Logiche e punti di vista

Kenya, 1 aprile 2016. Dopo 5 mesi di servizio civile in Kenya è ancora difficile capire i meccanismi che regolano questa società.

Lavorando nelle scuole si ha l’impressione di come ai bambini non venga dato lo stesso valore che noi attribuiamo loro; spesso vengono messi da parte o semplicemente ignorati dai genitori, dai maestri e dalla collettività.

Vivendo all’interno di una missione ho la possibilità di interagire con tipi diversi di persone e quindi di capirne i loro usi e costumi. Ho visto bambini piccoli, con la divisa della scuola alla camera mortuaria, pianti soltanto dai genitori e funerali stracolmi di gente per piangere un anziano. L’idea dominante è che un bambino non ha nulla da raccontare, al contrario, ad un anziano per tutto ciò che ha fatto nella sua lunga vita, si mostra il massimo rispetto. La mia visione del mondo è radicalmente cambiata da quando sono qui. Se prima alcune cose mi sembravano assurde, adesso sono diventate ragionevoli all’ordine del giorno. Al reparto di pediatria molte volte anche se il medico riesce a salvare un bimbo prematuro o con dei problemi, nella maggior parte dei casi non sopravvive una volta tornato a casa, per le condizioni di vita precarie. Quindi trovo ragionevole il non accanirsi su certi casi anche se ti stanno a cuore. A scuola faccio lezioni sull’igiene, ma mi rendo conto di quanto sia difficile mantenere l’igiene dove non c è acqua corrente e dove non c è un sistema di conservazione dei cibi come ad esempio il frigorifero. Infatti molte donne ogni giorno fanno chilometri fino al lago Vittoria con bacinelle piene di stoviglie in testa, a volte accompagnate dal loro asino.

L’impressione è che questa sia una società che deve partire dalle basi: le fognature, gli acquedotti, le bonifiche dei terreni; ma il problema a volte non sono solo i soldi che mancano, manca anche una consapevolezza collettiva.

Molta gente non ha la latrina nella propria abitazione, non perché non se lo può  permettere, ma perché non se ne preoccupano. Una volta un giovane prete kenyota della missione che era stato in Italia, mi raccontava di quanto fosse bella l’Italia e di quanto fosse pulita, ma nello stesso momento gettò una bottiglia vuota sulla sabbia. Io presi la bottiglia e gli feci capire che se vuole il suo paese senza rifiuti sparsi in giro, deve cominciare a raccoglierla da sé.

Questo è  solo un piccolo esempio per far capire le grandi contraddizioni di questo paese; da un lato un paese con un  sistema burocratico on line, con l’M-PESA, un sistema di pagamento tramite telefono; e dall’altro un sistema di trasporti quasi inesistente, e di servizi molto scadenti. Questo è un paese di grandi potenzialità, dove ci sono bellissime persone come i miei colleghi kenyoti che ogni giorno si impegnano molto per migliorare le condizioni di vita della gente, e sono proprio loro a fare la differenza, perché loro sanno come funzionano le cose e si ingegnano per migliorarle.

Annalisa Cinà, volontaria SCN AUCI in Kenya

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