Suoni e colori d’identità in Kenya

studenti Masai.
studenti Masai.

Era un afoso pomeriggio africano di fine giugno, del tutto inusuale poiché, incredibile a dirsi, anche in Africa, sotto l’equatore, subito dopo il periodo delle grandi piogge, c’è bisogno di un bel maglione che tenga caldo. L’afa non è stata l’unica cosa inusuale di uno dei numerosi pomeriggi in servizio. Eravamo in quello che ci è stato assegnato come il nostro ufficio, una specie di casetta rurale in legno dove programmiamo tutte le attività scolastiche… e proprio quando stavamo per lasciare la scuola, due insegnanti vengono a salutarci chiedendoci di partecipare ad una manifestazione di danze popolari. Il nostro ruolo sarebbe stato quello di realizzare dei video e perché no, provare a diffonderli. L’incontro si sarebbe svolto nel sabato della stessa settimana, eravamo entusiaste di aver ricevuto il primo invito “ufficiale” ad un evento, dopo ben più di sette mesi passati nel luogo di destinazione…! La maggior parte delle volte era capitato di venire a conoscenza degli eventi per caso, insomma, le persone davano per scontata la nostra presenza e qualora non vi fossimo erano sempre soprese nel rivederci, magari camminando nel villaggio, e nello scoprire che non ne sapevamo nulla:” where have you been for a so long time!”. Le aspettative erano semplici ma allo stesso tempo alte, non eravamo ancora riuscite ad assistere a danze o rituali tradizionali che andassero oltre la messa cattolica, sempre molto particolare, ma non tradizionale. Arriva il fatidico sabato, l’appuntamento era alle due del pomeriggio, ma ormai amalgamate nel contesto, abbiamo deciso di prendercela molto con comodo e presentarci alle quattro. Al nostro arrivo i ragazzi si stavano preparando e sembravano tutti molto assorti. Gli insegnanti ci vengono incontro: “we were waiting just for you!” Sembrava quasi vero, ma niente ha avuto inizio prima di altre due ore…due ore passate con i ragazzi nel loro tempo libero, due ore di curiosità, sorrisi, fotografie, subbuglio. Quando magicamente quasi tutti e ottocento gli studenti della scuola si siedono sul prato a piedi nudi, capiamo che il momento è quasi arrivato, e così, con la luce rossa e magica del tramonto, si aprono le danze. Ragazzi e ragazze di otto, dodici, nove, tredici anni, vestiti di colori sgargianti che intonano antichi canti Masai di cui persino gli altri studenti, provenienti da tribù diverse, non riuscivano a capire il senso delle parole. E così, ci siamo ritrovate emozionate, sedute sul prato, assalite dai bambini e meravigliate per aver finalmente visto qualcosa di eccezionale. Qualcosa che parlasse delle loro identità, delle loro storie. Tutti erano entusiasti, persino gli insegnanti più rigidi. Sembrava quasi come se, dopo tanta attesa, nel momento più inatteso, questa realtà avesse voluto mostrarci la sua unicità. Come se la pazienza e la perseveranza siano state premiate da questi momenti, tanto magnifici quanto piccoli. E così, far svanire tutte le difficoltà e ritrovare tutto il senso del Servizio Civile, in una bambina che si addormenta dolcemente sulle proprie gambe.

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Manduca Veronica – SCN in Kenya con ENGIM

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