I miei quattro mesi: ritrovare il senso del Servizio Civile

le mie giornateSe devo dirvi che è stato tutto semplice non è vero. Se devo dire che sono riuscita sempre a sorridere e ad essere serena non è vero. E ancora, se devo dirvi che mi sono sempre sentita nel posto giusto non è vero.

Oggi sono qui, dopo 4 mesi a descrivere la mia prima parte del Servizio Civile  che sto svolgendo in Kenya, non lontano dalla baraccopoli di Soweto nel centro Shalom dell’Africa Chiama.

I giorni sono volati, le settimane anche, ma non sono mancate giornate di una esperienza intensa che per quanto difficile ti colpisce, ti segna, ti cambia. Ho vissuto momenti di notevole difficoltà, in primis per il contesto in cui si vive l’esperienza e poi perché le relazioni non sono sempre semplici da costruire, specialmente in un altro paese molto diverso da quello in cui sei nato e cresciuto.

In questi 4 mesi ho avuto problemi di salute, sono stata spesso male, mi sono sentita spesso debole. In questi 4 mesi ho conosciuto tante persone diverse da me, persone con cui ho avuto difficoltà nel relazionarmi nonostante sia una ragazza espansiva e allegra.

Nei momenti più bui di instabilità emotiva sei in constante pensiero, ti poni mille domande, ti chiedi perché sei venuto fin qui, ti chiedi perché ti vengono dei dubbi se quello che stai facendo è quello che hai sempre desiderato fare, ti chiedi se è giusto essere qui. Così spesso mi sono ritrovata a cercare un senso. Un senso alle mie giornate, un senso alle mie relazioni.

Ed il mio senso l’ho ritrovato partendo dal dolore.

L’Africa, il Kenya, Soweto  mi stanno dando la possibilità di mettermi a nudo, di spogliarmi di tutte le sicurezze che fino a qualche mese fa facevano parte della mia vita. Qui sto riscoprendo me stessa, sto cambiando, ma la cosa unica è che il questo cambiamento proviene dall’interno. La mia rivoluzione la sto compiendo dentro di me. Questo lo devo alla cultura che mi sta ospitando e alle persone con cui sto coltivando una relazione unica. Il mio senso nasce da un cambio di prospettiva: se si continua a rimanere su un unico punto si riesce a vedere solo quello che quel punto offre, se invece  si inizia a cambiare prospettiva sicuramente lo sguardo cade su qualcosa di nuovo, gli occhi danno una visuale diversa, un nuovo orizzonte.

Mi alzo alle sette, inizio alle 9.00 e torno in stanza nel pomeriggio senza mai fermarmi. Una persona per me importante dice: “Che bello essere stanchi per aver fatto semplicemente quello per cui si è nati. La vittoria nella vita non è il successo o i soldi, è essere stanchi senza essere stressati per esserlo. Sono piacevolmente stanca. Vado a dormire. Sono felice“. Questo è quello che succede a me da quando il 13 marzo mi sono inserita nella realtà africana. Quando si dice che il Servizio Civile è un anno di crescita non lo so dice tanto per dire ma perché è effettivamente così. Lo sto vivendo sulla mia pelle, lo sto vivendo nella mia mente ma soprattutto lo sto vivendo nel mio cuore. Questo è il bello di un’esperienza unica come il Servizio Civile. E’ un anno duro che dà la possibilità di guardarti dentro, è una occasione non solo per crescere professionalmente ma soprattutto per acquisire consapevolezza di chi si è come persona.

Le difficoltà riscontrate e le altre che, indubbiamente, mi appresterò a vivere mi fanno compagnia nei momenti di solitudine; tuttavia con grande entusiasmo affermo di essere fiera di portare avanti quello in cui credo perché in fondo ho avuto il coraggio di dedicare spazio solo ai più veri sentimenti. Il cammino verso la fine del mio anno è ancora lungo ma rifarei questa scelta ogni secondo della mia vita.

Spero che tutti i ragazzi della mia età abbiano la fortuna di riscoprirsi come sto facendo io, di guardarsi dentro e di cogliere l’essenza reale dell’altro e della diversità. E’ valorizzando e distinguendo il diverso che si può dare una forma definita a sé stessi.

Quindi amici andate, partite, scoprite, non esitate. Sappiate che un viaggio cambia senso da come riempite i vostri bagagli non all’andata ma al vostro ritorno.

Valentina Cerbone, Casco Bianco con L’Africa Chiama in Kenya.

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