Ridefinendo il concetto di periferia: Centocelle – Tor Pignattara

Le problematiche che i volontari incontrano nelle periferie più degradate del mondo, ai confini delle metropoli di tanti Paesi urbanizzati troppo in fretta, non sono diverse in fondo da quelle delle nostre periferie del “nord” del mondo: isolamento, povertà, emarginazione. Dalla formazione specifica FOCSIV prepartenza, condividiamo una delle analisi sviluppate da un gruppo di volontari “in  missione” nelle periferie della capitale.

centocelle

Sul vocabolario la periferia viene definita come “zona marginale di un’area geograficamente o topograficamente determinata, con particolare riferimento a un agglomerato urbano”. Secondo questa definizione una delle caratteristiche che accomuna questi agglomerati urbani è la distanza dal centro della città, e quindi dai luoghi di incontro, di scambio e di crescita a livello socio-relazionale.
Per chi ci abita questa distanza spesso si traduce in un sentimento di abbandono relativamente all’amministrazione o comunque alle autorità competenti di monitorare e curare la vivibilità dei quartieri. Da questo sentimento ne derivano tanti altri che ledono alla convivenza all’interno delle periferie, uno su tutti, l’egoismo.
Centocelle / Tor Pignattara risponde alle caratteristiche tipiche della periferia, come esclusione sociale ed abbandono da parte delle istituzioni, tranne che per quella caratteristica che distingue le periferie dai centri città, ossia la posizione geografica. Può sembrare pretenzioso scegliere di focalizzarsi solo sull’aspetto geografico della questione, ma a rifletterci bene, è strano notare come un quartiere che permette a chi ci abita di raggiungere il centro città in meno di trenta minuti con i trasporti pubblici, venga considerato nell’immaginario collettivo della città stessa come una periferia.
Alla vista, il quartiere si presenta in maniera differente dalle altre periferie romane, fatte di “palazzoni” popolari. Strutture enormi che fanno rabbrividire quando si pensa a come rendano facile nascondere attività illecite, ma questa dove siamo è una “periferia” fatta di casette di due o tre piani che spuntano come funghi ai lati dei stradoni che costeggiano l’acquedotto romano e l’enorme Parco di Centocelle. Per capire meglio questa unica realtà abbiamo ritenuto necessario rivolgerci direttamente agli “indigeni”.
Al fine di rendere efficace il nostro lavoro in poche ore nonostante il quartiere richiederebbe almeno una settimana di sopralluoghi solo per capirne la mappatura, abbiamo scelto di dividere le persone intervistate per target, dandoci come obiettivo di supportare il tutto con delle foto degli intervistati e del quartiere. Abbiamo scelto quindi di cercare di intervistare giovani, adulti ed anziani, divisi per sesso e per nazionalità, italiani e non, cercando di intervistare solo coloro i quali si trovassero in situazioni rilassate ed informali così da poterci inserire senza infastidire. Inoltre abbiamo cercato di evitare di avvicinarci in gruppi numerosi.
Le prime tre “vittime” della nostra inchiesta, tre signore romane vecchio stampo sulla settantina, erano sedute al bar della fermata del tram dove siamo scesi, quando ci siamo presentati. La prima cosa che abbiamo provato a fare è stato chiedere di poter registrare la conversazione per poterla portare come testimonianza aggiuntiva, ma né questa, né la richiesta di essere fotografate sono state accettate dalle intervistate, con nostro stupore.
Queste tre nonne romane ci hanno parlato con nostalgia di un quartiere che in passato godeva di grandi spazi verdi, locali alla moda e vita di comunità. Un’altra caratteristica del quartiere Centocelle / Tor Pignattara è la forte multiculturalità dovuta alla presenza di molti immigrati provenienti per lo più dal Bangladesh e dal Nord Africa, oltre a est-europei, indiani e, certamente, anche italiani. Queste informazioni le abbiamo carpite dalle parole delle nostre interlocutrici, mentre ci parlavano di come un tempo, quando erano giovani, il quartiere era amato e curato da chi ci abitava, quando gli spazi comuni erano sicuri a tutte le ore del giorno e della notte.
Un’altra problematica venuta alla luce durante il nostro colloquio è quella dei cosiddetti affitti “a materasso”. Proviamo a pensare ad un quartiere che fino a venti anni fa aveva un numero di abitanti pari a neanche un
terzo degli attuali, ma che sulla carta non ha visto nessun aumento nei residenti. Ora proviamo a pensare ad un immigrato che viene in Italia per poter spedire quanti più soldi possibile alla propria famiglia, oppure metterli da parte per mettersi in proprio, a cui viene proposto di poter affittare un materasso sul pavimento di una stanza con altre persone, quante più possibile lo renda possibile la legge, ad un prezzo relativamente basso rispetto al mercato. Infine, immedesimiamoci negli italiani che popolavano una volta il quartiere, di cui detengono gli immobili, e che si mettono a tavolino con i documenti relativi al catasto della propria abitazione e la affittano ad un singolo, che poi la subaffitta ad “amici”, mettendo a disposizione posti letto (materassi) pari al numero massimo consentito dal catasto. Adesso dovreste avere un’idea più chiara del concetto di “affitto a materasso” che sta erodendo il tessuto sociale di uno dei quartieri più grandi di Roma.
Con una casa che, se affittata per intero, al mese renderebbe 800/1.000 € si può arrivare a farne anche 3.000 €. Il risultato è un assurdo, come quello che ha palesato la seconda persona intervistata. Un anziano signore di 81 anni, tutti vissuti a Tor Pignattara. Anche lui non ha voluto lasciare nome, né farsi fotografare, ma sembrava lo facesse più per sentito dire che per un reale timore di un’invasione della propria privacy da parte nostra. Ebbene quest’uomo, durante la nostra conversazione si è trovato sia a dire che si definisce razzista e politicamente di destra, sia che, in fin dei conti la relazione con gli immigrati è per lo più pacifica in quanto dice, “pagano con regolarità l’affitto” delle tre case che ha a disposizione, “e non danno problemi”.

La divisione razziale, e sentimenti razzisti sono un’altra questione critica nel quartiere. Gli italiani qui sono una minoranza. Per lo più sono tutti stanchi e rassegnati per l’assenza dello Stato ed è così che sono sorti sentimenti di razzismo legati soprattutto al fatto che gli italiani vedono negli immigrati la principale causa dei loro problemi di vita quotidiana. A questo riguardo, la terza testimonianza, raccolta nell’area cani del parco di Tor Pignattara (in cui si trova una parte del vecchio acquedotto romano), ci ha raccontato di quando sei mesi fa un gruppo di sedicenni italiani, sia ragazzi che ragazze, si erano presentati al parco in cui stavamo parlando in quel preciso momento e, armati di casco e catene da moto, avevano affrontato un coetaneo del Bangladesh con il pretesto che quest’ultimo avesse guardato una delle ragazze del gruppo.
Questo episodio, insieme a quello ben più grave, accaduto quattro anni fa, quando un ragazzo pakistano morì sotto i colpi di un coetaneo italiano incitato dal padre che seguiva la scena dalla finestra di casa, ci raccontano quali siano i rischi che comporta una situazione come quella che vive il quartiere Centocelle / Tor Pignattara da più di vent’anni.
La sfida più grande per il Comune di Roma, al fine di provocare un cambio che porti ad una migliore convivenza al suo interno è riuscire ad eliminare queste tensioni attraverso la creazione di momenti di socializzazione inclusiva nel quartiere come pretesto per mostrare a tutti gli abitanti il valore e le opportunità derivanti dal reciproco scambio in un ambiente multiculturale.
In questo contesto, c’è un esempio virtuoso di convivenza multiculturale, ossia la Scuola Pisacane. Penso che, come degno finale del nostro viaggio in questa unica realtà della capitale, possiamo soffermarci a riflettere sul ruolo e sull’importanza di questa scuola multietnica, come incubatrice di sentimenti nobili tra persone provenienti da paesi e culture diverse e, come viene definita sui giornali, come laboratorio multiculturale.

Gruppo di lavoro del corso di formazione pre-SCN 2016  – 26 ottobre 2016, Roma
Quartiere: Tor Pignattara Centocelle
Redatto da: Francesco Ciaralli

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