L’inclusione sociale in Perù, una strada in salita

Ho iniziato l’attività di volontariato qui ad Arequipa il cinque ottobre, pieno di entusiasmo per questa nuova avventura. Nel corso delle prime due settimane ho visitato insieme alle mie compagne, i diversi CEBE (centro de educación básica especial) dislocati negli otto distretti della città.

La prima cosa che salta all’occhio è quanto la il titolo del progetto che leggevo da casa corrispondesse alla realtà:”Intervento in aree di crisi”. Qui la crisi è reale e la si vede nelle strutture, nei mezzi e negli occhi di chi opera in questo settore.

Partiamo dal concetto di Disabilità che qui assume sfumature molto particolari. Come ci ha raccontato Elvira, il nostro OLP, la maggior parte delle famiglie crede che la disabilità sia una punizione divina o il frutto di stregoneria. Il fatto di avere in famiglia un disabile è fonte di enorme vergogna. Solo i piu fortunati riescono ad accedere ai CEBE e solo per volontà delle famiglie, abbiamo saputo di casi di persone segregate in casa per venti anni. Questo succede in città, non oso immaginare quel che succede fuori nei piccoli pueblitos a cinquemila metri o nella selva, dove la città più vicina è a sei-otto ore di sterrato o di barca! Che ne è di loro? Che destino spetta a questi bambini? Ci penso, mi rattristo, rabbrividisco e inevitabilmente penso a Darwin…

La mancanza di istruzione, informazione e sensibilizzazione crea enormi disagi nelle famiglie con disabili a carico, non conoscono i loro diritti di cittadini, non sanno che entro i quattordici anni hanno diritto a visite mediche specifiche gratuite e con il certificato di discapacidad possono accedere a terapie farmacologiche con costi molto contenuti.

Quando spieghiamo perché siamo qui e cosa facciamo, vediamo enormi punti interrogativi sui volti dei nostri interlocutori, Es: Trabajamos con niños especiales, discapacitados… e solo quando usiamo la parola magica “Mongolitos”, le persone capiscono di cosa stiamo parlando; a quel punto ci fissano con sguardo misto a compassione e stupore e ci dicono “Gracias por aiudarnos”!

I CEBE sono di proprietà di CARITAS, che da piu di trenta anni è attiva qui in città. Oltre a coordinare il lavoro di insegnanti volontari e tirocinanti, si impegna a pagare le utenze dei vari CEBE, tre volte l’anno progetta spedizioni in zone isolate per consegnare generi di conforto e medicinali e infine tramite feste e celebrazioni di vario tipo organizza delle campagne di foundraising per finanziare le diverse attività. Nonostante gli sforzi e la buona volontà, le strutture sono del tutto inadeguate alle esigenze dei ragazzi, cadono a pezzi e la mancanza di igiene è una costante in tutte le scuole. Considerate che l’intera gestione di ogni singolo CEBE è affidata alle insegnanti che oltre al lavoro in classe, sono incaricate della preparazione dei pasti e della cura dell’igiene personale dei ragazzi e della pulizia della struttura, tutto questo nell’orario scolastico che va dalle 8,30 alle 13,30.

CARITAS ha iniziato i progetti di inclusione sociale qui in Perù trentaquattro anni fà e molte delle insegnanti con cui collaboro sono pioniere di questa attività, lavorano dal primo giorno perseguendo questo obiettivo, l’inclusione sociale, scolastica e lavorativa dei ragazzi con disabilità.

Inutile dire che con il passare del tempo il senso di frustrazione, impotenza e abbandono causati da uno stato latitante (che si limita a pagare stipendi e inviare un minimo di materiale didattico) ha fatto si che le insegnanti sviluppassero patologie molto serie. Ma le nostre professoresse non mollano e svolgono questo lavoro come una missione: con impegno, dedizione e amore che solo chi fa questo lavoro può comprendere. Con immensa fatica e spesse volte con il proprio impegno economico, portano avanti i progetti ottenendo alla fine dei buoni risultati.

Ma la strada è ancora lunga e dura, una salita come per scalare il Misti che sovrasta questa splendida città. Servirebbe l’aiuto di uno stato presente e sensibile, una società informata e consapevole, ma non ora!

Stiamo ancora cercando di mettere insieme il pranzo con la cena, i “Mongolitos” possono aspettare… in fondo se il Signore li ha puniti ci sarà un perché?!

Comportatevi bene, state alla larga da demoni e stregonerie e vedrete che tutto quanto si sistemerà!

Per il momento è tutto da Arequipa.

Alla prossima puntata!

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