digressione Raccontando Khartoum

img-20171229-wa0029Ricordo ancora le sensazioni che mi accompagnavano esattamente 45 giorni fa. Ricordo ancora come mi sentivo appena scesa dall’aereo. Ricordo ancora quanto mi sentissi elettrizzata all’idea di aver messo piede sul suolo Africano.

Il mito dell’Africa esiste. Colori,  treccine, caldo, Safari, natura selvaggia, danze intorno al fuoco, musica tribale. E poi anche povertà, potenzialità senza possibilità di sviluppo, costumi troppi lontani dalla nostra comprensione, inferiorità della donna.

Io oggi vorrei raccontarvi quello che sta diventando il mio Mito dell’Africa, descrivendovi la cosa che più mi ha colpita durante questi  primi 45 giorni di Servizio Civile qui a Khartoum: l’importanza che il popolo sudanse attribuisce alla relazione. Il termine relazione trova la sua origine all’interno del latino relatus, participio passato del verbo referre  il quale, tra i tanti significati, possiede anche quello di narrare, raccontare e pertanto, la parola relazione indica intrinsecamente un legame, un vincolo, un rapporto che si instaura tra due o più persone basato sul raccontarsi vicendevolmente.

Qui in Sudan, le persone e le relazioni che esse intessono le une con le altre, rappresentano l’apparato scheletrico portante di tutto ció che accade. Come fa questo a declinarsi nella vita quotidiana? Vi faccio alcuni esempi.

La mattina, quando inzia la giornata lavorativa si spende una considerevole quantità di tempo a salutare tutte le persone che lavorano con te, per sapere se la giornata precedente è stata bella, se le rispettive famiglie stanno bene, se qualcuno si è ammalato… Ci si abbraccia o ci si stringe la mano e ci si dedica un pó di tempo per sapere come si sta. Durante la giornata di lavoro, non c’è nessuno  che in risposta ad una domanda, di qualsivoglia natura, da parte di qualsiasi persona ( collega, genitore, bambino, signora delle pulizie, guardiano), non si adoperi per rispondere al meglio. E questo non lo si osserva soltanto durante l’attività lavorativa ma anche lungo la strada, dove se si chiede un’informazione a qualcuno sicuramente si riceverà un aiuto. Per strada non ci si relaziona con gli altri soltanto per chiedere, ma anche, semplicemente, per fare due chiacchiere, anche se non ci si conosce. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi a sostegno di quanto la relazione sia un elemento molto presente e sentito all’interno della cultura sudanese.

In quanto Servizio Civilista inserita all’interno dei progetti di Cooperazione e Sviluppo promossi da OVCI, respiro l’attenzione alla relazione anche all’interno dall’attività lavorativa che sono tenuta a prestare, ossia: il partecipare alle attività del centro di riabilitazione OVCI sito in Omdurman, in particolar modo proponendo attività di formazione alle terapiste locali e contribuendo all’implementazione di  alcune procedure routinarie come ad esempio prendere parte alle valutazioni del bambino o contribuire all’aggiornamento della lista pazienti; il fare i primi corsi di massaggio infantile in loco; il partecipate alle campagne di sensibilizzazione promosse dall’Ente. Come prima scrivevo, l’importanza della relazione la percepisco tanto anche durante l’attività lavorativa.

Perché? Perché nel nostro piccolo, il nostro obiettivo qui non è quello di colmare dei vuoti procedurali e di importare il modello occidentale nei paesi del Sud ma è quello di conoscerci e poter prendere il meglio da entrambe le parti al fine di rendere questo posto un luogo migliore, sempre in accordo con i reali bisogni di chi lo popola. E in questo primo ed iniziale periodo di Servizio Civile sto comprendendo che dare la possibilità di conoscersi attraverso la relazione è sicuramente un buon punto di partenza per costruire qualcosa insieme.

Parlare, ascoltarsi e poi, costruire. Relazione.

È  questo il primo, grande e  bellissimo insegnamento che questo paese mi sta impartendo: il poter riadattare e rivalorizzare questa piccolo grande pilastro della nostra vita che ci consente di adempiere a quella che è la nostra natura piu profonda di ζῷον πολιτικόν, di animali sociali, di animali che si raccontano.

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