Il mio Perù. Hasta pronto!

cuscoIl sole scottante dei 4000m, le montagne verdi, gialle e marrò, la polvere, l’odore, entrando in bus, di terra e coca masticata, i “casero casero” (letteralmente “di casa”, per la persona che torna sempre nello stesso posto) “rocoto” (peperoni ripieni), “baja baja” (scendere dal bus) gridati nei mercati e sui bus, le strade piene di buche, i sorrisi, le signore coi cappelli e i vestiti andini per strada, i grovigli di fili neri della luce, ascoltare il quechua, il porcellino d’india al forno, le case di mattoni incomplete, i cani e le loro cacche dappertutto, la cumbia e la musica in ogni angolo e momento, l’odore dei gas di scarico, gli sguardi verso il gringo, i taxi che suonano all’infinito, i lama e gli alpaca, la chicha e il pisco sour, gli annunci politici sui muri delle case, le scalinate e la mancanza di ossigeno, l’arte e l’artigianato, il respiro ancora presente degli inca, il cagotto, il pub in Plaza de Armas (suerte Ukukus), la famiglia di Cáritas Cusco, la pioggia che lava e che alza l’odore di pipì di cane, i bambini urlanti, gli spari in qualsiasi momento per chissà quale motivo, l’odore di eucalipto bruciato nelle comunità campesine, la sua gente umile, generosa e di gran cuore.
Añay Cusco, Grazie Perù. Hasta pronto!

Mirko Volpicella, Casco Bianco FOCSIV a Cusco, Perù.

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