Diario di una Gringa a Yurimaguas – Parte II

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Un anno nella foresta amazzonica peruviana, un anno in una piccola bolla, dove lasciarsi alle spalle i ritmi europei per immergersi nella lentezza della selva, in tutto il suo splendore. Le conseguenze possono diventare surreali.

Arriviamo a Yuricity una sera di dicembre, a causa del ritardo del volo Lima – Tarapoto, un ‘lieve’ ritardo che ben presto diventerà l’ottimismo della vita, in selva. A dicembre inizia l’estate australe, in tutto il Sud America, a parte che nella foresta: qui, infatti, nonostante non si scenda mai sotto i 25 gradi, siamo in inverno pieno, mi dicono. Neanche 24 ore e sono già in confusione.

Farsi un bagno in piscina non è stato mai così facile

A gennaio abbiamo chiesto informazioni per nuotare nella piscina dell’albergo affianco a casa, una mezz’ora dopo l’ufficio, era tutto ciò di cui avevamo bisogno. Dalla reception ci rispondono che si sono consultati con il proprietario: abbiamo l’accesso alla piscina quando vogliamo, gratuitamente. Noi, stupite, iniziamo a pensare come sdebitarci, ed ecco come, magicamente, un piatto di gnocchi di patate diventa il bitcoin di Yurimaguas. Almeno 3 volte a settimana, una bella nuotata non ce la toglie nessuno.  Finché un giorno, dopo tre mesi, arriva una donna che si presenta come la proprietaria del locale (appena rientrata da un viaggio) e mi chiede che ci faccio a casa sua, invitandomi a pagare subito l’entrata della piscina, pena l’allontanamento istantaneo. No, non ci sono sconti per mezz’ore post lavoro. Quella sensazione tragicomica me la sento addosso, come se mi fossi persa una parte di un discorso o una scena di un film, perché mi sono inaspettatamente addormentata.

Un anno, in breve

Io, con un po’ di paura nel relazionarmi con i bambini, ho accettato di svolgere le attività sul campo nel componente di salute e malnutrizione infantile (pesare e misurare l’altezza di 300 bambini ogni due mesi);

ho visto animali morire di peste mentre pranzavo, mangiando un buonissimo piatto di pesce;

ho avuto l’opportunità di vedere bambini vivere in situazioni abitative seriamente precarie, con il sorriso sulle labbra;

ho organizzato una mostra di fotografia in un ostello dove il proprietario, dopo avermi visto solo due volte, mi ha confidato come entrare in casa sua quando non c’era. Purtroppo non sono riuscita neanche a salutarlo: è scappato all’improvviso da Yurimaguas e, al suo posto a gestire l’ostello, ora c’è una simpaticissima ragazza finlandese;

sono stata bullizzata (diverse volte) dalle blatte, ma alla fine mi sono anche un po’ affezionata;

ho imparato a non scompormi più quando va via l’acqua corrente, l’elettricità oppure entrambe le cose: è un’opportunità per andare a mangiare fuori, guardando uno splendido cielo stellato.

Di situazioni grottesche, surreali e anche un po’ rischiose ce ne sono state,  ma la verità è che, nonostante ci si possa sempre migliorare, non cancellerei un singolo giorno di quello che è successo in questo anno di servizio civile. Un ringraziamento particolare va a Tania, con la quale ho condiviso, istante dopo istante, tutte le vicissitudini della casa, dell’ufficio e della pazza vita di Yurimaguas.

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