Distanti ma uniti!

Il 2020 non è un anno che verrà dimenticato facilmente. L’insorgere di una nuova malattia, denominata Covid-19, ha scosso con prepotenza i già precari equilibri del mondo, costringendo tutti a riorganizzare la vita in società; smart working, quarantena forzata e distanziamento fisico sono solo alcune delle conseguenze scatenate da questa pandemia. Ovviamente, ad essere stati coinvolti da questo evento imprevedibile ci ritroviamo anche noi, volontari del Servizio Civile, catapultati in una nuova realtà in cui la formazione avviene online e gli sguardi ad una webcam devono sostituire il contatto fisico.

Eccoci qui, quindi, tra connessioni ballerine e caffè virtuali, a dover descrivere ciò che a parole è difficile da definire: una formazione volta a donare strumenti necessari per intraprendere l’esperienza di Servizio Civile all’estero. Fortunatamente, non tutti i mali vengImmagine formazioneono per nuocere: se a risentirne sono state le pacche sulle spalle e le strette di mano, questo tipo di formazione online ci ha insegnato a utilizzare nuovi strumenti di lavoro interattivi e telematici. Il nuovo contesto non ha influito sull’entusiasmo di ognuno di noi e, forse perché nati nell’era del digitale, ci siamo facilmente adattati ad utilizzare i vari strumenti che si sono stati messi a disposizione quali Jamboard e Breakout Rooms. Lo schermo, per quanto alienante e freddo possa sembrare, ha permesso anche ai più timidi di prendere coraggio e parlare “di fronte” ad altre 22 persone, ha facilitato il lavoro di ricerca di informazioni necessarie allo svolgimento dei più svariati laboratori e ci ha uniti; le stanze sempre diverse hanno ostacolato la tendenza, quasi fisiologica, di creazione di gruppetti permettendo alle personalità più differenti di conoscersi e confrontarsi.

Tutte le difficoltà di questo periodo non hanno intaccato le motivazioni principali per cui ognuno ha deciso di partire, piuttosto ci hanno ulteriormente stimolati, hanno “acceso” la nostra voglia di metterci in gioco, la curiosità di scoprire nuove realtà, la voglia di toccare con mano nuovi ambiti lavorativi e cooperare per creare un mondo più giusto. Ognuno di noi sente il desiderio di fare la propria parte, per quanto piccola possa essere. Ciò che ci unisce non è la prossimità fisica, ma la condivisione di valori e ideali comuni, per questo ci sentiamo distanti ma uniti.

Giada Nicotera e Matteo Galasso, Caschi Bianchi con OSM
Maura Pallaria, Casco Bianco con CPS
Gianmaria Vellucci, Casco Bianco con Co.PE

 

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