Mal d’Africa

Si dice che chi torna dall’Africa viene preso da una sorta di nostalgia che non passa mai. Posso dire che è vero, il mal d’Africa è arrivato. Gli ultimi giorni a Karungu, ormai la mia Karungu, sono passati troppo in fretta tra lacrime e promesse, quelle promesse che speri sempre di mantenere. E poi arriva il giorno della partenza, del ritorno a casa, dove tutti i tuoi amici ti aspettano e ti chiedono se sei felice di tornare e tu rispondi con un sommesso: “No”, e senti il silenzio dall’altro lato della cornetta… Un silenzio di incomprensione. È l’incomprensione di chi non può capire la tua paura di tornare. Tutto già ti manca, quei luoghi, quelle persone, quelle situazioni che all’inizio ti sembravano strane ma che con l’andar dei mesi hai fatto più familiari e hai fatto tue. È come quel maledetto cuscino che a settembre mi sembrava troppo basso, non mi faceva dormire, poi è diventato più confortevole, e poi improvvisamente non posso più dormire senza il mio piccolo cuscino di Karungu. La mia esperienza in Kenya è andata un po’ così; all’inizio tutto mi sembrava strano, quasi sbagliato.

Adesso mi sento una stupida quando saluto un bimbo per strada, ricordandomi che non sono più in Africa, dove i bambini sono ad ogni angolo della strada e se non li saluti loro continuano a chiamarti fino a sgolarsi solo per essere salutati da te, la bianca; in Italia se saluti un bimbo per strada la madre quasi ti guarda di sbieco.

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Sono i piccoli gesti quotidiani che ti mancano e che ti fanno sentire strana come se fossi un alieno.

Anche la tua famiglia ti guarda come se vedessero un alieno, sanno che sei cambiata, che sei più grande, più matura, ma non riesci ad esprimere ciò che hai dentro e a riadattarti alla tua vecchia vita che ormai ti sta stretta, non perché qualcosa sia cambiato, ma perché sei cambiata tu.

Durante questi 11 mesi ho messo alla prova me stessa, facendo cose che non avevo mai fatto e che non avrei mai immaginato di fare. Nel mio piccolo spero di aver lasciato qualcosa di buono alle persone che ho conosciuto, un idea o una risata, come loro hanno lasciato tanto in me.

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Il confronto è ciò che mi ha aiutato di più ad andare a fondo nelle cose, a rifletterci, a metabolizzare modi di vita diversi e concetti di vita diversi.

Mi sono scoperta più forte di ciò che pensavo, ho resistito alle difficoltà, facendo anche da supporto ai miei compagni di avventure, e di avventure ce ne sono state tante, e sono quelle che mi hanno fatto crescere. Questi 11 mesi mi hanno reso più forte ad affrontare le difficoltà, e mi hanno reso più consapevole anche di gioire delle piccole cose della vita che diamo tanto per scontato.

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Annalisa Cinà, volontaria AUCI, al termine del suo servizio in Kenya. Asante sana e in bocca al lupo Annalisa! 

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