Racconti dal Perù

“Del fare servizio civile all’estero, del viaggiare e del vivere in un altro Paese”

A meno di quattro mesi dalla fine di questa esperienza sento la necessità di condividere cosa è (stato) per me viaggiare – ma anche vivere e lavorare – in un Paese diverso dal mio, ora il Perù, in precedenza diversi altri.
Viaggiare è perdersi, non avere certezze, essere in balia delle onde della diversità e delle novità. È abbandonare quello che si sapeva e non ritrovarlo più. Viaggiare è trovare nuove spiagge a cui approdare, nuova terra sotto i piedi, nuove abitudini, essere sorpreso e incantato da ciò che ti circonda. Viaggiare è scoprire parti nuove di te, che erano sommerse dalla sabbia della quotidianità, capire chi sei davvero.
Viaggiare è perdere mesi, anni di vita delle persone care, affetti. Viaggiare è dire addio a persone, sogni e progetti di vita. Ma viaggiare è anche scoprire nuove persone che ti sostengono, che ti insegnano, che ti regalano affetto. È creare nuovi legami che da allora in poi faranno parte di te e della tua vita. È reinventarsi e sognare nuovamente cominciando da quello che hai scoperto.WhatsApp Image 2019-10-25 at 17.24.59
Viaggiare è fare qualcosa per l’ultima volta, a casa o nel nuovo Paese. Come salutare qualcuno, mangiare il tuo piatto preferito, vedere un luogo che poi scomparirà. Ma è anche fare qualcosa per la prima volta, assaggiare un porcellino d’India, avere il tuo primo orto di mais e patate, guidare un quad in discesa senza benzina sulle strade sterrate delle montagne andine, lavorare ai ferri il tuo primo cappello, masticare foglie di coca.
Viaggiare è un pugno in faccia, è incontrare una realtà che cozza coi tuoi stili di vita, con le tue abitudini, è difficoltà. È quella volta in cui ti incazzi perché nulla funziona come per te dovrebbe, in cui percepisci di non essere trattato come una persona, in cui quello che fai è sbagliato. Ma viaggiare è anche incontro, è la mano impolverata, calda e piena di solchi, di un campesino che stringe la tua, in maniera timida ma che ti fa sentire accolto e benvoluto.

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Viaggiare è lasciare il caldo e accogliente letto di casa, lasciare le comodità e l’amore. È dormire in un letto duro, senza lenzuola, con un cuscino fatto da una coperta di lana e 5 coperte a proteggerti dal freddo che però ti impediscono di girarti, in compagnia di due compagni di stanza che russano e che ti svegliano alle 4 del mattino, in una casa in una comunità andina a 4000 metri. Ma è anche capire che ci si può adattare, che non è così male uscire dal letto a quell’ora e guardare l’alba dietro le montagne innevate, ascoltare suoni a cui non si è abituati, ascoltare il silenzio.
Viaggiare è sentirsi soli, fragili e deboli. Sono gli attimi di solitudine, le serate in cui non sai cosa fare, in cui non hai nessuno, in cui pensi che il mondo possa schiacciarti o in cui non trovi il bello nelle cose. Ma viaggiare ti rende più forte, ti fa ritrovare certezze, ti fa sentire invincibile quando ne superi di ogni, ti fa sentire vivo davanti ad un paesaggio naturale o a degli occhi che ti guardano con affetto, ti fa sentire bene grazie a tutti i nuovi stimoli.
Viaggiare è stare a 10000 km da casa e solo allora capire cosa è casa e quali sono le cose davvero importanti per te.

Domenico Volpicella

E allora grazie allo Stato italiano per avermi concesso tutto questo e per costruire, non solo, armi da guerra ma anche ponti tra persone, per credere che sia importante creare solidarietà e nuovi legami, per credere all’incontro come possibilità di diventare una persona migliore.

Mirko, Caschi Bianchi FOCSIV, Perù.

 

 

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