Il servizio civile non è un vezzo giovanile: è la più grande occasione per guardare al futuro

daniele terranova

Disilluso, sconsolato, demoralizzato. Con queste parole avrei risposto a chiunque mi avesse chiesto, lo scorso 14 agosto, come mi sentivo dopo aver letto la comunicazione con cui il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale sospendeva le partenze per il Servizio Civile. Che esagerazione, potreste dire, ma provate a mettervi nei panni di noi “aspiranti volontari”. Immaginate di avere ormai le valige chiuse, di aver già salutato i vostri cari, di essere pronti con i biglietti in mano per partire tra 4 giorni e vivere l’esperienza più entusiasmante della vostra vita, quel Servizio Civile all’estero, in Perù, per cui state aspettando ormai da quasi due anni. Una partenza che è stata già (comprensibilmente) cancellata lo scorso anno a causa dello scoppio della pandemia ma che ora sta finalmente per concretizzarsi, grazie alle norme di sicurezza ormai assimilate, le vaccinazioni già ricevute, i piani di sicurezza studiati e la piena consapevolezza di come vivere questa “nuova normalità”.

E invece no. Perché all’improvviso, senza alcuna comunicazione diretta e, per voi, comprensibile motivazione, scoprite che, di lì a 4 giorni, non partirete più. La partenza è stata cancellata. Aver partecipato al bando, superato la selezione, affrontato i corsi di formazione, sostenuto le spese per la preparazione; e poi il tempo che avete investito, le altre opportunità a cui avete rinunciato. È stato tutto inutile.

E allora, lì per lì, mi sono sentito disilluso, perché credevo che almeno un’istituzione che credesse nei giovani e nelle loro ambizioni ci fosse; mi sono sentito sconsolato, perché non riuscivo davvero a comprendere il perché di questo impedimento (perché bloccare le partenze proprio ora? perché il turista può partire ma non il cooperante? a quali grandi rischi andremmo incontro, se siamo vaccinati?); mi sono sentito demoralizzato, perché ho capito di non poter fare della mia vita ciò che preferisco, ciò che ritengo giusto e migliore per me, per crescere.

Noi volontari non crediamo di meritare questo trattamento. Siamo giovani che hanno studiato, che hanno fatto esperienze, che sanno assumersi le proprie responsabilità. Siamo consapevoli delle difficoltà che ci possono essere nei paesi in cui intendiamo prestare servizio ma abbiamo anche la capacità di affrontarle con la giusta cautela e vorremmo farlo con la fiducia nelle (e delle) istituzioni e, ovviamente, degli enti che ci accompagnano. Non ha forse la pandemia evidenziato ancora una volta l’importanza della cooperazione? Di cosa parleremmo, altrimenti, quando parliamo di cooperazione?

Chiedere lo sblocco delle partenze non è un capriccio, il Servizio Civile non è un vezzo giovanile. È la più grande occasione di guardare al futuro, di crescere, di poter dimostrare che si può essere cittadini migliori per il nostro paese e per il nostro mondo. Alla nostra età, per noi che abbiamo fatto questa scelta, è semplicemente tutto.

Daniele Terranova, Casco Bianco FOCSIV Perù, in attesa di partire.

#sbloccoSCUestero

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *