SUBIENDO Y BAJANDO

Arequipa

Quando una persona cambia vita, paese, amici, lavoro significa energia nuova, mi sento la stessa di prima, meno usurata dalla stanchezza, dalle preoccupazioni, dalle delusioni lavorative/salariali o semplicemente della vita normale. Ho riflettuto molto sul perché io stia così bene ad Arequipa, anche per una mia scelta futura, e il meteo ha sicuramente la sua parte. Qui non esistono le stagioni e c’è un clima caldo e secco tutto l’anno: circa 23 gradi durante il giorno e 15 la sera, perfetto!
Altro aspetto è il modo di fare delle persone, non esiste il cosiddetto spazio vitale, c’è molto contatto. La gente per strada ti saluta “hola amiga, hola hermano, hola mi vida, hola princesa..”, figuriamoci quando ti conosce! Tutto è accelerato! E sappiamo quanto il linguaggio sia potente nel costruirci. Sempre anche tra sconosciuti la frase tipica è “hola como estas” e il saluto con “cuidate” ovvero “riguardati”. Parole cariche di intensità e con tantissimi diminutivi, addirittura ho sentito dire “adiocito”! Il linguaggio scalda, e scalda anche il contatto fisico, gli abbracci che ci si scambia al vedersi e al salutarsi..

Ogni giorno vivo con curiosità il tragitto andata-ritorno dal lavoro, nelle combi, gli affollati pulmini privatizzati e tutti in competizione tra loro; talmente in competizione che sarebbero pronti ad investirti pur di rispettare le distanze segnate dai “dateros”, fantastiche personcine che di lavoro appuntano i tempi di tutti i veicoli che passano in uno stesso luogo e prontamente li comunicano urlando per la strada strane cifre, guadagnandosi così 20 centesimi a grido. Il contatto con la gente, gli odori spesso spiacevoli che si confondono con i gas di scarico, la guida pazza che mette alla prova i riflessi di autista e passeggeri sballottati qua e là, la vista dei distretti e della vita reale fuori dal centro, fatta di persone che per strada trascorrono la maggior parte del loro tempo, lavorando, mangiando, leggendo i titoli dei giornali che però non comprano.

ojos

La gente si inventa qualsiasi tipo di attività, soprattutto nel settore vendita, e in ogni luogo magicamente appare proprio la cosa specifica che stavi cercando. Ognuno si specializza nel suo, l’omino che è appostato a vendere il nastro adesivo, ha un senso perché con tutte le combi che passano serve ad impachettare le monetine. Il ripara-occhiali, il lucida-scarpe, la mamita (signora) che di notte cucina gli anticuchos (cuori di vacca) o che fa il tè caliente con aniz. Intere strade specializzate in un tipo di prodotto, mi è rimasta impressa la calle che ho soprannominato “roja”, con esclusivi negozi di estintori!

Ogni giorno sono circondata e immersa dalle donne o mamite, vestite più o meno tradizionalmente. La mattina presto caricano i figli sulle spalle avvolti in fazzoletti e vanno a lavorare sulla strada, per 12 o 15 ore. Donne spesso sole, abbandonate o maltrattate dai mariti, ma che nonostante questo fanno km per accompagnare i figli a scuola e altrettante fatiche per lavorare sotto il sole nei loro baracchini.

Quando esco dal centro sento gli occhi addosso, perchè sono gringa, anche se il termine corretto sarebbe cruda. Inizialmente la cosa mi disturbava, mi disturbava domandare in spagnolo e sentirmi rispondere un tentato inglese, mi disturbava non poter visitare una chiesa se non a pagamento perché sono bianca e mi disturbava essere continuamente fermata per strada perché vista come un dollaro con le gambe. Non sono turista! Vivo qui! Ma la gente non lo immagina, perché l’ignoranza dilaga, e si sente in ogni angolo, ma la colpa non è di chi non ha accesso al sapere, qui le persone sono comode vittime.

La gente vota chi passa di casa in casa a regalare un pollo, come è successo a Paucarpata, un distretto di Arequipa. Molte famiglie vivono in una sola stanza, con il tetto in lamina di ferro o eternit. Diverse abitazioni sono ”invasiones” ovvero case abusive gestite da una mafia locale. Spesso in questi rifugi mancano i prodotti di base, ma non saranno mai privi delle diffuse bevande zuccherate fornite da Coca Cola, che qui è proprietaria anche dell’acqua, insieme a Nestlè. Sì perché al supermercato non hai scelta, solo poche multinazionali e l’assenza completa di prodotti naturali o semi-. Il primo mese, ad ogni appuntamento con gli acquisti, parlavo e borbottavo tra me e me, leggendo le etichette degli alimenti, rischiando quasi di uscirne di testa; conservanti e coloranti ovunque, glutammato, farina solo fortificata (ma che intendono per “ fortificata” e come avviene?).

Qui non si beve acqua, non è costume! La motivazione originaria è che l’acqua non è potabile e bollita non ha proprio un buon sapore! Ecco che di questo ha approfittato giusto qualcuno, facendone una cultura! Inka-Cola, che è ora in parte sotto Coca-Cola, assomiglia allo sciroppo per la tosse che prendevamo da bambini, e un po’ anche al big-bubble, ha un colore giallino e non è proprio appetibile. La malnutrizione è uno dei problemi fondamentali, la gente non conosce la salute alimentare e i bambini vengono a scuola tutti i santi giorni con queste bevande zuccherate, accompagnate da merende ipercaloriche. La gente si imbottisce di cibo, un esempio lo si ha in classe: desayuno a las 10, almuerzo a las 12 y despues refrigerio che è come un secondo pranzo! Alle 16 poi c’è il vero pranzo, a casa! E il desayuno ovvero colazione non è come la nostra, si mangia riso e pollo, giusto perché il brodo di gallina non è semplice da portare nei tapper!

Nella top 10 del mondo per conflitti socio-ambientali, il Perù sconvolge, per il grado di diversità rispetto a noi, ma soprattutto per il grado di problematiche. Le miniere e in generale le grandi multinazionali in mano a privati stranieri, che hanno delle concessioni incredibili e se ne sbattono della legge che riguarda il diritto di poter scegliere sulla propria terra, sono responsabili di consistenti disastri ambientali nonché di violazione dei diritti umani. Alcune persone trovano il coraggio di protestare ma qui lo sciopero significa repressione e addirittura morte.

Lavoro con famiglie a “bajos recursos” e mi capita di conoscere situazioni veramente difficili, soprattutto quando mi occupo delle visite domiciliari insieme all’assistente sociale. E se aggiungiamo che qui molti bambini disabili sono il frutto di tentati aborti, la mancanza di amore e d’attenzioni complica il tutto. Qui non è possibile rinunciare alla gravidanza e c’è una quantità incredibile di abusi sessuali, uniamo pure la presenza di una cultura promiscua e il machismo dilagante e diventa un mix esplosivo, proprio come quello delle erbe anti-aborto. Questo di pari passo ad un livello di istruzione, sia statale che privato, piuttosto basso.

Mi rendo conto di aver dato una prima descrizione piuttosto dura, ciò nonostante non posso smettere di pensare alla grande possibilità di riscatto che vedo ogni giorno, a tutte le persone che si inventano qualsiasi tipo di mansione per sopravvivere e ce la fanno, perché trovano sempre altrettanto pubblico pronto a dare fiducia. Dinamiche, movimento, scambio, per me significa vita.
Qui ho ritrovato le mie emozioni, che finalmente esordiscono forti e decise e fluide si liberano attraverso il corpo, come quando incontro persone con storie drammatiche ma che lottano, e mi viene in mente che forse in Italia ci siamo un po’ troppo arresi.

2 comments

  1. Tra le tue parole rivivo ciò che ho vissuto anche io tra le strade di Villa Maria del Triunfo, Villa El Salvador, Tablada… a Lima!
    Grazie della condivisione e un caldo abbraccio!
    Bendiciones :)

  2. Ciao Gloria, grazie. Hai scritto bene e dovresti continuare a farlo, magari anche in spagnolo o in inglese, senza paura e senza vergogna. Mi hai fatto venire in mente Napoli città molto più fortunata di Arequipa e quasi sicuramente anima vera italiana o da cui nasce l’Italia. Alla fine siamo tutti umani ed è importante ricominciare a dialogare, proprio come cerchi di fare tu credo con il tuo lavori lì. Che sia da esempio per me e per tutti noi. Brava!
    Ciao.

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