Il regalo più grande

Ho pensato e ripensato a quale argomento avrei trattato per questo articolo, e a dirla tutta ne ho pure scritti un bel po’ di articoli ma nessuno mi soddisfaceva abbastanza: mi sembravano argomenti, per quanto interessanti, già scritti e letti parecchie volte.

In queste ultime settimane, però, in Perù si è scatenato un evento che, a sentire gli stessi peruviani, non si era mai prodotto nel loro Paese, El Niño Costero. Questo ha colpito soprattutto le regioni del nord, distrutto interi paesi, spazzato via case, strade e ponti, spezzato vite e prodotto un numero indeterminato di sfollati. A Huancayo, dove svolgo il mio Servizio Civile, non è successo nulla di tutto ciò e a parte l’essere isolati via terra (la carretera central che ci collega a Lima è infatti bloccata a causa delle frane) non sentiamo le consequenze di questo fenomeno climatico. Ciò non vuol dire che non ci siamo attivati per aiutare i meno fortunati; infatti, grazie solo a un annuncio via Facebook, i cittadini di Huancayo e delle zone limitrofe hanno cominciato a portare, giorno dopo giorno, ogni tipo di viveri: vestiti, coperte, cibo, ecc., da inviare nelle zone più colpite. Per questa ragione, anche noi volontari, in queste settimane, ci siamo dedicati a raccogliere e suddividere questi beni.

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La comunidad campesina di Cruz Pampa
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La voragine di Cerro de Pasco

 

 

 

 

 

 

Ma perché ho deciso di scrivere un articolo su questo episodio? Da quando sono in Perù ho avuto la possibilità di poter visitare molti luoghi grazie al mio “lavoro”: ho potuto osservare come molto spesso la mano dell’uomo abbia reso l’ambiente circostante invivibile; ho visto paesi letteralmente distrutti a causa dell’estrazione dei minerali e altri che hanno come caratteristica una bella voragine nel bel mezzo della loro comunità a causa della stessa attività estrattiva. D’altro canto ho anche avuto l’enorme fortuna di poter ammirare comunità campesine rimboccarsi le maniche per migliorare la propria situazione economica e sociale, che accolgono con entusiasmo le attività che gli si propongono e mi hanno accettata come se fossi una di loro. Infine, in questa situazione di emergenza, ho potuto percepire come una popolazione può unirsi, nonostante tutte le loro difficoltà e le loro differenze, per aiutare i propri connazionali in un momento di tale criticità.

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Le donazioni arrivate a PASSDIH

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Diciamola tutta, io e questo Paese non sempre andiamo d’accordo, ma di certo quello che mi sta dando a livello umano e lavorativo è un dono enorme che mi porterò sempre dietro. Prima del Servizio Civile ero un po’ una pecorella smarrita: avevo il mio bel diploma di laurea in Cooperazione Interculturale allo Sviluppo ma poche idee su cosa farci realmente, a quale campo dedicarmi, dove poterlo sfruttare nel migliore dei modi. Ora, nonostante i dubbi non manchino, mi sembra che sia tutto un po’ cambiato, ho le idee molto più chiare e mille spunti per il futuro. Ho la certezza che ciò che voglio è questo: contribuire a migliorare la realtà delle persone che ne hanno più bisogno, cercare di “creare” un mondo migliore dove vivere, stare a contatto e cogliere tutto ciò che una cultura diversa dalla mia può trasmettermi.

Questo è ciò che mi rende più felice e questa consapevolezza è il regalo più bello che il Servizio Civile potesse darmi.

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