Un giorno avrai abitato in questa città

Murales Barranco

Sono già un po’ mesi che vivo a Lima, ad una spanna da casa secondo il mio mappamondo. È la seconda città più popolata del Sud America, con circa un terzo della popolazione del Perù. Questa metropoli è da un lato bagnata dall’Oceano Pacifico e dall’altro circondata dalle altissime Ande, fatto che non consente il normale ciclo della pioggia perché le correnti non riescono a risalire la barriera naturale delle Ande. Ciò le dona una caratteristica unica al mondo: uno strato di nebbia a 50 mt da terra che non permette di vedere il sole durante l’inverno e la completa assenza di pioggia, rimpiazzata invece da un po’ di condensa che i limeñi hanno chiamato garua. Lima è conosciuta anche per il suo terribile traffico, dove per percorrere 10 km nell’ora di punta è necessaria più di un’ora di viaggio. Queste sono delle caratteristiche che non danno una bella impressione della città. Anche le guide, i blog e le rubriche online di viaggio dipingono Lima come caotica, disordinata, grigia, inquinata, insicura.

Quando sono arrivata in realtà ho pensato di aver sbagliato città, non ero molto entusiasta di questa capitale. Fortunatamente nella mia agenda ho ritrovato una nota che riportava la frase tratta da “L’Auberge espagnole”: “Quando si arriva in una città nuova non ci sono che strade a perdita d’occhio e file di palazzi privi di senso, tutto è misterioso, vergine. Un giorno avrei abitato in questa città percorso le sue strade, fin dove lo sguardo si perdeva; avrei esplorato questi palazzi, vissuto delle storie con questa gente. Vivendola, la città, questa strada l’avrei imboccata dieci, cento, mille volte.”

Domeyer

Ed è vero: all’inizio è tutto senza senso, quasi intimidatorio, non hai dei punti di rifermento, ti senti perso, ma poi senza rendertene conto inizi a riconoscere i palazzi e le strade, inizi ad avere dei punti di riferimento. È così che tutto diventa familiare e accogliente. Quando si resta in una città per un po’ di tempo, questa diventa la tua casa.

E cos’è casa? Scendo il dizionario, casa è una costruzione eretta dall’uomo per la propria abitazione. Ma non è solo questo. Casa è dove ti senti a tuo agio, dove vivi delle avventure con i tuoi amici, dove organizzi i pranzi del sabato, dove ti orienti con facilità, dove ti senti al sicuro, dove saluti il tuo vicino o la signora dei fiori. Casa è quel luogo dove vuoi tornare dopo una stressante giornata di lavoro. Casa è anche il solito locale dove ti vedi gli amici per fare due chicchere, è quel posto in cui dopo un lungo viaggio tu desideri rivedere. Casa è dove la gente ti ferma per strada e ti chiede indicazioni, e tu con stupore riesci anche a rispondere, senza indirizzarla verso Timbuktu. E passeggiando ricordi quella volta che eri in ritardo e allora hai corso per prendere il bus sperando di non rimanere incastrata tra le porte o a quella manifestazione in cui gridavi fuera Bolsonaro o quella volta ancora in cui stavi inciampando per strada e con i tuoi amici hai riso fino alle lacrime. Un luogo diventa casa quando ti entra dentro nel profondo così tanto che tu di quella casa conosci tutti i suoi volti.

A Lima vivo nel distretto di Barranco, quartiere bohemien con un bel po’ di gringos, tra cui la sottoscritta. Barranco significa strapiombo e infatti si trova a strapiombo sull’oceano. A Barranco trovi artisti ad ogni angolo, sui ponti e sulle pareti dei palazzi poi sono disegnati dei bellissimi murales. Ma questo distretto non è solo che un riflesso del caleidoscopio limeño.

Lima è casa perché non sono più solo una ospite di passaggio alla quale si fanno vedere solo le parti belle e curate della casa, tenendo chiusa a chiave la porta che nasconde le cose che uno straniero non dovrebbe vedere. Per me la porta di questa casa a poco a poco si è aperta, mostrandomi anche tutta la sua povertà, le disuguaglianze ed ingiustizie sociali, e tutti i suoi vari difetti che mi sono in qualche modo ritrovata in mano, capendo quanto lavoro sia ancora necessario fare per sistemare questa casa. Questo non mi ha scoraggiata, anzi, ho iniziato a partecipare appieno a questi lavori di sistemazione perché è oramai anche la mia casa e non puoi stare in disparte a guardare.

D’un tratto quindi realizzi come sia facile che una città, un paese possano entrarti dentro così velocemente e silenziosamente che quasi non te ne rendi conto, almeno fin quando non ricordi che presto sarai di nuovo seduta con la cintura allacciata e dovrai salutare un’altra casa con il grande desiderio di rivederla un giorno e con la speranza di aver contribuito a migliorarla.

Un anno forse è troppo poco, ma la certezza di aver fatto la propria parte, con il cuore, è garantita. E quando questo servizio finirà io so che avrò sempre una CASA a Lima.

Aurora Salvalajo, Casco Bianco con FOCSIV, in Perù

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