Il caso Morococha: aspettando i risultati

Sono i rumori a colpire di più.

Qui, tra le profonde valli andine le strade toccano i 5000 m di altitudine e si cammina con il fiatone; se passa una nuvola a coprire il sole muori di freddo e quando se ne va toglierti il cappotto non basta; qui, tutti vestono in arancione; qui, tutto è in funzione della miniera; qui, l’acqua sa di ferro; qui, tutti sanno di essere malati; qui, a nessuno importa; qui, l’importante è lavorare; qui, nessuno, credo, possa dire che sia del tutto sbagliato.

E’ forte la contraddizione sociale che sempre emerge in contesti come quello di Morococha.

Ci troviamo in Perù, nella provincia di Yauli, regione di Junin, tra i paesaggi antichi e spenti della sierra centrale in una delle zone cardine d’estrazione mineraria del paese.

Qui è l’impresa a farla da padrona, qui ci si sente molto piccoli di fronte a quel rumore.

Parlo del rumore che si sente quando davanti a te una montagna viene fatta lentamente in polvere. Quel rumore che continui a sentire mentre parli con un cittadino di Morococha che non vuole lasciare la sua casa. Quel rumore che continui a sentire quando, poi, te ne vai.

La storia di Morococha ha radici profonde, risale ai primi anni 20′ del secolo scorso, quando, dopo una lunga serie di rilevamenti, tra queste montagne vennero individuati importanti giacimenti di rame e molibdeno. La Pasco Cooper Corporation, un impresa privata, fu la prima ad ottenere i diritti per l’estrazione; siamo nel 1928, e da qui la miniera si sviluppò rapidamente, senza alcun tipo di controllo. Sono questi gli anni della costruzione del “Tunel Kingsmill”(1932-1934), un canale di scolo sotterraneo lungo 11 Km necessario al drenaggio e alla raccolta delle acque reflue durante il processo di estrazione. Il Tunel Kingsmill termina direttamente nel Fiume Yauli, la principale fonte d’acqua delle comunità circostanti, acque che venivano utilizzate per l’irrigazione, l’allevamento e l’uso domestico. Per circa settant’anni il Tunel Kingsmill ha scaricato nel Fiume Yauli acque acide, cariche di minerali disciolti e residui di lavorazione delle attività minerarie ad una portata media di circa 1,5 l/s.

Sono questi gli anni in cui nasce e cresce la comunità di Morococha. Una delle tante cittadine che, in Perù, vive in simbiosi con la miniera.

Gli uomini lavorano in miniera e le donne preparano da mangiare ai minatori; lavano e stendono in lunghe file, le numerose uniformi arancioni.

Nel 1974 la Pasco Cooper Corporation fu statalizzata; nacque la Empresa Minera del Centro de Perú S.A. (Centromín Perú S.A.), che in seguito, nel 1992, lasciò i diritti di estrazione del distretto di Morococha a diverse imprese private.

Il 2003 fu un anno importante per la storia di Morococha: lo stato approvò un nuovo progetto di estrazione: il “proyecto Toromocho” ad opera dell’impresa cinese Chinalco S.A.

Lo studio di impatto ambientale di questo progetto venne poi approvato solo nel 2010 per una vita utile di miniera di 36 anni. Il progetto prevede l’estrazione di minerali attraverso il “taglio aperto” utilizzando metodi convenzionali (per il rame: frantumazione, macinazione, flottazione e ispessimento; per il molibdeno: ossidazione a pressione) e camion per il trasporto dei minerali estratti.

Il contenuto totale di minerale che verrà estratto durante questi anni è stimato a 1’526 milioni di tonnellate con una concentrazione media del 0,48% di rame, 0,019% di molibdeno e 6,88 g/t di argento. L’impianto produrrà una media di 1’838 tonnellate al giorno di concentrato di rame, 25,7 di ossido di molibdeno ().

L’investimento per lo sviluppo della miniera si aggira intorno a 2’200 Milioni di dollari americani, circa l’8% dell’investimento privato di tutto il Perù.

Al termine dei 36 anni della montagna Toromocho rimarrà un cratere profondo 300m.

L’ombra di Toromocho si estese anche a minacciare la modesta comunità di Morococha. Sfortunatamente il piccolo paese, nato e sviluppatosi in circa 100 anni, funzione delle attività di estrazione susseguitesi nel corso del secolo passato, sorge nella zona d’influenza del progetto; benché al tempo della sua fondazione quel territorio, caratterizzato da una bassa concentrazione di minerali, non fu preso in considerazione per le prime operazioni estrattive, ora, a seguito di settant’anni di intenso sfruttamento della montagna, rientra necessariamente nei piani dell’impresa.

La soluzione di tale problema fu, ad opera di Chinalco, la costruzione di una nuova città, Carhuacoto o Nuova Morococha, attraverso un investimento di 40 milioni di dollari per la costruzione di 1’200 abitazioni dove sarebbe stato possibile spostare i 9’000 abitanti della attuale Antica Morococha, destinata alla completa demolizione.

La nuova città sarebbe stata provvista di strade asfaltate, scuole, municipio, casa di salute, luce elettrica, acqua corrente e parchi; iniziò così il processo di trasferimento degli abitanti e, con questo, un interminabile conflitto sociale.

Gli abitanti di Morococha protestarono per il necessario trasferimento, visto per alcuni come un abuso. La maggioranza, vedendo la propria qualità di vita alzarsi notevolmente, accettò il compromesso; anzi, in perfetto “stile peruviano”, vennero chiamati anche i parenti, non residenti in Morococha, ad accaparrarsi il diritto di abitare nella nuovissima città costruita ad hoc.

La reazione repentina di Chinalco, a questo punto, fu di creare una commissione che potesse stabilire gli aventi diritto alle nuove abitazioni, atto che portò inevitabilmente alla nascita di numerose controversie, alcune tuttora in corso.

Siamo nell’ottobre 2012, inizia l’esodo degli abitanti del distretto di Morococha; nel corso di 3 anni furono valutate ed accettate le domande di gran parte della popolazione, grazie anche alla mediazione di numerose istituzioni, prima tra tutte, la “Mesa de diálogo para el reasentamiento poblacional de Morococha ” dell’Arcivescovato di Huancayo.

Alla data attuale, dei 9’000 abitanti, sono 150 i non aventi diritto e gli affezionatissimi alla vecchia città ad essere ancora residenti nella Morococha Antigua.

Per loro ora la vita non è affatto semplice. Come Davide devono lottare contro il colosso, la grande impresa, la cui risposta al rifiuto è tutt’altro che accomodante.

L’invito a collaborare si manifesta attraverso azioni quantomeno discutibili: agli abitanti rimasti vengono fatte mancare luce elettrica e acqua corrente per intere settimane e, nel cuore della notte, attraverso esplosioni controllate, vengono fatte saltare in aria le case oramai vuote; per prime toccò alle case vicine a quelle ancora abitate generando inevitabilmente paura e senso di pericolo, oltre al disagio generato nel vedere il proprio quartiere demolito. Si approfitta dell’assenza dei proprietari per distruggere.

Il conflitto non si limita tuttavia solo agli irriducibili che non hanno accettato il compromesso.

La situazione di Carhuacoto va complicandosi nel corso del tempo. Il tempo, infatti, ha svelato le numerose faglie di un progetto ambizioso e mal realizzato. La nuova città, costruita sotto un grande lago (laguna Huascacocha) e sopra un’antica palude, in parte bonificata nel corso del secolo passato, presenta seri problemi legati all’umidità. In pochi mesi i pavimenti di alcune delle nuove case hanno incominciato ad inclinarsi, colpa dell’instabilità di un suolo percorso da numerose falde acquifere sotterranee.

Comuni sono le infiltrazioni e visibile è ora la degradazione dei materiali utilizzati per la costruzione.

Generale è la preoccupazione che un evento sismico (frequente in queste zone) causi la rottura degli argini della laguna Huascacocha e l’inondazione della città.

Inoltre, l’ubicazione della nuova città, stretta tra ile grande corpo d’acqua e la montagna, non permette un normale sviluppo. Quest’aspetto diventerà fondamentale quando, allo scadere dei 36 anni di vita di Toromocho, la necessità sarà quella di diventare autosufficienti.

In poche parole, Carhuacoto o la Nuova Morococha, è destinata a morire con la miniera.

La visita a Morococha mi ha dato modo di confrontarmi con quel rumore che a tratti diventa assordante.

Insieme a Miriam che da Lima, accompagnata da due tecnici di laboratorio, ci ha raggiunti a la vicina Oroya, abbiamo raccolto campioni d’acqua in 17 diversi punti di monitoraggio, seguendo il fiume Yauli fino ad arrivare alle tre Lagune di fronte al Taglio aperto della miniera.

Durante il giro siamo stati seguiti (senza averlo chiesto) dai vigilanti e dai tecnici di Chinalco che hanno scelto per l’occasione gli stessi punti di campionamento per il loro monitoraggio.

Lo scopo ultimo dell’iniziativa, oltre a saggiare il livello di contaminazione dell’acqua interessata dal processo estrattivo, è stato quello di dare consapevolezza e i giusti stimoli agli abitanti del distretto attraverso un tipo di monitoraggio “partecipativo”.

Sono stati invitati a partecipare due rappresentanti della popolazione che hanno assistito alla raccolta dei campioni per buona parte del giro.

Come sta succedendo per La Oroya (quinta città più inquinata al mondo, dove il 99% dei bambini presenta concentrazioni di piombo allarmanti nel sangue), la protesta non si concentra sul crimine ambientale, ma sulla stabilità che l’impresa offre alla popolazione.

L’estrazione mineraria è fondamentale per lo sviluppo economico del paese”, tutti lo recitano con convinzione e tutti mettono il tema della salute umana in secondo piano.

Si vive alla giornata, e l’importante è avere il pane sul tavolo quando il turno in miniera finisce.

Monitoraggio (punto 1)
Monitoraggio (punto 1)
Fine monitoraggio, in arancione i tecnici Chinalco
Fine monitoraggio, in arancione i tecnici Chinalco
Monitoraggio, sullo sfondo un'infreddolita Miriam
Monitoraggio, sullo sfondo un’infreddolita Miriam
Carhuacoto o Nueva Morococha
Carhuacoto o Nueva Morococha
Tunel Kingsmills
Tunel Kingsmills
Minatori di Morococha
Minatori di Morococha
Montagna Toromocho
Montagna Toromocho
Moococha antigua, prima e dopo
Moococha antigua, prima e dopo

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