Un Natale a Morococha

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Prima delle vacanze di Natale sono stato a Morococha. Non è la prima volta che ci vado, ma questa è stata sicuramente la più speciale! Vi starete chiedendo cos’é Morococha e avete ragione, ve lo spiego subito.

Ora continuate a immaginare che un giorno arrivi un’impresa cinese che decide di costruire una miniera a 500 metri da casa vostra. Decide quindi di spostare il vostro paese a 13 chilometri da lì, dandovi in cambio della vostra casa, in cui siete cresciuti, un prefabbricato di circa 15 m2.

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Non siete costretti a spostarvi, però molti dei vostri concittadini iniziano a farlo, non perché le case siano più grandi, non perché la città nuova sia migliore, ma perché la miniera ha il coltello dalla parte del manico e vi offre di lavorare per loro un anno. Cosa c’è di attraente in un lavoro nelle mine? Il salario medio in Perù è di 321 euro mensili, mentre quello che offre l’impresa cinese è di circa 850 euro, e nemmeno devi avere un titolo per poter essere assunto.

Il progetto minerario inizia, e subito causa problemi ai vostri concittadini e alla natura che da sempre vi ha circondato. Avevate una piccola laguna, ma questa diventa marrone per gli scarti della miniera. Nel frattempo, in città chiudono il municipio e tutti i servizi pubblici cui siete abituati, perché la vostra città non è più riconosciuta dallo stato. Le case vendute dei vostri vecchi compaesani vengono abbattute, perché la miniera non vuole che a voi piaccia quella città. Insieme a queste viene distrutta anche la parrocchia, l’oratorio, il mercato pubblico e la scuola. Le macerie restano lì, e sopra alle case abbattute vengono messe delle lapidi. Si, avete capito bene, delle lapidi con il nome dell’impresa, come a dire: “Questo posto ora è nostro e se non volete finire abbandonati da tutti vi conviene andarvene ora”.

Perché nessuno si oppone a questa cosa? Io ho conosciuto un signore che ci ha provato, é andato contro all’impresa mineraria. Era il più attivo nelle riunioni, ha provato per 20 anni a cambiare qualcosa pur sapendo nulla sarebbe cambiato. In maggio l’hanno trovato deceduto per cause misteriose, due giorni prima di una sentenza sul caso. Quindi no, nessuno prova più a esporsi e a combattere.

Gli anni passano, con problemi, traslochi, cause legali e liti. Gli anni passano fino a oggi, quando dei 5000 abitanti che sono cresciuti con voi sono rimaste solo 30 famiglie.

IMG_7918Cosa resta oggi di quel vostro paese che era 14 anni fa? Restano nemmeno 20 case, che sopravvivono tra le macerie. Restate voi, senza nessun amico rimasto, senza metà della vostra famiglia che ha scelto di trasferirsi. Restate con una casa che ha una parete distrutta perché il vostro vicino ha deciso di vendere la sua all’impresa, e con l’acqua che entra da ogni buco del vostro tetto. Senza nessun negozio in città dove comprare, senza corrente elettrica, senza acqua, senza riscaldamento, senza igiene, senza aiuto né dello stato né di chi conoscevate.

Siete costretti a usare un unico bagno in città, uno di quelli pubblici che un bagno in discoteca vi sembrerebbe la reggia di Caserta in confronto. Ha solo dei buchi per terra, non ci sono le porte e tanto meno la carta igienica. Un unico lavatoio per te e per tutte le famiglie restanti in città. Immaginate, come se non bastasse, che ogni due giorni nevichi, grandini quasi sempre durante la notte si arrivi a -10 gradi.

I bambini, quei 15 che sono rimasti nella vostra città, sono affetti da anemia, hanno piombo nel sangue e vivono giocando tra assi di legno e chiodi che spuntano. In più, respirano l’aria tossica della miniera che continua a produrre a 500 metri da voi. Voi non avete figli però, avete solo una madre che vive con voi. Ha 86 anni, e voi le state affianco ogni giorno, senza lavorare e vivendo solo della raccolta di erbe medicinali che provate a vendere, per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti.

Infine, pensate che tutto quello che abbiate immaginato fino ad ora abbia un volto, quello della signora Blanca, che questa vita di sofferenze la vive ogni giorno.

Ecco, questa è Morococha, questa è l’impresa mineraria che ci lavora e questa è la situazione che c’è.

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Prima di Natale ci siamo tornati, oramai ci andiamo spesso. Abbiamo deciso di fare una chocolatada tutti insieme, con i bambini, gli adulti e gli anziani della città, per passare un felice Natale insieme. Eravamo a dir tanto 30, compresi noi, perché, a parte i padri di famiglia che erano a lavorare, questo è quello che è rimasto di Morococha. Abbiamo bevuto una cioccolata con la cannella, mangiato il panettone milanese, distribuito giochi ai bambini e coperte a tutti gli abitanti.

La cosa più importante che abbiamo fatto, però, è aver vissuto insieme una giornata diversa, più leggera rispetto alle loro difficoltà che devono affrontare ogni giorno. Aver sorriso insieme a una signora di 86 anni, aver visto giocare con i nostri racchettoni un bambino di 10 anni in mezzo alle macerie e aver visto scaldarsi una mamma di cinque figli con una cioccolata calda in un freddo e piovoso pomeriggio di dicembre.

Quanti pensieri in un giorno, quante emozioni nel conoscere le storie di queste persone. Molte volte quel giorno ho pensato “Quanto vorrei essere sotto le coperte al caldo ora”. L’ho pensato egoisticamente, in un momento di freddo, perché eravamo all’aperto, con quasi zero gradi e sotto la pioggia a condividere una cioccolata calda. Ma io potevo pensarlo, potevo andare a casa, al caldo, con una stufa, un film e il mio cellulare in mano, ed è esattamente quello che ho fatto ieri sera, finita la mia giornata. E loro potevano?

Ora pensate, fatelo un’ultima volta. Pensate al vostro Natale. Io quel giorno l’ho fatto, ho pensato a tutti i 25 dicembre passati fino a quest’anno. Ho pensato ai pranzi con la mia famiglia, alle canzoni di Michael Bublé, e a quei regali che, una volta aperti, non mi sono piaciuti. Ho pensato alle risate, alle abbuffate dei pranzi, ma anche ai momenti di noia e stanchezza, aspettando solo di essere a casa. infine l’ho paragonato al Natale di Morococha e a come, tra la pioggia e il freddo, possa essere stato il loro 25 dicembre.

Stefano Sperati, casco bianco FOCSIV a Huancayo, Perù.

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