Uno per tutti

Josper ha gli occhi grandi da cerbiatto, vispi e attenti a captare tutto quello che gli succede intorno. Il suo sorriso grande lascia intravedere qualche dentino marcio, ma nonostante questo il volto gli si illumina e brilla.

playta5Lunedí, giovedí e venerdí ci aspetta all’angolo della strada saltellando felice quando vede arrivare la buseta di Engim. Sale e come sempre cerca di sgusciare nei posti davanti, per vedere meglio la cittá che scorre a tutta velocitá davanti ai suoi occhi, o almeno vicino al finestrino, per sventolarsi e sentirsi dire in ogni momento “Adentro la cabeza!”.

playta3Dopo l’alluvione che ha colpito la cittá lo scorso settembre lui e la sua famiglia continuano a vivere vicino al fiume, sicuri di poter convivere con la forza e l’imprevedibilitá della natura.

Josper vive in una casetta a due piani. Detta cosí non sembra nemmeno male, ma la realtá é ben diversa: la casa si compone di due piccole stanze, una sotto e una sopra, collegate tra loro da una scaletta ripida e traballante. Josper ci invita a entrare per parlare con la sua mamma, che ha 30 anni e ha appena partorito l’ultima sorellina di 7 fratelli.

37674010_638328586523752_1581356574125850624_nSpesso cerchiamo di ricostruire la genealogia di questi bambini e delle loro famiglie, ma il piú delle volte risulta davvero complicato: la comunitá di Playta si compone per la maggior parte di un unica famiglia. 7 dei 9 figli degli abuelitos iniziarono a crescere lí i loro figli e non si spostarono piú: ora sono circa 200, considerando, nipoti e bisnipoti. Da lí una fitta rete si intreccia e si fatica a capire chi sia figlio di chi e come siano composte le famiglie, considerando tra l’altro che vivono tutti insieme. Gli zii spesso hanno la stessa etá dei nipoti perché i fratelli maggiori, ancora giovani, iniziano ad avere bambini ed allo stesso tempo le loro madri continuano a procreare.

Apriamo la porta di lamiera della baracchetta a due piani costruita di assi in legno e latta, incastrata tra la roccia e un’altra casa al fianco. Occhi grandi ci scrutano, la mamma allatta il bebé e ci lascia entrare. La casa é buissima, entra solo luce dalla porta e dalla finestrella del piano di sopra.  Un frigorifero divide la zona notte dalla zona giorno, il tutto in circa 9mq di spazio. Il pavimento non esiste, pura terra battuta. Fornelletto da campeggio e un tavolino di plastica senza sedie intorno é tutto quello che hanno. Al di lá del frigo, un letto a una piazza e una piccolissima televisione a tubo catodico che trasmette una telenovela in bianco e nero con un disturbo di fondo insopportabile. La scala ripidissima lascia intravedere il piano di sopra, dove immaginiamo dormano in qualche modo la maggior parte dei componenti della famiglia.

Niente bagno, niente acqua.

37682742_638328979857046_7440397723485863936_nJosper ha 9 anni e teoricamente va a scuola. I genitori sono impegnati a raccimolare qualche moneta per tirare avanti, quindi non si curano assolutamente di lui. I fratelli piú grandi, a volte, lo spronano verso la scuola con il suo zainetto, peró spesso é lui da solo che decide cosa fare della sua vita.

A volte Josper va a lavorare. I genitori dicono che é per pagarsi i libri di scuola ma quando gli diciamo che con questo possiamo aiutarli noi, dicono che i bambini ci vanno in autonomia, per guadagnarsi pepitas da smangiucchiare o palloncini con cui giocare riempiendoli d’acqua.

Josper oggi arriva trotterellando e mi dice che sta notte non ha dormito bene, perché i suoi genitori litigavano. Il papá era andato a bere al bar e quando é tornato si é messo a picchiare la mamma. Normalitá, come normalitá é l’utilizzo di droghe, principalmente il basuco, scarto dello scarto della cocaina, che toglie la fame e anche i pensieri.

IMG_20180301_165151Casa Bonuchelli é aria fresca. I tre giorni la settimana in cui si respira, in cui si fanno cose normali per bambini normali, in cui si studia e ci si diverte, in cui Josper e i suoi amici scoprono nuove prospettive, in cui ci si allontana dalla casa, che spesso non é il “luogo sicuro” che noi concepiamo.

L’educazione é tutto, e l’abbiamo imparato da questi bambini abbandonati a loro stessi, che non hanno nessuno che gli insegni e che si prenda cura di loro. Educazione in senso lato: imparare a leggere e scrivere, rafforzare le mancanze della scuola, ma anche lavarsi i denti, mangiare sano e tre volte al giorno, concepire che non é conveniente avere figli a 15 anni.

Primi piccoli passi per poter, almeno un poco, cambiare.

Cambiare fin da piccoli per poi crescere migliori.

IMG-20180605-WA0025Maria Montessori diceva “questo è il nostro obbligo nei confronti del bambino: dargli un raggio di luce, e proseguire il nostro cammino”, ed é quello che cerchiamo di fare noi volontari ogni giorno per un anno del nostro tempo, sperando che qualcosa resti intrappolato tra quei sorrisi e quei pensieri.

Josper non é un bambino, é molti bambini e bambine tutti insieme. É anche Nathaly, Josué, Alex, Ariel, Shirley, Lisbeth, Dylan, Estefanía, Anahi, Mayckel, Lenin, Melissa e tutti gli altri che ogni settimana aspettiamo, a braccia aperte.

 

 

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