggior bisogno e dove oggi ci viene impedito di andare.

Giulia Bortoli


Egle Boniglia

15 Settembre 2021. E’ ormai un mese in cui sono bloccata in Italia a causa di una decisione del Dipartimento per le Politiche Giovanili; mi sento in bilico.

In bilico tra la voglia di partire, di contribuire al progetto di servizio civile all’estero e la disillusione di una negata partenza. Interdetta dalla notizia arrivata all’improvviso, a pochi giorni dalla mia partenza verso il Perù, dove avrei dovuto collaborare nella squadra dei “Caschi Bianchi per i Diritti Umani e lo Sviluppo Sociale”; tutto il lavoro svolto fino ad ora sembra essere svanito nel nulla.

Adesso mi ritrovo in una situazione di stallo che è personalmente straziante, aspettando la decisione sulla possibilità di partire. Avevo rinunciato ad un Master in International and Refugee Law alla Vrije Universiteit di Amsterdam e a vari progetti ESC (European Solidarity Corps) per dedicarmi per un intero anno alla promozione della pace e la riduzione delle disuguaglianze sociali e ad un progetto che mi entusiasma fortemente, mi sento disarmata, delusa, avvilita e confusa.

Il punto fondamentale del mio sconforto è forse l’incomprensione verso la decisione del blocco delle partenze. Se fosse motivata dal Covid, conviviamo con questa pandemia globale da quasi due anni ormai e abbiamo imparato ad affrontarla adeguandoci a restrizioni e a lavorare da casa con tutto quello che ha comportato questo stato di emergenza.

Sono ora in cerca di nuove opportunità di lavoro; non mi sono arresa, ma non posso vedere altre strade chiudersi davanti a me. Presto sarò posta di fronte a delle scelte lavorative, dovrò scegliere tra un posto di lavoro certo e l’incertezza dello SCU. Sceglierei lo SCU altre mille volte, ma vorrei che anche lo SCU scegliesse me.

Egle Boniglia


 

Francesca Signoria

Mi chiamo Francesca e anche io faccio parte di quel gruppo di giovani ragazzi italiani a cui, a pochi giorni dalla partenza, hanno annullato il volo, mentre eravamo tutti lì, con il biglietto già stampato in mano.

A venticinque anni mi sono sentita tagliare le ali, ho capito che bisogna essere sempre pronti a tutto, che ci sono cambi improvvisi che a volte capitano e tu non puoi farci niente. Non sempre le dinamiche che dettano il tuo futuro dipendono da te e da quanta passione e sacrifici tu abbia fatto.

Candidarsi come volontaria per il Servizio Civile è un percorso difficile, che inizia con una scelta accurata di un progetto che sai ti vedrà impegnata per un anno, dove pensi di poter dare il massimo, mettendoti al servizio degli altri e per cause e valori in cui ti senti rappresentata, dove speri di imparare, per migliorare il futuro. Candidarsi come volontaria è un impegno a trecentosessanta gradi, e dopo la gioia di essere selezionata, quando ti chiama l’ufficio della tua associazione per comunicartelo, mentre tu salti in piedi con il cuore in gola, passa poi a un percorso di formazione intenso, dove inizi a metterti in discussione, ti apri all’ascolto, cerchi di imparare in fretta, per dimostrare un po’ agli altri, soprattutto a te stessa, che nonostante la giovane età sei in gamba, sei pronta, ci credi, il sistema ha iniziato a funzionare per davvero; questo potrebbe cambiare il tuo futuro professionale e cambiare te, nel profondo, come essere umano.

Ho rinunciato al mio lavoro, ho rinunciato ad un master internazionale per cui ero stata selezionata in Sustainable Territorial Development, ho rinunciato ad un progetto in Portogallo con i Corpi Europei di Solidarietà, tutto per poter partire con il Servizio Civile.

Se le mie stesse istituzioni sono le prime a non tutelarmi e a darmi la possibilità di fare esperienza, non so più a chi potrei rivolgermi altrimenti. Un cambiamento in questo mondo deve avvenire e io ne sono parte, voglio esserne parte, come guardiana della Terra.

Francesca Signoria

Giulia, Egle e Francesca, Caschi Bianchi FOCSIV Perù in attesa di partire

#sbloccoSCUestero

 

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