Cambiare i propri “occhiali”

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Mi sono avvicinata al mondo del no-profit quando a 17 anni, insieme ad alcuni amici abbiamo sentito il bisogno e il desiderio di aprire un’associazione di clownterapia, e da quel momento questo mondo non ha mai smesso di affascinarmi. Il servizio civile l’ho scelto per il grande valore formativo che ha e per l’opportunità che mi apriva nel fare un’esperienza all’estero. Durante l’università avevo fatto un breve viaggio di due settimane in Kenya, e da quel momento desideravo vivere un’esperienza più lunga, che mi permettesse di vivere una quotidianità diversa, tra lavoro, ritmi ed abitudini diverse.

Ho scelto la Tanzania perché è un Paese che ho iniziato a conoscere grazie all’amicizia con alcuni tanzaniani ed ero decisa a conoscere questo Paese e a vivere un’esperienza diretta. Dodoma è la capitale della Tanzania, ma dall’aereo che si abbassa verso terra non si direbbe: all’arrivo mi ha subito colpito la città, molto estesa ma fatta di piccole case basse (sono pochissimi i palazzi più alte di un piano). Appena usciti dal piccolo aeroporto, sei catapultato in un modo diverso: mucche e galline che scorrazzano tra le case e per le strade e, ovviamente, la guida a sinistra!

Questa esperienza mi sta insegnando, ancora una volta, a cambiare i miei “occhiali” e a vedere il mondo in un altro modo; mi sta anche stimolando a cambiare i ritmi della mia vita e della quotidianità: a vivere in modo più lento, ma forse più intenso. Qui tutti si salutano, e quando entri in un negozio non puoi chiedere direttamente cosa vuoi: prima devi salutare il negoziante, le altre persone nel negozio e poi, eventualmente, a chiedere quello di cui hai bisogno. Ogni giorno mi insegna a rallentare sapendo che, prima o poi, riesci a fare tutto quello che avevi in programma.

Pochi giorni fa è arrivato in ufficio un ragazzo, un ex studente del SAD di tanti anni fa, a cercare dei documenti e ne abbiamo approfittato per fargli delle domande: adesso si sta iscrivendo all’università per studiare scienze politiche negli Stati Uniti, in modo da poter tornare e sostenere i sogni dei suoi coetanei. Mi ha colpito moltissimo: un po’ perché abbiamo la stessa età, perché anche io ho studiato scienze politiche e poi perché mi ha detto: “Il sostegno che ho ricevuto mi ha dato la speranza di sapere che tutto è possibile”.

Sognavo di fare l’esperienza di servizio civile universale fin da quando ho finito l’università. Ho sempre pensato che fosse una bellissima esperienza lavorativa e di vita e le mie aspettative non sono rimaste deluse. Penso sia un’opportunità da non perdere.

Quando tornerò in Italia a giugno, oltre a rimpinzarmi di cibo italiano (ormai ho un sogno ricorrente di un buffet di salumi e formaggi), dopo aver visto alcuni dei luoghi più belli della Tanzania (i parchi nazionali del Serengeti, Tarangire, Ngorongoro e Zanzibar) mi piacerebbe conoscere meglio l’Italia e poi…perché no, magari tornare in Tanzania.

Francesca Corsi, Casco Bianco con CMSR a Dodoma, in Tanzania.

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