“Le Cirque Papillon – The Butterfly Circus”

Oggi si è tenuto il secondo incontro del progetto di Circo Sociale nella Prison de Mbalmayo. Con me questa volta, oltre a Mariel (animatore socio-culturale del CED), ci sono state anche Justine e Noemi, due stagiste all’Hopital Saint Luc arrivate qui per un’esperienza professionale e di scambio con l’Università francese di Grenoble.

Le ragazze hanno espresso il desiderio di visitare il carcere perché hanno già avuto piccole esperienze lavorative in quest’ambito e volevano capire il funzionamento in Camerun. Così, guidate da Daniel, un avvocato che fa parte dell’equipe del CED, abbiamo salutato tutti i detenuti e abbiamo visto ciò che i progetti di cooperazione internazionale sono riusciti a creare.

Qui a Mbalmayo si è favorito lo sviluppo di una cooperativa sociale che opera nel campo dell’allevamento e dell’agricoltura per impiegare i detenuti e favorire il loro reinserimento sociale. Subito dopo, abbiamo iniziato l’attività con il gruppo dei minori. Essendo ancora al debutto del mio progetto, ho lavorato ancora verso gli obiettivi conoscenza e collaborazione. In questa fase, infatti, il mio scopo è quello di creare un gruppo che sia il più unito e affiatato possibile per mettere una solida base che possa essere un punto solido di partenza per le attività circensi vere e proprie. Ho favorito la conoscenza in molteplici sensi: tra i ragazzi, tra i ragazzi e noi operatori e tra i ragazzi e il circo. Ho proposto un gioco rompi-ghiaccio per preparare il clima, per energizzare gli spiriti e per memorizzare i nomi di tutti. Per fortuna, la ludicità è magica e se progettata e programmata adeguatamente con scopi educativi, non delude mai rivelandosi uno strumento accattivante, divertente e formativo. Infatti, lo spirito che ambivo a creare, si è subito manifestato in tutte le sue straordinarie forme: sorrisi, risate, sguardi complici, corpi in movimento, gesti e suoni liberi, creatività.

Subito dopo, ho continuato con delle presentazioni mediate da un oggetto e da un frutto per entrare in profondo ascolto. Ho chiesto ai partecipanti di scegliere un oggetto a loro caro, che li rappresentasse e, dopo essersi divisi in coppie, ho chiesto loro di raccontarsi a partire da questo e dalle motivazioni che hanno portato loro a sceglierlo facendo trasparire da questa piccola storia delle loro caratteristiche personali. Dopo questa prima fase di condivisione, siamo tornati a lavorare in gruppo e ciascuno ha dovuto presentare, a partire dall’oggetto, il proprio compagno agli altri cercando di non dimenticare nessun preziosissimo particolare. Ho amato la delicatezza e il riguardo con cui i ragazzi gestivano le informazioni degli amici; il rispetto che attribuivano a quella importante confidenza; la comprensione del senso profondo del lavoro che li ha portati addirittura ad auto-correggersi nei primi momenti.

Poi, abbiamo proseguito con un gioco proposto da Mariel che ha offerto un momento ricreativo e di svago come piacevole intermezzo. In questi casi, ritengo che la musica sia l’ideale accompagnamento sia perché crea un ambiente speciale sia per la considerazione che le viene attribuita nella cultura africana. Di seguito, c’è stato il momento culminante della nostra mattinata che ci ha riportati al nostro circo: la visione del cortometraggio Il circo della Farfalla. Difficile mettere nero su bianco quanto provato in quel momento. I ragazzi sono stati letteralmente rapiti dal film, non parlavano, non si muovevano e tutte le loro energie erano canalizzate verso il piccolo schermo. Gli unici spostamenti sono avvenuti per avvicinarsi al pc, per oscurare meglio la stanza e quindi, per non perdersi nessun istante. Le emozioni provate si leggevano dai loro atteggiamenti, dai loro corpi e si percepivano nell’aria perché la loro forza è stata così incisiva da modificare l’atmosfera e, di conseguenza, tutti noi. Tutta questa meraviglia si è tradotta in un ricchissimo feedback. In continuità con il precedente incontro, ho ripreso le parole che i ragazzi hanno attribuito come significato della parola circo e ho chiesto loro se, dopo questa attività, il loro pensiero fosse cambiato e se desiderassero aggiungerne altre. Non nego l’immenso stupore che ho provato quando ho sentito pronunciare loro queste parole: partage, art, courage, force, confiance, esperance, maitrise, harmonie, volontè, collaboration, opportunitè, disponibilitè, determination, devouement. E’ stato difficile ritornare al gioco dopo un momento così intenso. Neppure la luce che ha invaso la stanza dopo i titoli di coda, è riuscita a risvegliare i ragazzi. Chiudere con un altro gioco energizzante e divertente è stato fondamentale per riprendere le redini del gruppo guidandolo verso la spensieratezza e la leggerezza con cui voglio che termino tutti i miei incontri. Leggerezza che non è superficialità, è lo spirito leggero del clown che consapevole dei suoi difetti, dei suoi limiti e dei suoi errori riesce a riscattarsi, a trovare i propri punti di forza e a valorizzarli. Leggerezza che è resilienza e gioia perché questi detenuti sono prima di tutto ragazzi che hanno bisogno di ritrovare se stessi e di crescere divertendosi. Così, ci siamo salutati, dopo un gioco, tra i sorrisi e le risate ritrovati, con il nostro gesto e un corale CIAO.

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Francesca, Caschi Bianchi COE in Cameroun

Francesca Maroni

Sono Francesca, ho 29 anni e sono originaria di Pesaro. La mia passione per gli studi umanistici mi ha portata a laurearmi prima, in Scienze dell’educazione poi, in Pedagogia e progettazione educativa presso l’Università “Carlo Bo” di Urbino dove ho successivamente conseguito un master in DSA (Disturbi Specifici di apprendimento), BES (Bisogni Educativi Speciali) e disturbi dello sviluppo. Dal 2013 lavoro come educatrice presso alcune cooperative sociali ma parallelamente ho coltivato un’altra grande passione. Dal 2011, infatti, mi sono avvicinata al mondo della clownterapia conseguendo nel 2017 il titolo di Operatore in attività integrative socio-sanitarie (Clownterapia) e nel 2016 sono diventata Operatore di Circo Sociale dopo aver partecipato alla F.I.C.S. (Formazione Italiana Circo Sociale). Così, ho deciso di fondare un’Associazione di Promozione Sociale con l’obiettivo di favorire la crescita di bambini e adulti attraverso l’educazione e l’arte utilizzando come strumenti appunto il circo sociale e la clownterapia operando in contesti quali ospedale, carcere, comunità e scuole di ogni ordine e grado. Queste esperienze mi hanno insegnato ad adattarmi, ad essere flessibile e mi hanno fatto capire che solo ciò che l’educatore ha conquistato in se stesso può essere trasmesso agli altri. Ma soprattutto mi hanno insegnato l’importanza del confronto, dello scambio e della cooperazione perché, come sottolinea Paulo Freire “nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo ma ci si educa insieme con la mediazione del mondo”. Così ho deciso di uscire dalla mia piccola realtà e di allargare i miei confini perché per riuscire ad educare bisogna innanzitutto essere. Per questo ho voluto affrontare limiti e paure candidandomi come serviziocivilista e decidendo di partire nel progetto di educazione e tutela dell’infanzia del COE (Centro di Orientamento Educativo) a Mbalmayo, in Camerun. "Viene il giorno in cui chiedi a te stesso dove voli, viene il tempo in cui ti guardi e i tuoi sogni sono caduti, è il momento di rischiare e di decidere da soli, non fermarsi e lottare per non essere abbattuti... Non è strada di chi parte e già vuole arrivare, non la strada dei sicuri di riuscire, non è fatta per chi è fermo e non vuol cambiare. E' la strada di chi parte ed arriva per partire"

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