Un anno “cheio dos inícios”

Sta per concludersi il mio anno di servizio civile, eppure non sento di voler parlare di fine, ma bensì di inizio, anzi, di inizi.
A vida è melhor quando cheia dos inícios”.“La vita è migliore quando piena di inizi”, questa è la dedica contenuta all’interno di un libro che è stato da poco regalatomi. Ed è esattamente ciò su cui stavo riflettendo maggiormente in quest’ ultimo periodo. Ogni giorno hai la possibilità di (ri)cominciare, ogni giorno affrontiamo nuove sfide, compiamo delle scelte e possiamo quotidianamente imparare qualcosa. Credo che il mio anno di servizio civile, sia stato proprio questo: un anno di tanti piccoli inizi, di tante piccole conquiste personali e di piccoli/grandi insegnamenti.
Ricordo che i primi mesi di lavoro al Centro Social Marello, sono stati molto difficili, sentivo che volevo fare tante cose, tutte insieme, avevo moltissime idee, eppure tornavo spesso a casa sempre stanca, a volte arrabbiata o frustrata, perché qualcosa non era andata come volevo o mi sentivo di non aver aiutato abbastanza. Volevo salvare il mondo, poi impari a ridimensionarti.
Lo impari, prima di tutto, quando realizzi che non sei speciale, sei solo molto più fortunato e privilegiato di altri ed accetti allora la realtà: nessuno ha davvero bisogno di te, accetti che nessuno ha bisogno di essere “salvato”, tanto meno da te. Da lì cominci davvero a fare qualcosa. Allora puoi capire che il vero aiuto che puoi dare sta nelle piccole cose, nelle piccole attenzioni quotidiane, che potrebbero sembrarti scontate, ma non lo sono, sono la parte fondamentale. Impari, ad esempio, che il meglio che puoi offrire ai bambini del Centro è il tuo tempo e la tua presenza. Penso che sia il difficile di questo lavoro: capire che c’è un limite all’aiuto che si può offrire. Ogni bambino trascorre al centro qualche ora della giornata, dopo vanno a scuola e poi a casa e lì c’è tutta un’altra realtà che non conosci, o conosci solo in parte e che per quanto tu voglia intervenire, devi accettare che ci sono delle limitazioni. E allora cosa puoi fare? Puoi dare a questi bambini degli strumenti per poter affrontare la realtà, puoi mostrare loro una realtà diversa da quella a cui sono abituati, puoi dare loro presenza e affetto, puoi farli sentire importanti. O ancora puoi contribuire aiutando la coordinatrice del centro a svolgere tutte quelle mansioni che ti possono sembrare superflue, ma non lo sono. Ad esempio, ogni Lunedì mattina puoi iniziare la settimana andando a raccogliere gli scontrini in giro per il quartiere, o ritirare la frutta e verdura, perché sono tutti piccoli aiuti , concreti e quotidiani, per far si che il progetto continui e vada avanti.
Un’ altra cosa che ho imparato in quest’anno di servizio civile, me l’hanno insegnata i brasiliani, in particolare le mie due coinquiline, ed è racchiuso nel significato del termine “Agradecer”, che significa riconoscere di aver ricevuto un beneficio, esserne grati e quindi anche imparare a saper dimostrare questa gratitudine, manifestandola e restituendo il favore ricevuto. È un concetto che sto cercando di interiorizzare e di utilizzare nella vita di tutti i giorni, che sembra molto facile a dirsi, ma credo sia molto meno facile a farsi, ma sopratutto mi sono accorta, anche grazie alle mie coinquiline, che non lo facevo quasi mai.
Grazie a questo continuo “agradecer” dei brasiliani, ho capito che passiamo davvero tanto, troppo tempo a lamentarci, quando invece dovremmo essere molto più grati ogni giorno per tutte le comodità che abbiamo e di tutte le possibilità che abbiamo avuto e abbiamo tutt’oggi.

Questo è anche il primo anno, dopo molti, (ahimè sto invecchiando!), che mi è stato domandato più volte cosa volessi come regalo di Natale, cosa volessi chiedere a Babbo Natale (Grazie bimbi per avermelo chiesto), grazie perché mi avete fatto sentire giovane di nuovo, ma principalmente vi ringrazio, perché mi avete aiutato a riflettere. Per la prima volta ho realizzato di non voler davvero nulla, né per Natale, né per il compleanno, per la prima volta mi sono resa conto di quanto abbia sempre voluto qualcosa, di aver sempre desiderato qualcosa in più, quando avevo già tutto, per certi versi troppo.
In conclusione mi sento di poter dire che il servizio civile è un’esperienza che vi cambierà, ma solo se vi lascerete cambiare. Vivendo dall’altra parte del mondo, avrete modo e tempo per guardare dentro di voi, avrete modo di riflettere e vi scontrerete con realtà differenti dalla vostra: è difficile, perché più volte vi troverete a dover mettere in discussione tutto quello a cui siete sempre stati abituati, metterete in discussione il vostro concetto di “normalità”. Avrete modo di capire quanti pregiudizi sono intrinsechi dentro di voi(noi) e fanno parte della vostra(nostra) cultura e inconsciamente ci influenzano, molto più di quanto pensiamo e crediamo, e ammettiamo aggiungerei. Ed è da qui che dobbiamo iniziare la nostra rivoluzione, anche perché come possiamo pretendere di cambiare il mondo, se non siamo neanche disposti a cambiare noi stessi? Se non siamo disposti a metterci per primi noi in discussione?
È per questa serie di motivi che non riesco a pensare alla fine della mia esperienza di servizio civile, perché per me è stata bensì una serie di nuovi inizi e continuerà ad esserlo anche quando finirà. Mi ha cambiata per certi versi, mi ha dato gli strumenti giusti e nuove consapevolezze. Probabilmente, anzi sicuramente, continuerò a credere in un mondo diverso da quello che è oggi, ma ora, più che mai, so che oltre a credere, posso fare quotidianamente qualcosa nel mio piccolo per aiutare e continuerò la mia personale “rivoluzione” partendo dal migliorarmi ogni giorno.

Federica Focanti, Caschi Bianchi Osm, Brasile

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