Un “sacco” carico carico di…

Siamo alla fine di ciò che per me è stata una scoperta continua.

Partimmo con un sacco quasi vuoto contenente inconsistenti speranze, timori e idee. Ora torniamo con il sacco quasi pieno: non più timori e speranze ma cose concrete. Abbiamo dentro visi di bambini poveri dallo sguardo pulito che vogliono giocare, i sorrisi di senzatetto che ci salutano per strada, la cultura incoerente delle famiglie gipsy.

Abbiamo dentro gli incontri che non vorremmo più dimenticare perché ci hanno reso più consapevoli della realtà che ci circonda. Ci portiamo dietro i bambini del centro Vis de copil: Jonut piccolo, Jonut grande, Petre, Sara, Rupi, Mandra, Mattei, Bebe, Marco, Irina, Alex, Manu, la scimmia Dani. Con delicatezza poniamo dentro i più grandi che frequentano il centro per un pasto caldo: Bebe il consapevole (ha iniziato a lavorare), Radu, Alexandra, Luca, Oetvos, Fernando, Dani, img-20160915-wa0001 img-20160922-wa0005 img-20160823-wa0008Armando, Maria, il “nostro nonno” che sa a memoria le formazioni delle squadre di calcio dal 1960 in poi, Valentin. C’è ancora un po’ di posto per i ragazzi gipsy di strada Marului: Florin grande, Sami grande, Larissa, Nico, David, Gianni, Gustin, Sami piccolo, Florin piccolo. Di forza inseriamo nel sacco il centro Vis de copil (Katy, Ken, Philip, Irina, tanti Ani, Emma) con Carina, Rafaela e Nadia.

C’è ancora posto per i bambini del Kindergarten, per l’Asociatia Sirinia, per Alberto e Zara, per la Tabara con i bambini e ragazzi di Berzasca, gli olandesi che hanno animato il campo e il custode che vive lì isolato dal mondo.

Ci mettiamo dentro la vendita del proprio corpo, la madre che sprona sua figlia a prostituirsi, la colla/vernice che crea dipendenza e spegne la fame, le ragazze/bambine madri che a dodici anni hanno un figlio e a ventitré aspettano il quarto, gli sfregi che si autoinfliggono per non sentire i morsi della fame e per alleviare dolori ben più soffocanti, i ragazzi che sono fuggiti da casa a undici anni per scappare dal padre o dalla propria famiglia.

Il sacco ora sembra pieno, ma se spingiamo con forza riusciamo a guadagnare un po’ di spazio per le meraviglie della Romania: le tradizioni, gli abiti, le musiche, le danze, le leggende, la generosità, la disponibilità, la natura, la storia, i danni del regime comunista, Arad (Primarie, lago Ghioroc, la Gara, Open Market, Gipsy market, il ristorante Cuibul Cocorilor, strada Marului con le oche, i cani, le vacche, i maiali e le pecore liberi di girare e nutrirsi lungo la via), i Carpazi (Sibiu, Sighisoara, Alba Iulia, Brasov), il Danubio (Berzasca), il tradizionale e rurale Maramures, le città universitarie (Timisoara, Cluj-Napoca), Bucarest, il Mar Nero (Costanza).

Nel caso dovesse venire fame durante il viaggio di ritorno potrei infilarci della mamaliga cu smantana si branza, sarmale, mici, ciorba cu pui, placinta, un po’ di palinka, Timisoreana, Ursus, Ciuc.

Ora il sacco comincia a pesare veramente, tuttavia non posso non dimenticare di portare in Italia le nostre delusioni a seguito di giochi non piaciuti, gli ostacoli insormontabili della lingua, l’incapacità di dire e di far capire, il disinteresse dei bambini per alcune nostre attività. D’altra parte devo necessariamente portare Tamburul, i giochi d’acqua, il rigore ubriaco, Orso addormentato, la caccia al tesoro, il teatro, il mimo, la giornata alla caserma dei pompieri, tutte le attività che sono piaciute e che vogliono ogni volta rifare.

Porto i ricordi più personali: Jonut piccolo che per la prima volta ha aiutato i volontari a raccogliere i giochi, Mandra che si comporta da adulta ma vorrebbe essere bambina, Manu che mima i volontari, Mattei che ha costruito un taxi che assomiglia a un binocolo, Bebe che, dopo avergli raccontato dell’importanza che ha per me la lettura, ha iniziato un libro, Armando che vive con ironia e consapevolezza la propria condizione, Oetvos che mi chiede sempre di tenergli d’occhio i telefoni dei suoi amici mentre stanno caricando, Sami che raccoglie la cartaccia e la butta nel cestino, Larissa che chiede:«Perché non venite più per portarci al centro Vis de copil?», lei forse non sa che sua nonna non manda lei e i sui cugini!, Florin grande che si è arrabbiato con me perché l’ho ostacolato con forza mentre stava dando un calcio a Gianni, il cane del quartiere Laica, la nonnina che ci saluta ogni volta che torniamo da lavoro.

Ora il sacco è davvero quasi pieno. C’è rimasto un poco di posto per il ricordo dei compagni di viaggio: Ivana, Giada, Angelica, Federica, Alessandra, Alida, Cristina, Martina, Anna (che ha deciso di anticipare di qualche settimana il ritorno in Italia) e, seppure a molti chilometri di distanza, Samuele.

Ora posso legare e chiudere il sacco, speriamo che non pesi troppo e che me lo facciano imbarcare in aereo.

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