Quell’occhio che piange

Perù, 28 agosto 2017

Mattinata uggiosa nel centro di Lima. La gente arriva alla spicciolata e prende posto sul prato circostante l’Ojo Que Llora mentre si finisce di deporre piccoli fiori di carta accanto ai nomi degli scolari e degli studenti morti durante il Conflitto Interno Armato (1980-2000). I loro nomi sono dipinti sui ciottoli che formano un labirinto attorno alla grande pietra; per l’artista Lika Mutal questo suo lungo e triste progetto rappresenta la Madre Terra, la Pachamama, che piange per ogni forma di violenza che affligge l’umanità.

Tra i presenti ci sono varie autorità, rappresentanti delle vittime provenienti da tutto il paese, gli scolari e gli universitari di oggi che sono chiamati a proseguire un cammino di memoria e di riconciliazione. Ci sono anche le mie Forjadoras de la Paz, le signore che, grazie all’opportunità del Servizio Civile, ho potuto accompagnare per un brevissimo momento nella lotta per una giustizia più giusta e per una pace più vera. Sono donne forti: hanno perso figli e mariti, sono state violentate e torturate, sono state incarcerate ingiustamente ma mai nessuno le ha viste abbassare la testa.

Oggi si commemora la data in cui, 14 anni fa, venne resa pubblica la relazione finale della Comisión de la Verdad y Reconciliación, l’organo chiamato a investigare e fare luce sulle cause del Conflitto Interno e sui fatti a cui portò il lungo scontro tra i gruppi terroristici Sendero Luminoso e MRTA e le Forze dell’Ordine. Tra i dati più significativi dell’informe CVR emerse che le regioni più interessate dal conflitto furono anche le più povere del Perù e che un’alta percentuale delle vittime proveniva da aree rurali serrane e selvatiche dove il quechua e altri idiomi nativi erano le lingue più parlate.
I dati ci danno un’idea del perché il conflitto sia continuato per anni senza che buona parte dell’opinione pubblica fosse a conoscenza della magnitudine dei danni e anche del perché sia uno dei conflitti più ingiusti nella storia di questo paese. La relazione costrinse tutti a una presa di coscienza e chiamò lo Stato a risarcire le vittime e risanare i propri debiti morali.

Quest’anno su questo prato ci sono anch’io, mi commuovo ascoltando la testimonianza della mia amica Doris che nel 1991 aveva ventotto anni e studiava per diventare dentista, fu arrestata mentre tornava a casa dall’Università e restò in prigione per dieci anni, pagando molto caro un delitto che non aveva commesso. Oggi è una donna libera e una lavoratrice indefessa ma ci dice che certe ferite non si possono rimarginare.

Al centro del grande circolo si susseguono discorsi, canti e testimonianze mentre il pubblico osserva in silenzioso raccoglimento, il cerchio è in fondo un grande abbraccio a tutte quelle pietre piccole, a quella pietra grande, che piange e piange…

Degli studenti universitari hanno preparato una rappresentazione. Nei loro balli e nei loro canti ispirati alle tradizioni andine e selvatiche radicate atavicamente in ogni peruviano, raccolgono il dolore delle vite spezzate dalla violenza, il terrore di persone, di famiglie e di intere comunità che hanno perso i loro fiori e i loro frutti, i loro progetti per il futuro.

Lo spettacolo è itinerante, ci spostiamo tutti insieme intorno alla grande pietra e io ho una sensazione del tutto nuova e comprendo quelle che fino ad oggi erano state soltanto parole: ogni volta che la dignità di un essere umano viene negata è l’intera umanità a restare ferita. Capisco anche che la bizzarra idea di costruire un mondo migliore che quest’anno ho condiviso con più di qualche pazzo è bizzarra ma necessaria e che ogni seme che piantiamo per questo proposito è tanto piccolo quanto indispensabile.

E`ora di lasciare il parco, all’uscita incontriamo Doris, ci saluta emozionata dicendoci “gracias por compartir”. Su Lima splende il sole.

Fiori di carta sull'Ojo que Llora
Fiori di carta sull’Ojo que Llora
Discorso della signora Doris Quispe
Discorso della signora Doris Quispe
Petizione alla società civile della Red de Mujeres
Petizione alla società civile della Red de Mujeres

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