Una foto andina

Donna della comunitá campesina di Huaylas (Caraz), Ande peruviane.

Nella foto delle grosse motociclette contrastano con la donna in primo piano, é una mamita, ovvero una contadina di una comunitá indígena quechua nelle Ande peruviane. La comunitá situata sei pressi della cittá della cittá di Caraz, si trova ad un’altitudine di circa 3000 metri, quel tanto che basta per rendere l’aria rarefatta ed i movimenti difficili soprattutto per chi come me non é abituato alla bassa pressione ed alla mancanza di ossigeno.

Ho avuto la fortuna di visitare questa comunitá grazie al mio progetto di Servizio Civile con CEAS (Comision Episcopal de Accion Social) una ONG che Focsiv appoggia in Perú; da 8 anni si sta portando avanti un progetto riguardante l’appoggio sociale, ambientale e legale all’interno di un conflitto tra una centrale idroelettrica canadese e la comunitá andina indigena.

In questa mia prima visita alla comunitá ho subito il piacere di entrare nel vivo del conflitto: un ingegnere é stato mandato dallo Stato Peruviano per convincere gli abitanti ad accettare dei lavori di manutenzione della centrale idroelettrica straniera come escamotage per appropriarsi di tutta l’acqua fino allo svuotamento del lago – Laguna Paron, fonte di sostentamento (uso domestico ed irriguo) della comunitá. La nostra presenza é indispensabile per controllare che l’ingegnere statale non manipoli i comunitari con notizie ingannanti e false promesse.

All’uscita dalla riunione ho scattato per caso questa foto, mi piaceva sul momento come le moto dai grossi motori, i colori metallici e l’adesivo dei kiss contrastavano con gli abiti tradizionali anidini della donna, le sue curve morbide ed i colori pastello.

Osservo ora la foto e mi rendo conto che il contrasto é piú profondo dell’apparenza. Le moto che sono emblema della modernitá della tecnología che avanza e concretizzazione del mito della velocitá, cozzano con la donna che invece é simbolo della tradizione che si protrae anno dopo anno: una mamita andina é una donna che é qui ed ora ma é esattamente come lo erano le sue antenate prima di lei e lo sono state per centinaia di anni, l’ancestralitá di una popolazione millenaria che per secoli ha vissuto al ritmo lento e faticoso del lavoro nei campi.

In questa donna c’é peró qualcosa che va controcorrente, c’é qualcosa in lei che ha dello straordinario. Il solo fatto di essere presente lí a quella riunione rende speciale la situazione. Contrasta con il maschilismo che da sempre strugge queste terre: riuniuoni, dibattiti e decisioni sono sempre spettate agli uomini, le donne, esclusivamente, a casa con i figli o a lavorare nei campi. Lei peró ha vinto un immenso stereotipo, si oppone a centinaia di anni di discriminazioni. Nella foto non si trova davanti a quelle moto per caso, é una ribelle di fatto, la prima donna della comunitá che é riuscita a rompere lo schema classico sessista ed a presentarsi sola al cospetto di una cinquantina di uomini.

Ho cercato di conoscerla ma non posso dire di esserci riuscita, spiccano i suoi colori, la sua gonna lunga e i suoi capelli intrecciati ma in realtá non vuole farsi notare: si siede in disparte, non parla con nessuno, sguardo basso. Nessuno degli uomini presenti le rivolge la parola, l’unica che le si avvicina sono io ma mi risponde a stento, i miei sorrisi ricevono solo freddi sguardi di occhi profondi di malinconia; si intende facilmente che non si sente a suo agio. Decido quindi di lasciarla tranquilla e le chiedo solo di appuntarsi alla lista dei presenti ma scopro che non sa scrivere, ma é solo una di quel milione e 900 mila peruviani che non hanno potuto avere un’educazione basica (il tasso di analfabetizzazione del Perú é al 15%) di cui l’80% d’appartenenza andina ed il 75% sono donne (Dati Ministero de Educacion, 2015), numeri ancora alti per un paese che é considerato in via di sviluppo.

Recentemente CEAS ha iniziato un progetto di formazione e responsabilizzazione delle donne all’interno della comunitá e forse lei é il primo bellissimo risultato che l’emancipazione femminile si puó vincere anche con piccoli sforzi. Voglio pensare che questa coraggiosa mamita nel suo barlume di ribellione, possa fungere da esempio ed ispirazione per tutte le altre donne affinché l’uguaglianza di diritti possa arrivare anche lassú nei paesini piú sperduti delle Ande perché, anche se persone e cose faticano ad arrivarci, lo stesso non dev’essere per le idee: se si lotta, giustizia ed ugualianza possono vincere su tutto e raggiungere altezze inaspettatte.

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