Tu chiedimi se sono felice …

Il mio è un viaggio senza fine.

Iniziato più di un anno e fa.

È un viaggio che scrive ogni giorno una storia.

Una storia che parla di me. Nuove pagine del mio presente. Appunti per il mio futuro.

È un viaggio che racconta di una scelta.

Una scelta. Coraggiosa? Folle?

Non lo so. Una scelta che però confermo ogni giorno.

Perché?

Tu chiedimi perché e io ti racconterò di un cammino.

Hai mai provato a camminare sulla sabbia?

Ecco, ti racconterò di un cammino al tramonto, su una spiaggia deserta.

Deserta, ma vissuta.

Non vedo persone, ma sulla sabbia ci sono decine di impronte diverse.

Cammino sul bagnasciuga, dove la sabbia è bagnata dalle onde del mare.

Cammino.

Cammino e cerco di camminare nelle impronte già tracciate.

È più facile.

Cammino, ma la curiosità di vedere la forma della mia impronta è più forte.

Quale segno lascio io su questa terra?

Cambio direzione e a fatica inizio a lasciare nuove impronte.

Le mie impronte.

L’inizio del mio viaggio nasce da qui, da questo cambio di direzione.

Lasciare le impronte comode, quelle che facilitano il mio andare, per dare spazio ad altro.

Per me.

Perché?

Tu chiedimi perché e io ti racconterò di un respiro.

Un respiro ad occhi chiusi.

Un respiro d’aria fresca, in alta montagna.

Un respiro che rigenera, che ricarica.

Un respiro che toglie la pesantezza dei pensieri e regala leggerezza.

Una leggerezza che in Madagascar si chiama “mora mora”.

Uno stile di vita. Un ritmo nuovo, che scandisce lo scorrere delle giornate.

Delle mie giornate.

“Mora mora” e ti porto con me, a casa, dove tutto scorre e il tempo vola.

“Mora mora” e mi fermo ad ascoltare.

Perché?

Tu chiedimi perché e io ti racconterò del suono di una chitarra.

Ogni giorno, alla stessa ora.

Le stesse note, la stessa musica.

Musica che unisce, che crea comunità.

Una chitarra.

E poi un tamburo.

E poi un altro ancora.

Una voce.

Tante voci.

Nasce così una melodia.

Una melodia che mi ricorda la bellezza del costruire insieme.

Ci sono io e ci sei tu. Alcune cose faccio io e altre tu.

Quante cose belle possiamo fare insieme!

Perché?

Tu chiedimi perché e io ti racconterò di due mani.

Mani che impastano, mani che costruiscono, mani che scrivono.

Mani che stringono, mani che accarezzano.

Mani che non hanno paura di sporcarsi.

Mani che colorano il mondo con nuovi colori.

Mani che hanno imparato ad essere forti e delicate allo stesso tempo.

Che hanno imparato ad aspettare.

Che hanno imparato a seminare.

Che hanno imparato a raccogliere.

Le mie mani, che hanno imparato a donare.

Perché?

Tu chiedimi perché e io ti racconterò di un abbraccio.

Di un abbraccio spontaneo, nato così, per caso.

Un abbraccio che regala un sorriso.

Un abbraccio che accorcia le distanze.

Un abbraccio per sentirsi più vicini.

Un abbraccio che sarà un ricordo.

Un ricordo prezioso.

Perché?

Perché un ricordo è come un filo elastico.

Un lungo filo elastico che mi terrà legata a una terra lontana.

Alle persone, agli attimi e alle emozioni vissute insieme.

Un filo che potrò tirare a me e poi lasciare.

Per ricaricarmi.

Per ricordarmi.

Per vivermi qui come lì, in questa terra che chiamo casa.

Un filo elastico, prezioso, che porto con me.

Il mio viaggio continua.

Tu chiedimi se sono felice.

Io ti risponderò con un sorriso.

Il mio sorriso.

 

tratto dal sito http://www.educatorisenzafrontiere.org

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