Riflessioni sul Servizio Civile: quando vivere in una città aiuta a crescere

La “mia” Lima è “l’atardecer” (tramonto) sul Pacifico in cui il mio sguardo si perdeva, estasiato, soprattutto nel primo periodo di permanenza in questa città.
E’ il profumo di empanadas che si diffonde nell’aria e queste note di salsa che risuonano e sono un invito ad andare incontro alla vita con gioia.
E’ questo popolo fiero delle sue tradizioni, pieno di orgullo ma accogliente come un caldo abbraccio.
E’ la dignità dei tanti poveri sparsi in ogni angolo che, però, raramente elemosinano. Piuttosto, offrono qualcosa in cambio.
Forse proprio per questo ultimo aspetto Melville (l’autore di Moby Dick) aveva definito Lima la città “più strana e più triste che ci sia”. Per quelle disuguaglianze sociali che sono così evidenti, da essere sottolineate dall’altissimo muro, “il muro della vergogna”, che divide il quartiere dei ricchi dalla zona povera della città. I grattacieli dei lussuosi alberghi e le ville con siepi curate e piscine e, dall’altra parte, le case di lamiera, dove manca anche l’acqua.
Un sistema scolastico pubblico dove gli insegnanti, sottopagati, non vedono riconosciuta l’importanza del loro ruolo (e perciò spesso sono svogliati ) e le scuole dei ricchi, dove l’offerta d’istruzione è l’eccellenza.
Aprire gli occhi su queste schiaccianti disuguaglianze sta contribuendo a fare maturare in me una coscienza sociale che, prima, pensavo soltanto di avere. Mi sono domandato quante volte ho ignorato situazioni di degrado e di indigenza che, nascoste agli occhi dei più fortunati, sono drammaticamente presenti anche nella mia Roma: Corviale, Tor Bella Monaca, San Basilio….mi sono mai impegnato prima d’ora a conoscere la realtà di questi quartieri?
La riflessione è che il servizio civile serve anche a questo: al di là del progetto che si realizza ( che sovente, per ragioni pratiche, deve essere adattato e mutato in corso d’opera e che perciò, inizialmente, può risultare differente rispetto alle nostre aspettative) quello che sto facendo qua trasforma, da teoria in pratica, i miei buoni propositi, i miei principi, quelle che prima erano soltanto idee confuse di solidarietà sociale in voglia concreta di fare.
E ritorno ai miei vecchietti “sdentati e festaioli” di Villa el Salvador di cui vi ho già parlato in un precedente post: quante cose mi stanno insegnando le storie delle loro vite? Quanto di prezioso loro stanno dando a me con il loro calore, i loro abbracci, il loro tentativo di salutarmi in italiano quando a malapena conoscono lo spagnolo?
Quanto mi stanno rendendo migliore?
La “dignidad” della gente di Lima mi fa amare questa città. Non è vero che Lima sia triste: Lima è strana ma è viva, Lima lascia un segno indelebile nella vita e nella coscienza di chi la abita e vuole davvero toccare con mano il suo popolo.

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