Dalla huelga indefinida alla sospensione dei diritti costituzionali: cronaca di un possibile incendio

“…In tutto il Paese, infatti, possono verificarsi in qualsiasi momento scioperi, dimostrazioni e blocchi della circolazione che spesso degenerano in atti di violenza…”.
(dal progetto “CASCHI BIANCHI IN AREE DI CRISI – PERÚ 2016 – Capitolo “Rischi”)

12 Giugno 2017. Entro in ufficio, poggio le mie cose sulla scrivania e, come ogni mattina, vado nella stanza di fianco a salutare le mie colleghe. Ci scambiamo il saluto tipico di questo lato di mondo (un solo bacio sulla guancia destra, anche quando ci si presenta) e chiacchieriamo del fine settimana trascorso. Poi, arriva il momento della programmazione delle attivitá settimanali.
“Chicas, hay una novedad importante. Nos ha llegado una comunicación desde el SUTE Regional: estarán en huelga a partir del 15 de Junio. No sabemos cuándo termine.”
E penso:<<Quanto vuoi che duri uno sciopero… Roba di un giorno, no?>>
Eh no, proprio no.

La sigla SUTE sta per Sindicato Unitario de Trabajadores por la Educación e riunisce, per regione, i docenti di inicial, primaria e secundaria (dalla scuola dell’infanzia ai 16 anni). I problemi legati all’implementazione dell’ultima riforma (Ley de Reforma Magisterial N.° 29944, anno 2012) stanno provocando attrito con il sindacato che, di fronte alla mancanza di soluzioni, é entrato in sciopero a tempo indeterminato. Un incontro negoziale tra la delegazione del Ministero dell’Educazione e il SUTE non ha portato a un accordo e nella regione di Cusco le manifestazioni quotidiane si fanno accese: i blocchi della circolazione sono mantenuti attivi con il posizionamento di massi sulla carreggiata e con il lancio di pietre verso le macchine che vogliono procedere; gli scontri con la polizia tengono alta la tensione. In apparente contrapposizione a questo clima, molti lavoratori sfilano seri e in abito formale in Plaza de Armas.
36 giorni di sciopero: perché?
I punti in discussione sono quattro: l’aumento salariale, la Ley de Carrera Magisterial, i criteri di valutazione del lavoro e il pagamento della deuda social. Prima di snocciolare i punti, peró, é necessario fornire i termini utili alla comprensione. Un docente puó definirsi “nominato” o “contrattato”, a seconda della stabilitá della propria posizione lavorativa: il primo, dopo aver superato il concorso per la Carrera Magisterial, entra a far parte di un sistema che posiziona i docenti su una scala da 1 a 8, a cui corrisponde un salario crescente; il secondo, escluso temporaneamente dalla Carrera Magisterial, lavora a tempo determinato (Marzo – Dicembre) e puó occupare i posti lasciati vacanti dal processo di nomina.
Il sistema attuale crea un’iniqua distinzione: nonostante i docenti lavorino lo stesso numero di ore e con le stesse modalitá d’insegnamento, i contrattati ricevono uno stipendio mensile che arriva al massimo a quello dei nombrados del primo livello nella scala magisteriale, non possono accedere ai bonus salariali e non godono della possibilita di occupare incarichi direttivi nelle Unidad de Gestión Educativa Locales (UGEL). Su questo punto, il sindacato chiede un aumento dei posti nominativi disponibili affinché tutti i docenti della scuola pubblica possano entare nella Carrera Publica Magisterial e godere, quindi, di migliori condizioni di lavoro. Il Ministero dell’Educazione ha promesso che lo stipendio minimo di un docente contrattato non scenderá al di sotto dei 1780 soles (per 30 ore settimanali = 476 euro; per ora é di 1270 soles = 340 euro) e che l’aumento verrá erogato entro il mese di Agosto 2017.
Altro punto dibattuto riguarda il lavoro dei docenti e, in particolare, la valutazione di questo attraverso il Marco del Buen Desempeño Docente. Ogni tre anni, partendo dal 2017, i docenti saranno valutati in aula sulla base di alcuni criteri. Il docente che otterrá un punteggio inferiore a 2,6 riceverá formazione supplementare e sosterrá un nuovo esame, fino ad un massimo di due volte: se non supererá il secondo esame sará rimosso dall’incarico. Il sindacato ha accolto favorevolmente l’idea di esaminare il lavoro in aula ma, allo stesso tempo, critica alcuni strumenti di misurazione. Secondo Hamer Villena Zúñiga, Segretario per le Relazioni Internazionali del SUTE, gli standard relativi all’attenzione degli alunni sono molto alti. Zúñiga dichiara:<<Il docente deve far sí che il 90% degli alunni stiano attenti (…) il bambino per natura tende ad essere inquieto”. Ha chiesto, quindi, che le percentuali si abbassino all’85% nelle aree urbane e all’80% in quelle rurali. Un altro problema, secondo il sindacato, é che la legge sancisce la formazione iniziale dei docenti proprio sui nuovi temi introdotti e, in 4 anni, ció non é avvenuto.
L’ultima rivendicazione riguarda il pagamento della deuda social. “La Deuda Social está constituida por todas las normas incumplidas, programas fallidos e inequidades generadas por el Estado peruano manejado en forma corrupta y, en la mayor parte de los rubros, incompetente durante los últimos 30 años”. Con la spiegazione ricevuta dalle mie colleghe sono riuscita a riportare questo nobile concetto alla realtá in cui vivo. Negli ultimi anni, lo Stato si é indebitato nei confronti dei suoi cittadini quando non ha rispettato le norme da esso emanate. Nonostante la legge stabilisse la disposizione di una certa quantitá di denaro per la mobilitá dei docenti, essi hanno ricevuto molto meno di quanto gli spettasse. Quasi scontata la loro vittoria in tribunale: lo Stato deve pagare. E ció non sta accadendo, se non per un esiguo numero di persone (Arequipa, 2000 insegnanti).
Insomma, le rivendicazioni sono legittime e necessitano di essere ascoltate immediatamente. In data odierna, 20 luglio 2017, é stato  dichiarato lo statod’emergenza in 6 distretti delle regioni di Cusco e Puno: per 30 giorni sono sospesi i diritti costituzionali. Dei cittadini, dei docenti e dei bambini, a cui il diritto all’istruzione é negato da 36 giorni. Questa mossa politica amplia la frattura tra le parti, delegittima lo sciopero agli occhi dell’opinione pubblica e sospende i diritti alla libertá e sicurezza personali, l’inviolabilitá del domicilio, la libertá di riunione e di transito sul territorio. In un paese, il Perú, in cui gli abusi delle forze di polizia sono all’ordine del giorno. La temperatura salirá e, anche in questa occasione, lo Stato sta soffiando sulle fiamme.

Massi sulla carreggiata
Massi sulla carreggiata
Manifestazione SUTE Regional Cusco
Manifestazione SUTE Regional Cusco
Plaza de Armas, Cusco
Plaza de Armas, Cusco

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