I miei primi sei mesi in Perù, una grande scuola

volti

In questi ultimi sei mesi mi sono chiesta molte volte quali fossero le cause del mio desiderio di vivere per un anno in Perù. Mi interrogavo sulle cause profonde che vanno oltre la volontà di fare un’esperienza di volontariato in Latino America. Oggi penso che non sono partita per un’avventura, sono scappata invece in cerca di qualcosa che io stessa non conosco. E questa ignoranza l’affronto sempre con entusiasmo, mai con paura.

I primi frutti della bella decisione presa a gennaio (io sono stata ripescata) si vedono già adesso dopo sei mesi. Posso dire di sentirmi cambiata, in una parte essenziale di me stessa. Più cosciente e molto più in ascolto delle mie emozioni e di ciò che mi circonda.

Scappavo da un sistema sanitario standardizzato e depersonalizzante per l’operatore e per il paziente in primis. Scappavo da un mondo del lavoro spietato e senza cuore che fa sentire impotenti e frustrati un popolo di giovani laureati senza esperienza. Scappavo da un mondo di relazioni interpersonali distaccate e superficiali. Scappavo da una etica professionale basata sul compromesso e l’accettazione delle ingiustizie sociali. Scappavo da un concetto di medicina che vuole vendere e complicare, quando serve eliminare, purificare e rendere semplice.

Con questo articolo non voglio dire che in Perù tutto questo non avvenga, anzi. Voglio dire però che questo luogo, questo gruppo di persone in cui ho voluto buttarmi alla cieca sono una grande Scuola per me. Molto più formativo di qualsiasi master o specializzazione universitaria. Formativo in maniera olistica, uso questo termine non a caso.

cena

Difatti il Servizio Civile facilita, senza dubbio, l’acquisizione della consapevolezza del ruolo sociale, economico, culturale, morale, spirituale che la nostra esistenza occupa rispetto a quella degli altri individui, alla polis e alla cosa pubblica. Sono felice che iniziative come questa esistano. E a volte mi chiedo ancora per quanto tempo esisteranno.

miranda1Non posso terminare senza ringraziare la Pachamama che mi mostra quanto il mondo sia meraviglioso, molto più generoso e caritatevole di come pensiamo. L’incontro con la Selva, la guardiana della Naturaleza (la Natura), vera casa di noi umani, è parte di quel qualcosa che stavo cercando senza esserne consapevole.

La Nostra Casa Comune che oggi più che mai nella storia dell’umanità dobbiamo preservare, rispettare e  per la quale dobbiamo essere grati.

“Tierra mi cuerpo, Agua mi sangre, Aire mi aliento, Fuego mi espiritu”                         (terra mio corpo, acqua mio sangue, aria mio respiro, fuoco mio spirito).                    Pedro Fadhar

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Elisa Miranda, Casco Bianco AUCI a Huaycan, Perù.

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