Il volontariato: un concetto che attraversa i popoli

CarlottaIl 20 gennaio 2017, nell’ambito delle mie attività come servizio civilista in Bénin ho avuto l’opportunità di confrontarmi con una platea di giovani universitari riguardo le nostre esperienze di volontariato. L’incontro si è svolto presso l’Università di Abomey-Calavi (UAC), il più grande complesso universitario del paese, dove si trovano attualmente in formazione numerosi giovani studenti che di qui a poco saranno inseriti all’interno di diverse realtà per svolgere un periodo di formazione personale e professionale come volontari. L’obiettivo di questa operazione è, infatti, quella di rinforzare le capacità degli studenti permettendo loro di mettere in valore quanto appreso a livello teorico nei vari corsi di laurea, ma anche di sviluppare il senso del volontariato, del servizio alla comunità ed il consolidamento di valori che contribuiscano allo sviluppo sociale ed economico del paese. È quindi in questo contesto che mi è stato chiesto dal Prof. E. OGOUWALE, Docente presso il dipartimento di geografia e sviluppo del territorio e Coordinatore del programma di servizio dei volontari UAC, di preparare un piccolo intervento da realizzare in aula della durata di circa un’ora in cui trattare principalmente della mia esperienza di volontariato e di cosa essa rappresenti per me.

IMG_2282-1024x768La presentazione
Dopo lunghe riflessioni è arrivato il tanto atteso giorno, da quando sono uscita di casa fino al mio arrivo all’Università mi sentivo normalmente agitata. Quello che non sapevo, infatti, era che in aula ad attendermi c’erano quasi duecento giovani animosi aspiranti volontari. Quando sono entrata nella popolosa aula non potevo credere ai miei occhi, tutti i dubbi e le insicurezze che avevo cercato di sanare con quella che mi sembrava una buona presentazione erano magicamente riaffiorati e tutto d’un tratto avevo chiaro nella mia mente che non sarei stata all’altezza. Come se non bastasse alcuni ragazzi della sezione giornalistica dell’Università hanno cominciato a montare videocamere professionali e a riempirmi di microfoni. A quel punto mi era chiaro che nemmeno fingermi morta avrebbe potuto evitare lo sfacelo che di li a poco la mia presentazione avrebbe generato.
Dopo pochi minuti ho cominciato a parlare, a presentare la mia esperienza, il mio servizio ed il suo significato. Ho quindi proceduto, come da scaletta, a lasciare la parola ai ragazzi perché quella per me era, nonostante l’imbarazzo, un’occasione per un vero e proprio scambio di visioni sul significato, sul senso e sull’utilità di fare ed essere volontari. Nel proprio Paese come nel mondo. Ed è stato proprio a questo punto che ho capito quanto in realtà la mia esperienza fosse nient’altro che l’esperienza di tutti i ragazzi presenti in aula e non solo, che lo stesso senso, le stesse aspettative e lo stesso significato di volontariato era ciò che in quel preciso momento ci legava indissolubilmente e che faceva vibrare le nostre anime all’unisono. All’improvviso non mi sono più sentita fuori luogo ma mi sono sentita come ad una serata tra amici che si conoscono da sempre e che condividono gli stessi valori, la stessa visione della vita ed il medesimo sguardo verso il futuro. In quel preciso momento attraverso le loro esperienze ho riguardato me stessa ed ho visto in loro quello che anche io e gli altri miei colleghi in servizio civile sparsi per tutto il mondo siamo e siamo stati: giovani combattenti per un mondo più giusto ed equo.

Carlotta Fiorino

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