Hidrovia amazzonica: aspettative e preoccupazioni della popolazione Kukama

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Il popolo Kukama è uno dei molti popoli che vivono nell’Amazzonia peruviana e che al momento è minacciato dalle possibili conseguenze del mega-progetto Hidrovia Amazzonica. Gli impatti di questo progetto sono fonte di preoccupazione soprattutto per quanto riguarda la relazione vitale e imprescindibile che l’etnia Kukama ha con il fiume e le acque che scorrono tra le sue rive.

Il fiume è la principale fonte di sopravvivenza per i Kukama, che per questo motivo attendono con preoccupazione i possibile effetti del progetto Hidrovia Amazzonica. In realtà è difficile predire quali saranno questi effetti e come influenzeranno la vita delle popolazioni amazzoniche, poiché al momento non è stato ancora effettuato uno studio scientifico completo e concreto riguardante l’impatto del mega-progetto nell’Amazzonia peruviana.

Ma che cos’è nello specifico questo progetto e perché rischia di essere una minaccia così grande per le popolazioni native che vivono lungo il corso dei fiumi amazzonici? Il progetto Hidrovia Amazzonica è parte dell’Iniziativa di Integrazione delle Infrastrutture Sudamericane (IIRSA) ed è nato da un accordo dello Stato peruviano con COHIDRO, il consorzio incaricato della realizzazione dell’opera, composto dalla società peruviana CASA (Construcción y Administración S.A) e dalla società cinese Sinohydro Corporation Ltd. Il progetto prevede il dragaggio di alcune zone del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti (Marañón, Ucayali e Huallaga), in modo da garantire “una navigazione sicura durante tutto l’anno” (o perlomeno è questo lo slogan promosso dalla società COHIDRO fin dalla sua pagina web iniziale). Durante la stagione secca, infatti, accade frequentemente che le navi di grosse dimensioni abbiano difficoltà a navigare nelle acque basse dei fiumi, arenandosi nei fondali e avendo difficoltà a proseguire scorrevolmente. Il progetto Hidrovia Amazzonica prevede quindi la rimozione di banchi di sabbia o resti di alberi e altri detriti dai fondali, attraverso una pulizia di quelli che vengono definiti “malos pasos” in modo tale che si crei una sorta di “autostrada fluviale”, grazie alla quale le grandi navi commerciali potranno attraversare l’Amazzonia, dal Brasile al Perù, durante il corso di tutto l’anno e soprattutto senza il rischio di rallentamenti.

Negli ultimi cinque anni, l’ambizioso progetto ha dovuto passare per varie tappe istituzionali e non al fine di essere approvato. Una di queste include la cosiddetta “consulta previa”, ovvero la raccolta di opinioni ed, eventualmente, la finale approvazione delle popolazioni native la cui vita sarà direttamente influenzata dal progetto. Nel caso dell’Hidrovia, la consulta previa è stata realizzata a partire dal 2015, dopo un controverso processo durante il quale l’organizzazione indigena ACODECOSPAT è insorta contro lo Stato peruviano, lamentando la mancanza di consulta durante le prime fasi del progetto. Tuttavia, ci sono svariati dubbi al riguardo: la consulta è infatti iniziata senza l’utilizzo di studi scientifici riguardanti i possibili impatti del progetto.

Rusbel Casternoque, leader della comunità nativa Kukama Tarapacà, situata sulle rive del Rio delle Amazzoni, ha partecipato attivamente a incontri informativi, seminari e riunioni sul tema del progetto Hidrovia. Rusbel non è solo il leader della sua comunità: è anche riconosciuto come sabio Kukama, ovvero un profondo conoscitore della cultura kukama e delle sue tradizioni. Per questo motivo, Rusbel è stato incluso, da parte della delegazione istituzionale che si occupa dello svolgimento della consulta previa, come rappresentante della popolazione nativa kukama in tutti gli incontri informativi e i seminari sul tema Hidrovia. I possibili effetti del progetto che preoccupano Rusbel sono in primis quelli legati agli impatti di tipo ambientale, in particolare per quanto riguarda il tema dell’alimentazione e delle fonti di sostentamento delle comunità native che vivono lungo i corsi dei fiumi coinvolti.

“[…] Devono darci risposte riguardanti il tema dell’alimentazione. Come possono assicurarci che avremo ancora da mangiare? Se consideriamo i pesci, per esempio…se dragheranno il fiume, come sappiamo che i pesci non se ne andranno? Potrebbe succedere che, a causa dei lavori, i pesci non tornino mai più a vivere in certe zone del fiume. Noi Kukama esigiamo uno studio dell’impatto ambientale che ci assicuri che le nostre fonti di sostentamento non saranno messe a rischio.”

La preoccupazione di Rusbel deriva dal fatto che i Kukama sono un popolo di pescatori e il pesce rappresenta la base della loro dieta e della loro economia. Infatti, quello che non viene utilizzato per il sostentamento della famiglia viene portato al mercato più vicino e venduto. Di conseguenza, è facile comprendere come la pesca sia l’attività principale che sostiene il popolo Kukama e determina la loro indipendenza economica.

“Il popolo Kukama e altre popolazioni native si dedicano alla pesca per garantire un’entrata economica a tutta la comunità. Quindi, se in seguito al dragaggio i pesci scompariranno, questo influenzerà l’economia delle nostre comunità. E indirettamente, se si minaccia l’economia attraverso la con la minaccia della scomparsa della pesca, questo creerà una reazione a catena influenzando a sua volta molte altre cose – come l’educazione dei bambini e la salute degli abitanti delle comunità”.

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Ma c’è anche un altro problema legato all’economia delle popolazioni native, meno evidente, ma ugualmente preoccupante per coloro che vivono vendendo i propri prodotti al mercato: come spiegato in precedenza, l’obiettivo principale del progetto Hidrovia consiste nel facilitare la navigazione lungo il corso dei fiumi amazzonici alle grandi navi commerciali. Questo significa che, di conseguenza, beni commerciali importati e venduti a prezzi competitivi entreranno nel mercato locale, creando concorrenza con i prodotti autoctoni che i kukama pescano, coltivano e raccolgono per poi rivendere nei mercati cittadini.

“Sappiamo già come andrà quando arriveranno le altre navi; arriverà riso da altre parti e il prezzo del riso prodotto da noi crollerà”.

Un altro aspetto importante, ma meno evidente soprattutto agli occhi dello Stato peruviano, è l’impatto socioculturale del progetto Hidrovia: ovvero come il dragaggio del fiume influenzerà la vita spirituale del popolo Kukama, le cui credenze ci raccontano di un mondo parallelo popolato di esseri spirituali che vivono nelle acque del fiume. Gli spiriti acquatici, secondo la cosmovisione Kukama, vivono in città simili a quelle terrestri, grandi e piccole, i cui abitanti possono interagire in maniera differente con coloro che vivono sulla terra. I Kukama sostengono che spesso le persone che spariscono dalle comunità, e non vengono mai ritrovate, stiano vivendo in queste città acquatiche, insieme agli spiriti e alle creature che vivono nel fiume e lungo il suo corso. Come racconta Rusbel, infatti:

“Il tema culturale è un tema che ci sta molto a cuore. Quando partecipiamo alle riunioni riguardanti l’Hidrovia, loro [gli ingegneri] ci chiedono quali parti del fiume sono sacre. Ma per noi non è che esiste una parte sacra qui, un’altra lì…oppure che una parte della spiaggia è sacra e l’altra no…no! Tutto è sacro. Noi crediamo che lungo tutto il corso del fiume ci siano popolazioni che vivono dentro l’acqua. Ci sono popolazioni grandi e piccole, però tutto il fiume è popolato. Questi malos pasos di cui parlano, forse saranno malos pasos per loro. Per noi sono sacri! Tutto il fiume è sacro. Tutto.”

Nella cosmovisione Kukama infatti esistono tre mondi: il mondo del cielo, il mondo della terra e il mondo dell’acqua. Nel mondo dell’acqua vivono spiriti differenti, come per esempio i bufeos (delfini rosa tipici dell’Amazzonia), le sirene e gli yacuruna. Questi spiriti, dunque, vivono in città che assomigliano alle città terrestri: ci sono case, alberi, strade, fiumi e anche moto-taxi, esattamente come sono presenti nelle città reali. A volte, gli esseri che vivono nell’acqua emergono e visitano i villaggi terrestri, portando alcuni degli abitanti a vivere con sé nelle loro città sommerse. Nella maggioranza dei casi si tratta di bambini o di persone delle quali gli spiriti dell’acqua sono innamorati. Può sembrare, apparentemente, che si tratti di rapimenti veri e propri, ma nella cosmovisione di questa etnia indigena il tutto si connota di una sfumatura positiva e  spirituale ampiamente accettata.

“Crediamo che il popolo Kukama abbia famiglie nell’acqua: a volte gli spiriti portano la gente a vivere con loro nel fiume. Lo fanno i bufei, le sirene…si portano dietro quelli di cui si innamorano. Se li portano a casa e vivono con loro lì, sott’acqua”.

 Per i Kukama, quindi, coloro che vivono nei fiumi non hanno solo un significato di tipo culturale: hanno anche un valore sentimentale. Quando un abitante di una comunità sparisce e non si ritrova più, per i Kukama può voler dire che questa persona è andata a vivere sott’acqua con gli esseri spirituali. Coloro che stanno vivendo nel mondo degli spiriti acquatici comunicano con le loro famiglie, che vivono nel mondo terrestre, attraverso i sogni. Per esempio, i bambini scomparsi possono apparire in sogno alle loro madri per rassicurarle, per dire loro che sono ancora vivi, che stanno bene e che vivono nel fiume insieme agli yacuruna. Nelle acque dei fiumi amazzonici, quindi, non esistono solo creature leggendarie, ma anche figli, zii, nonni, madri, almeno secondo la visione cosmologica indigena. In questo senso, i Kukama hanno una relazione personale e profonda con questo mondo, relazione che il mondo moderno in cui viviamo non è abituato a pensare, nè tantomeno a considerare.

Tra le acque inoltre vivono anche le cosiddette Madri dei Fiumi e delle Lagune. L’Ipira mama, per esempio, è la guardiana dell’acqua e la madre dei pesci; inoltre è colei che decide quando il livello dell’acqua deve alzarsi o abbassarsi. Anche Purahua, il serpente, può influenzare l’innalzamento o l’abbassamento dell’acqua. Un’altra Madre è la Raya Mama, una razza gigantesca, con un corpo talmente grande che può sembrare una spiaggia. I pescatori Kukama raccontano che sono spesso stati ingannati da lei, credendo di avere ormeggiato le loro barche su una spiaggia che si è poi sommersa all’improvviso, creando molinelli e rischiando di trascinare i pescatori e le loro piccole imbarcazioni sott’acqua insieme a lei. Similmente, la Charapa Mama è una tartaruga che assomiglia a un’isola e che può avere lo stesso aspetto ingannevole.

Tutto ciò non deve indurre il lettore a pensare che le creature qui descritte vengano percepite dai kukama come malvagie: fanno anch’esse parte di un tutto, di un mondo naturale e spirituale che non può (e non deve) essere soggetto a interpretazioni di stampo razionale; si parla di credenze e come tali andrebbero trattate e rispettate. Per il popolo Kukama, quindi, esiste una diversità di esseri che vivono sotto il livello dell’acqua. Il progetto Hidrovia, dragando il fiume, mette a rischio la vita di questi esseri e, con essa, le credenze e l’identità dei kukama stessi. Quelli che gli ingegneri considerano malos pasos sono per il popolo Kuakama luoghi sacri, dove si sviluppano forme di vita parallele a quelle del mondo terrestre. Infatti, Rusbel prosegue raccontando:

 “Quando gli occidentali parlano di malos pasos, noi continuiamo a vedere quello che già conosciamo: lì potrebbero esserci la coda o la testa della Purahua; quando appare una spiaggia in mezzo al fiume, ecco che lì c’è la Raya Mama. Come d’abitudine, le Madri si nascondono in un certo posto e lì si ammucchiano la sabbia o il fango, e così si crea una spiaggia. Per questo, per noi popoli nativi il dragaggio del fiume minaccerà, con il tempo, di far allontanare da noi questi esseri spirituali.”

 In quest’ottica, i Kukama devono purtroppo anche confrontarsi con lo scetticismo degli ingegneri e dei concessionari del progetto Hidrovia, incluso lo Stato peruviano, riguardo questi temi. La cosmovisione nativa infatti viene difficilmente accettata da coloro che non conoscono la realtà amazzonica o che non hanno mai avuto modo di confrontarsi con le popolazioni native che abitano queste zone.

Va detto che l’Hidrovia Amazzonica è un progetto che, almeno secondo coloro che lo promuovono, porterà sviluppo economico al Paese ed è proprio qui che sorge il più grande conflitto di tipo socio-culturale di tutta la questione: essendo focalizzati sui soli benefici di tipo materiale-economico, i concessionari che stanno promuovendo la realizzazione di questo progetto hanno evitato o dimenticato di concentrarsi sull’impatto culturale nei loro studi preliminari.

“Gli ingegneri, logicamente, negano che gli esseri spirituali esistano. È logico. Perché le politiche del Governo stesso non contemplano la loro esistenza, nonostante sia da anni che cerchiamo di trasmettere il messaggio che C’E’ VITA SOTT’ACQUA. Lo Stato peruviano ha evitato di considerare questo tema per molti anni, senza voler riconoscere la vita spirituale delle popolazioni indigene. Coloro che non conoscono, coloro che non credono, coloro che non hanno mai vissuto insieme a noi ovviamente negheranno che queste cose esistono, e diranno che è una pazzia sostenere il contrario! “Ma guarda un po’ cosa dice questo qui! Deve essere un idiota, un pazzo. Come possono credere che ci sia vita sott’acqua?! L’acqua è acqua, non ci sono altre cose”. Ma questo è semplicemente un punto di vista: quello occidentale. Il punto di vista indigeno osserva più in profondità, SA che c’è qualcosa al di là della vita concreta”.

L’aspetto culturale è dunque quello meno considerato dai pochi studi effettuati sul progetto Hidrovia, nonostante sia uno degli elementi su cui l’impatto sarà più negativo e, potenzialmente, catastrofico. Infatti è difficile (se non impossibile) tentare di combinare la cosmovisione Kukama con il dragaggio del fiume. L’impresa che si occuperà di realizzare l’opera si focalizza soprattutto sul trovare soluzioni, o per lo meno risposte, ai problemi ambientali, dal momento che sono quelli su cui si incentrano le maggiori critiche da parte delle molte persone che non vogliono vedere la realizzazione di quest’opera. Gli ingegneri, di fronte alle perplessità che vengono loro rivolte, spiegano come il dragaggio influenzerà solo in maniera marginale l’ambiente (cosa di cui peraltro permangono dubbi, come descritto in parte sopra). Tuttavia, qualsiasi tipo di intervento sui corsi d’acqua influenzerà gli spiriti che in essi vivono: scavare nei luoghi che popolano questi esseri spirituali significherà obbligarli a trasferirsi altrove, separando inevitabilmente le famiglie che vivono sulla terra dalle famiglie che vivono sott’acqua.

È chiaro che qui si sta parlando di tematiche che non possono essere analizzate da un punto di vista scientifico. Siamo di fronte a un problema storico che quasi sempre è stato risolto, o nemmeno considerato, pregiudicando coloro che difendono e professano un aspetto culturale astratto; soprattutto se, come in questo caso, coloro che si battono per la propria “sopravvivenza culturale” appartengono ad un gruppo sociale considerato di minoranza da un punto di vista economico e politico. Come si può evincere dal seguente commento di Rusbel, nel progetto Hidrovia, la visione scientifica applicata agli studi preliminari si scontra con la vita culturale dei Kukama e la loro esperienza di vita:

“Loro [gli ingegneri] sono convinti che, con la tecnica che usano, ci convinceranno. Si basano sui numeri, stanno facendo uno studio scientifico senza però prendere in considerazione il tema culturale. Per noi la visione scientifica non è separabile dalla visione culturale. Però gli ingegneri non hanno mai pensato alla combinazione di questi due aspetti, perché sono totalmente focalizzati sul loro studio. Noi Kukama non abbiamo imparato quello che sappiamo all’università; lo abbiamo imparato attraverso la nostra esperienza di vita quotidiana. Da lì abbiamo imparato quello che sappiamo, da lì abbiamo preso contatti con gli esseri che vivono nel fiume. Siamo sempre stati in contatto con questi spiriti, e sappiamo che sono esseri viventi che sanno pensare, sentire, hanno sentimenti, possono infastidirsi: sono lì in carne e ossa”.

Le conoscenze e le credenze Kukama si manifestano nella loro vita quotidiana e nelle tradizioni trasmesse dai loro antenati. Nella cosmovisione indigena gli spiriti del fiume non sono entità impalpabili e invisibili, ma piuttosto sono esseri reali che interagiscono con la gente del mondo terreno: dragare il fiume vuol dire rompere questa relazione spirituale e culturale, distruggere una tradizione che è sopravvissuta attraverso gli anni e che si è mantenuta viva nonostante tutti i cambi storici e sociali a cui ha dovuto far fronte. In questo senso, il progetto Hidrovia rischia di influenzare profondamente la società Kukama, cancellando credenze tradizionali, minacciando l’esistenza che hanno della cosmovisione e la loro stessa identità.

Per concludere quest’analisi, vi è da dire che la negazione o la non considerazione degli aspetti socio-culturali fin qui affrontati, potrebbe portare alla creazione di un conflitto insanabile tra lo Stato peruviano, che appoggia e promuove il progetto, e il popolo Kukama. Lo Stato potrebbe perdere per sempre la fiducia dei popoli nativi, che potrebbero addirittura iniziare a considerarlo come un antagonista, invece che la struttura sociale e politica di cui loro stessi sono parte integrante. In tal senso, il progetto Hidrovia rischia di aumentare il sentimento (già presente ed alimentato da molti altri fattori storici e politici) di esclusione e isolamento provato dai Kukama e, più in generale, dalle popolazioni indigene dell’Amazzonia, minacciando la loro stessa identità attraverso un mega-progetto al quale si oppongono strenuamente:

“Noi chiediamo che gli spiriti del fiume vengano rispettati come dobbiamo venir rispettati noi stessi. Anche loro hanno diritto a essere rispettati, perché sono esseri viventi, e non si può decidere di cambiare arbitrariamente la loro vita, così come non si può decidere di cambiare arbitrariamente la nostra. L’aspetto culturale deve essere rispettato! Dragare il fiume significa distruggere una cultura, e se gli ingegneri non prenderanno il tema culturale in considerazione nel loro progetto, non avranno mai il nostro appoggio.”

Come si può evincere dalla conversazione avuta con Rusbel, nonostante i lavori per la realizzazione dell’Hidrovia non siano ancora iniziati (l’inizio è previsto per Marzo 2019), questo progetto sembra già essere molto presente nella vita dei Kukama e delle altre popolazioni indigene amazzoniche, generando un flusso continuo di preoccupazioni, timori e dubbi. la conclusione di questo saggio indigeno trasmette un messaggio  importante, accompagnato da un retrogusto amaro:

“Noi, popoli nativi, siamo stanchi di vedere che i governi Peruviani, nel corso degli anni, abbiano ceduto le ricchezze dell’Amazzonia ad altre persone. E adesso vogliono cedere anche i nostri fiumi, che sono sempre stati nostri, anche prima che il Perù diventasse una repubblica. Il Governo parla di coscienza: però noi vediamo solo incoscienza. Per parlare di coscienza bisogna essere coinvolti emotivamente. Il popolo Kukama è pacifico, però siamo stanchi di questi soprusi. Arriverà il momento in cui ci ribelleremo!”.

 Lucrezia Giordano e Veronica Pellizzari, Caschi Bianchi FOCSIV a Iquitos, Perù

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