Hai trovato quello che stavi cercando?

Tick-Tock 100%

Tutte le strade sono uguali, non portano da nessuna parte. Sono strade che passano attraverso boschi, villaggi, case, persone. Ognuno di noi ha percorso moltissime strade nella propria vita, per non andare alla fine, da nessuna parte. Ma quando ci si trova davanti a un bivio, probabilmente la domanda che è lecito porsi prima di imboccare una delle due strade è: “Questa strada ha un cuore?” Questa strada che andrò a percorrere mi sarà lieta e potrà rendermi forte? O non farà altro che indebolirmi?

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Spesso dimentichiamo di porci questa domanda prima di imboccare un sentiero o mentiamo a noi stessi sulla risposta, dandoci soluzioni che ci sembrano giuste al momento, ma che ci distruggeranno successivamente.
Dicono che quando la strada ha un cuore lo senti e basta. Non ti turba l’idea di intraprenderla.
Quando sono partita, nemmeno io mi ero posta questa domanda, mi sembrava superfluo, perché in cuor mio conoscevo già la risposta. Ma forse chiedermelo mi avrebbe permesso di mettere sulla bilancia tutte le mie aspettative, tutti i miei dubbi e le mie certezze. Ero consapevole, che qualsiasi cosa sarebbe successa qui, sarei tornata con qualcosa di diverso.
Non voglio parlare della relatività del tempo e di come mi sembra di essere qui già e allo stesso tempo ancora da 9 mesi. Ma mi rendo conto, con il passare dei giorni, che si avvicina la fine e che non posso fare nulla per allontanare quel momento. Allora inizio a fare un po’ di bilanci, per capire cosa è successo nella mia vita nell’ultimo periodo, se il mio cuore c’era.

Mi guardo intorno, mi fermo a respirare il silenzio che mi circonda, e per la prima volta qui sento di aver costruito qualcosa. Sento di aver edificato una parte di me, che è evoluta, spero in modo irreversibile, nel confronto, nel dialogo con chi all’apparenza era così diverso da me. Per l’autostima che a tratti nell’ultimo periodo mi sembrava di aver perso completamente. Per i nuovi colori, che Dio solo sa quante sfumature può avere il cielo al tramonto. Per i sogni, perché desideravo essere qui, e ora desidero vedere altre realtà, e sono tutti cerchi concentrici, come quando butti un sassolino a mare e ogni cerchio accoglie l’altro man mano che diventa più grande. Per l’accoglienza travolgente che ci assale nelle scuole quando andiamo per fare qualche ora di formazione su problematiche di cui, a volte, non sono neppure totalmente consapevoli.

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Perché quando le persone ti si avvicinano e ti donano la loro luce è difficile non rimanerne abbagliati, quando arrivi alla sera e ripensi a ciò che hai fatto durante la giornata e ti rendi conto di quanto tu sia stanca, ma di non aver perso il tuo sorriso, quando ridimensioni la portata dei tuoi problemi e capisci che stai sbagliando in qualcosa e fai un passo indietro, perchè al di là del tuo orgoglio, c’è dell’altro, ecco, forse è in quel momento che sai per certo che nella strada che hai intrapreso c’è un cuore.

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Qualcuno giorni fa mi ha chiesto: hai trovato quello che stavi cercando? Sinceramente non lo so. Non so se ciò che ho trovato sia quello che mi aspettavo. Leggevo da qualche parte che il vero motivo per cui i dinosauri si sono estinti è perché nessuno li accarezzava. Ad oggi bisogna sperare che l’uomo non faccia lo stesso stupido errore con i suoi simili, e qui ho imparato che ci si prova ogni giorno a non fare questo errore e soprattutto che vale la pena provarci, con tutto te stesso. Ma al di là degli insegnamenti che ho avuto stando qui, credo che la cosa più importante che ho trovato, e che probabilmente non sapevo nemmeno esistesse è: “l’incontenibile leggerezza dell’anima”.

Benedetta Piccoli, Volontaria Auci in Kenya

 

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