Smart Child Play more

Il “proyecto mARTadero” è il centro in cui, da alcuni mesi, svolgo il mio Servizio Civile. 

Situato nella periferia della città di Cochabamba, in Bolivia, il proyecto mARTadero è un vero e proprio centro di produzione d’arte, attraverso la quale si cerca di cambiare la vita della città e delle persone che la vivono.
In questo questo posto “fantastico”, creatore di sogni, tutti i giorni sono impegnato nelle attività più disparate, mosso dalla grande fiducia che ho ricevuto sin dall’inizio della mia avventura, consapevole che il motore trainante di questo luogo è la creatività e l’iniziativa, proprie di tutte le persone che lo frequentano.

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Delle tante attività svolte, ho deciso di raccontarvi del taller di lingua inglese realizzato con i bambini del quartiere, diretto ad una fascia d’età che va dai cinque ai dodici anni. Con la mia compagna di progetto Rosarianna, ci siamo inventati questo corso di lingua, puntato tutto all’insegna del gioco e del divertimento. Abbiamo scelto un approccio improntato sulle dinamiche dell’insegnamento non formale, realizzando balli, giochi, canti ed un piccolo laboratorio di cucina, rigorosamente svolto tutto in lingua inglese.

Credendo fortemente nell’impatto che l’insegnamento non formale abbia su giovani e giovanissimi, abbiamo cercato di realizzare attività quanto più dinamiche e in accordo con l’approccio del “learning by doing“, ovvero imparare facendo.

Al nostro taller abbiamo dato il nome di “Smart child play more” perché crediamo che attraverso il “gioco” i bambini siano più stimolati a trovare da soli le risposte giuste, al contrario di quello che accade tra i banchi di scuola, perché siamo convinti del fatto che l’educazione oggi non è più solo quella impartita nelle aule scolastiche e che, soprattutto qui in Bolivia, i metodi utilizzati nell’apprendimento cosi detto formale, risultano retrogradi e troppo spesso focalizzati a punire l’ignoranza piuttosto che valorizzare i progressi.

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Il gruppo di bambini con il quale abbiamo lavorato è risultato essere molto variegato, variando da coloro che erano già in possesso di un buon bagaglio linguistico, avendo genitori statunitensi, a chi partiva da un conoscimento quasi pari a zero, anche a causa delle condizioni familiari che spesso li costringono a non poter vivere in modo sereno l’ambiente scolastico. Nonostante tale diversità nella conoscenza della lingua inglese, siamo riusciti a creare un gruppo affiatato utilizzando metodi partecipativi e progettando tutte le attività in base agli interessi dei bambini, imponendoci come obbiettivi la valutazione dei successi e degli eventuali fallimenti sempre in maniera collettiva e mai individuale, evidenziando il valore intrinseco degli sbagli.

Il taller è durato due settimane durante le quali giorno dopo giorno si sono susseguite svariate attività, che fortunatamente per i bambini sembravano sempre troppo corte; mi ha riempito di gioia il vedere come i più disinvolti aiutassero gli amici con meno dimestichezza nella lingua, creando un lodevole spirito di gruppo.

Per l’intero corso del taller abbiamo svolto le attività in ambienti e situazioni nelle quali l’apprendimento non era l’unica attività, concludendo questa fantastica esperienza con un mini corso di cucina, durante il quale, da buoni napoletani, abbiamo insegnato ai bambini a preparare la pizza, regalandogli una vera e propria infarinata di divertimento.

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Ultimamente nel nostro centro culturale si sta lavorando per stabilire laboratori infantili permanenti, con l’intenzione di offrire maggiori possibilità ai bambini del quartiere, convinti che queste esperienze di vita siano estremamente valide e che lascino, in chi le vive, valori unici ed importanti.

Francesco Palmieri, Casco Bianco Engim in Bolivia

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