È soltanto l’inizio

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Abbiamo dovuto rimandare la partenza più volte e, fino all’ultimo, abbiamo temuto di non poter partire, ma invece, eccoci qui, in Cina. Dopo due settimane di quarantena preventiva nella città di Nanjing, oggi siamo quasi alla conclusione della prima settimana di servizio al centro di Pechino.

Scrivo dall’ufficio nel Distretto di Xicheng, dove OVCI e la controparte locale La Nostra Famiglia Cinese (Women de Jiayuan) si occupano di ricevere i bambini insieme alle proprie famiglie. C’è un gran da fare e tutti gli operatori del centro sono impegnati a fare del proprio meglio per seguire passo passo bambini e accompagnatori, creando sempre un’atmosfera distesa e allegra.

Il centro si trova all’interno di un grande palazzo dallo stile architettonico moderno nel centro della capitale ed è facilmente raggiungibile con ogni mezzo di trasporto. Pechino pullula di vita in qualsiasi ora del giorno e giungere al centro ogni mattina è un tragitto piacevole. Impieghiamo circa 45 minuti, ma nonostante la distanza da percorrere e il caotico e rumoroso traffico pechinese, guardo i larghi marciapiedi dove al mattino passeggiano gli anziani, riparati dal sole grazie ai robusti alberi che sorgono lungo i viali, e provo una sensazione di benessere.

Intorno a questa ordinata ed elegante schiera di palazzi moderni, ci sono piccoli angoli di tradizione e cultura locale, dove si respira ancora una Cina popolare. A sud dell’entrata del centro ogni mattina c’è un mercato locale dove si possono acquistare frutta e verdura freschi dai carretti dei commercianti, i quali manifestano sempre grande interesse nell’interloquire. Fermarmi a scambiare quattro chiacchiere con loro mi regala un piacevole momento di leggera convivialità, anche se spesso, con i loro modi di dire dialettali, capisco niente o quasi niente. Ci sono poi piccoli e caratteristici locali da cui esce il tipico odore della cucina cinese, quello di cavolo. Questi sono i miei locali preferiti e il menù della colazione è da leccarsi i baffi. Le persone si avvicinano alle vetrine e prendono mianbao (panini al vapore), baozi (panini ripieni di carne/verdure al vapore), a volte una pannocchia e spesso un uovo, accompagnati da latte di soia. Velocemente scannerizzano un codice QR collegato al portafoglio virtuale di WeChat o Alipay (App tuttofare in Cina) e pagano la loro somma. E sì, perché qui siamo anche nella patria della digitalizzazione, del veloce avanzamento tecnologico, e serve scannerizzare un codice QR più o meno per tutto.

Io e le mie compagne di viaggio, Daling ed Elena, siamo arrivate al centro a seguito di svariate pratiche burocratiche e sballottamenti da una città all’altra prima, e da un distretto all’altro poi. Questa lunga serie di peripezie, a volte da aneddoto, altre da barzelletta – nel paese in cui l’uso quotidiano della tecnologia la fa da padrone, i nostri telefoni spesso non hanno funzionato! – ci ha rese impazienti di iniziare il nostro servizio e di conoscere di persona tutti i membri del team di Women de Jiayuan.

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Entrate nel nostro ufficio al terzo piano, ci aspettavano palloncini colorati con sopra i nostri nomi e un cesto di profumatissimi fiori freschi. Tra una presentazione e l’altra, abbiamo bevuto un caffè (quasi tutti gli operatori del centro sono stati ormai convertiti a questo rito tutto italiano), mangiato qualche dolcetto e poi visitato il centro. Qui ci si confronta e si parla in tre lingue diverse, qualcuno domanda in cinese e qualcun altro risponde in italiano, e magari un’altra persona interviene in inglese, ognuno fa del proprio meglio per superare ogni barriera linguistica e per fare sentire l’altro a proprio agio. Il primo giorno è stato di perlustrazione. Gioia, che è nel team de La Nostra Famiglia Cinese da molti anni, ci ha fatto conoscere ogni membro e tutti sono stati felici di condividere con noi le proprie esperienze e valori, di mostrarci come è stato organizzato il proprio spazio lavorativo per poter operare al meglio. Ogni stanzetta del centro è accuratamente equipaggiata per poter permettere all’operatore di lavorare insieme al bambino e alla sua famiglia. Già a partire dal secondo giorno, abbiamo iniziato il nostro servizio lavorando attivamente sul campo. Io mi sto occupando di diverse mansioni, in particolare di traduzioni tecniche specializzate in cinese e inglese su progetti, bandi, sito e materiale formativo per terapisti provenienti da altre aree del Paese, che OVCI e La Nostra Famiglia Cinese supportano nella formazione tecnica. Ma da domani, ad esempio, inizierò anche un piccolo corso di lingua inglese insieme a tre nuovi terapisti cinesi, Hatty, Joseph e Una.

Qui ogni martedì si conclude la giornata con una riunione generale d’ufficio. Questa è stata un’occasione per essere ufficialmente presentate al team, tutti insieme seduti intorno allo stesso tavolo, abbiamo vissuto quel momento con entusiasmo e ci siamo emozionati nel raccontarci.

Al centro le attività da svolgere sono tante e ognuno si impegna per dare il proprio contributo. Questo rende le giornate impegnative, ma molto gratificanti.

Questo è soltanto l’inizio del nostro anno di Servizio Civile Universale, e chissà quanto ancora ci sarà da raccontare. Quello che posso dire al momento è che mi sento nel posto giusto, con le persone giuste, per un motivo giusto.

Martina Pederzoli, Casco Bianco con OVCI in Cina.

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