Il punto di rottura

Settembre 2019. E così mi ritrovo in questa comunità amazzonica in una sera di settembre, con il rio delle amazzoni che si apre davanti ai miei occhi molti metri più in basso, perché in questa epoca il fiume ha una portata ridotta.

Il Rio delle amazzoni è maestoso, non sembra neanche un fiume da quanto lo sguardo si perde in lontananza. Saranno circa le 6 del pomeriggio e il sole comincia a ritirarsi. La luce del tramonto con l’acqua, le nuvole e gli alberi fa uno strano gioco di colori.
È verso quest’ora che gli abitanti della comunità iniziano a scendere al rio per lavarsi o lavare i vestiti. E così osservo questo rituale in silenzio e devo un attimo riprendermi dal fatto che lo sto guardando dal vivo e non attraverso uno schermo. Ed è in quel preciso momento che tutte le emozioni del giorno trascorso vengono a galla.

Le storie di un apu (sindaco) di una comunità amazzonica che combatte per la giustizia e i diritti, che mi ha parlato del problema dell’idrovia e di come questa, se costruita, danneggerebbe la sua e altre comunità. Un uomo che mi ha raccontato degli spiriti del Rio che non devono essere disturbati perché dormono nella profondità del fiume. Un apu che mi ha mostrato un dépliant con l’immagine di persone e mani sporche di petrolio dovuto alle innumerevoli perdite delle tubature per trasportare l’oro nero nella foresta amazzonica. E ancora quel melone che mi è stato regalato da chi quasi non possiede niente. Una barchetta carica di professori e bici che tornano a casa dopo la giornata di lavoro. I panni appesi nelle case fatte di assi di legno. I bambini seduti in mezzo alle galline. I ragazzi che giocano a pallavolo in mezzo alle piante di banano.

Ed è in quel momento che raggiungo il punto di rottura. E così mi ricordo delle parole dette da Lucarelli ormai più di 10 anni prima nella filarmonica di Cracovia nel progetto “Un treno per Auschwitz”. E così è arrivato anche il mio punto di rottura guardando questa scena che mi è rimasta impigliata un po’ nell’anima: la scena di una donna e suo nipote che si bagnano nel Rio delle amazzoni in un tardo pomeriggio di settembre.
In quel momento comprendo le parole che mi erano sempre state dette “le comunità amazzoniche vivono del rio”, vivono del rio sì, per spostarsi, per pescare, per prendere l’acqua per cucinare, per lavarsi.
Vivono del rio
rio amazzoni

abuela e nieto
agua

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