La morale, il fiume, la riflessione: due mondi che si incontrano

Cosa si intende con Morale? L’enciclopedia Treccani, nella sua accezione comune, la definisce come ‘cosa che è conforme a una norma morale ritenuta universalmente valida, o che non offende, in un dato contesto storico e sociale, i principî morali correnti (contrapp. a immorale)’

Dice ‘principi morali correnti’, con questo diamo per assodato che tali principi siano mutevoli, che si modifichino e modellino con il cambiare della società e dei pensieri delle persone che la compongono. Oggi ci sembra assurdo e quasi ridicolo il fatto che, in epoca vittoriana, per pudicizia, anche le ‘gambe’ dei tavoli non potessero essere mostrate, e per questo venissero accuratamente ricoperte fino in fondo da lunghe e spesse tovaglie. Allo stesso modo, ciò che oggi ci appare come un pilastro irremovibile della morale, tra qualche generazione potrebbe essere visto come un concetto retrogrado se non addirittura incivile.

Il termine ‘corrente’, richiama l’immagine di un fiume, paragone banale, ma efficace. Se l’acqua è pensiero in movimento e il movimento è vita, cosa succede quando si cerca di immobilizzare questo flusso? Stagna, imputridisce e l’acqua diventa palude. Ora mi chiedo, quando con morale si intende questo, l’incatenamento di un pensiero, il tentativo di renderlo fisso e stabile, di renderlo regola, quanto può essere dannoso per una società? La regola senza dubbio è rassicurante, è un punto fermo, ma i contesti in cui ho sentito persone appellarsi alla ‘regola morale’ mi ha dato molto da pensare ultimamente.

Ora voglio cercare di mettere insieme pensieri sparsi, buttati giù in questi giorni passati a Chumbivilcas, quando a fine giornata, sotto le coperte, mi mettevo a scrivere, mentre fuori tuonava il temporale e si sentivano gli scrosci d’acqua della pioggia. Dopotutto gli scenari apocalittici, si sa, sono sempre stimolo alla riflessione.

La ragione del mio soggiorno a Chumbivilcas è stata quella di distribuire questionari a docenti, genitori e alunni, su temi importanti quali: Violenza familiare ed extra familiare, pregiudizi e ruoli sociali che provocano disuguaglianza di genere, diritti sessuali e riproduttivi e altri argomenti affini. Questionari con l’obiettivo di vedere le principali carenze per poter organizzare al meglio gli ormai prossimi corsi di formazione. Inoltre, ho potuto organizzare dei corsi per insegnanti e genitori sul concetto di mascolinità e sul tema della tratta di persone, che sono stati di particolare intensità.

Una prima riflessione, in questi giorni passati in zone rurali, scorrazzando da una scuola all’altra, camminando per strade non battute, popolate da più mucche e pecore che persone, o facendosi trasportare da moto-taxi o carretti improvvisati: è che tolto quel progresso a cui siamo abituati, torniamo tutti ad essere più umani.

Umani nel senso che quel ritmo frenetico di rapidità ed efficienza, che talvolta ci illude di essere invincibili, viene meno, e un qualsiasi evento può bloccare la nostra azione. Ti puoi arrabbiare, scocciare, lamentare, ma se, come effettivamente è successo, inizia un temporale e salta la luce, la riunione programmata non verrà fatta. La tua eventuale protesta non può cambiare il fatto, il programma salta, punto. Per cui ti berrai la tua cioccolata calda di fronte al fuoco e inizierai a pensare a un piano B. Questo è solo un piccolo esempio di un allenamento continuo all’elasticità mentale che ‘l’europeo standard’ sta pian piano perdendo, avendo raggiunto il traguardo di una società efficiente, ma isterica.

Riprendi in qualche modo contatto con la Realtà, abbandoni inutili presunzioni, e fortifichi la pazienza e la capacità di non perderti d’animo, perché nonostante il ‘’pressappochismo’’, in qualche modo, si farà.

Una seconda riflessione è che è facile scandalizzarsi e indignarsi per l’ignoranza quando si è nati e vissuti in una società dove si è sempre avuto la possibilità di esercitare a pieno i propri diritti e avere tutti gli strumenti per crearsi un pensiero critico. Infatti, leggendo alcune risposte dei questionari, che trasudano una cultura marcatamente patriarcale e maschilista, la prima reazione è di sdegno e indignazione. Molte donne hanno scritto ad esempio che per le bambine, rispetto ai bambini, è meno importante studiare, perché per loro la priorità è imparare a fare i lavori domestici. Di fronte a tali risposte senti il desiderio istantaneo di scuotere quelle donne quasi a volerle risvegliare da una sorta di torpore. Ma poi, quando ti rendi conto, che la maggior parte di queste donne non sanno né leggere né scrivere capisci che non sei diversa, ma semplicemente più fortunata, e che senza aver conosciuto altre opzioni di vita, anche te probabilmente avresti risposto così.

Mi sono trovata a leggere e cercare di spiegare le domande a una mamita, a scrivere le risposte per lei, mentre mi diceva che le fondeva il cervello perché non riusciva a capire bene le domande. Ho notato il suo imbarazzo nel confessarmi che non sapeva rispondere. Ho cercato di farla sentire a suo agio spiegandole che era semplicemente un questionario di opinione e che non c’erano risposte giuste o sbagliate, ma questo non è bastato a rimuovere la mia sensazione di scomodità e invadenza.

In quei momenti ti ridimensioni, e hai più chiaro il fatto che è bello e giusto avere la voglia di cambiare le cose. E’ bello e giusto mettere l’energia per provare a farlo, però mettendo da parte quell’irriverenza di chi vorrebbe cambiare ‘tutto e subito’, ricordandosi che le trasformazioni durature hanno bisogno di tempo.

Una terza riflessione è nata dopo la serata nella Municipalidad, dove ho fatto una presentazione per gli insegnanti sul concetto di ‘mascolinità’. Nonostante l’iniziale agitazione, la presentazione è andata a meraviglia, il pubblico era ricettivo e interessato. Ho spiegato i meccanismi di frustrazione provocati dal tentativo di stare al passo con il ruolo che la società ci vuole dare. Il fatto che questa frustrazione e questo tentativo di riaffermare il proprio ruolo di ‘maschio dominante’ sfoci spesso nella violenza, il più delle volte verso proprio quelle persone che più si amano. Infine, ho riportato esempi di personalità rilevanti che hanno dimostrato di essere delle eccellenze in ambiti storicamente assegnati al sesso opposto e della necessità di rompere questi schemi per assecondare semplicemente quelle che sono le ambizioni e i talenti individuali di ogni singola persona. La necessità di ripensare e ridistribuire in modo equo i ruoli all’interno della famiglia per ottenere un’armonia collaborativa senza sacrificare la sfera altrui.

Ma la parte più interessante è arrivata dopo la presentazione, quando è iniziato un dibattito sugli stereotipi ed è stato affermato da un professore che l’omosessualità vada contro la morale. Ed ecco qua che ritorna quella ‘regola morale’ di cui ho parlato all’inizio. In quel momento ho sentito l’immediato bisogno di intervenire, però fortunatamente è stato un impeto calibrato e misurato in modo adeguato all’interlocutore che avevo davanti. Ne è scaturito un confronto assolutamente civile anche se intenso, e con mio grande piacere ho notato che l’utilizzo di questa strategia ‘’pacata’’ è riuscita a raggiungere l’attenzione e il consenso di molte più persone. Infatti, un pubblico non pronto ad accettare alcuni cambiamenti drastici delle proprie convinzioni, fa muro di fronte ad un tentativo di imporre un pensiero ‘rivoluzionario’ e opposto. Come dice un mio amico, a volte la forma è anche sostanza.

In questi giorni di confronto, ho percepito fortemente l’utilità di questo continuo ‘scambio culturale’, di smuovere le acque (volendo richiamare il paragone iniziale), come punto di partenza per il cambiamento.

Sarà strano tornare in Italia dopo tutto il tempo trascorso in questa realtà così lontana, che per certi aspetti sembra quasi un mondo parallelo. Detto questo, nonostante i tempi biblici, le risposte imprecise, il continuo ‘’vezzeggiare’’ (tutti dettagli che verranno capiti e faranno sorridere chiunque stia vivendo un’esperienza analoga alla mia nel Perù), che rendono talvolta difficile lavorare in questo contesto, sono felice di trovarmi in un luogo dove lo scambio culturale è così potente, dove quotidianamente ho l’occasione di poter ‘’smuovere le acque’’ e poter così tenere in vita quel ‘’flusso’’ di cui parlavo all’inizio. Il mio e quello delle persone che incontro.

IMG_9087

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *