CRONACHE SERIE DALLA META’ DEL MONDO: EPISODIO 3

23/06/2017

Per quelli della mia generazione, Ken Shiro è un nome familiare. Protagonista di un cartone anni ’80 di grande successo, “Ken il Guerriero”, noto per le crude scene di combattimento e per la cupa ambientazione post-apocalittica. Queste caratteristiche fecero di “Ken” un cartone cult in tutto il mondo, Italia compresa.

Dalle nostre parti veniva trasmesso da Italia 7 Gold ed ogni puntata era introdotta da una sigla che ha fatto storia, imprimendosi nella memoria degli adolescenti di allora come uno dei tratti paradigmatici della serie. Eccovene un estratto:

Mai, mai scorderai
l’attimo, la terra che tremò.

L’aria s’incendio’ e poi silenzio.
E gli avvoltoi sulle case sopra la città, senza pietà.

Chi mai fermerà la follia che nelle strade va?
Chi mai spezzerà le nostre catene?
Chi da quest’incubo nero ci risveglierà, chi mai potrà?

Personalmente le prime tre strofe sono quelle che mi sono sempre rimaste impresse. Riassumevano efficacemente la sorpresa, lo sgomento e l’annullamento propri di un cataclisma, repentino e totale, come la guerra nucleare, all’origine degli eventi della storia.

Salto dimensionale e temporale.

Cumbaya, grazioso paese alle porte di Quito, venerdì 23 giugno 2017. L’intero staff di Asylum Access Ecuador, dall’ultimo volontario alla presidentessa, è riunito negli spazi polifunzionali del centro Casa de la Merced.

Tutte le attività programmate per questo giorno sono state cancellate d’imperio, persino progetti previsti da lungo tempo nell’ambito della “Settimana del Rifugiato” e giorni liberi. Ai colleghi di San Lorenzo, Guayaquil e Lago Agrio, a 8,9 ore di autobus da Quito, è stato ordinato di farsi trovare ai propri posti in mattinata, per poi ripartire non appena terminata la riunione. Uno sforzo non indifferente.

Nessuno sa niente. Nessuna spiegazione è stata inoltrata. L’unica cosa sicura è che succederà qualcosa. Impensabile che dietro a una simile mobilitazione generale non si celi qualcosa di importante.

Un indizio appare alquanto illogico, sinistro. La cinquantina di membri dell’organizzazione è stata divisa in due gruppi. Volontari e contrattati dall’UNHCR (Alto Commissariato ONU per i rifugiati) da una parte e contrattati da PRM (Agenzia governativa USA per le popolazioni, i rifugiati e i migranti; principale donatore di Asylum Access), dall’altra. Fondamentalmente il personale è stato diviso in base al tipo di contratto: a tempo determinato da una parte (UNHCR rinnova annualmente e a progetto) e a tempo indeterminato dall’altra.

La giornata è splendida. Il gruppo di cui faccio parte, il primo, è composto in gran parte da giovani e nonostante i dubbi, prevale un’atmosfera che oserei definire, “da gita scolastica”, o almeno così io la percepisco. Una psicologa ci istruisce sul concetto di burn-out e su come prevenirlo, riconoscerlo e affrontarlo. Interessante, casca bene. Il lavoro è tanto, qualche collega accusa i sintomi esposti. Evidentemente i nostri responsabili si preoccupano per noi. Forse non c’è poi da preoccuparsi. Forse abbiamo esagerato. Tra l’altro tra poco è ora di pranzo. Di bene in meglio.

“…l’attimo, la terra che tremò.

L’aria s’incendio’ e poi silenzio.”

Karina Sarmiento, direttrice di Asylum Access America Latina, a capo degli uffici di Messico, Panama e soprattutto Ecuador, piange. Racconta e piange.

Impossibile. Non può essere. Cominciano ad arrivare i colleghi dell’altro gruppo. Qualcuno già piange. Io non so dove guardare.

Tra i presenti c’è anche Diana Essex-Lettieri, vice presidente di Asylum Access World, che con una breve dichiarazione in inglese, conferma e integra quanto riportato da Karina.

Il governo targato Donald Trump ha colpito duro. Tagli per 700 milioni di dollari al settore dell’assistenza a rifugiati e migranti. PRM è sulle ginocchia. Il bilancio di Asylum Access Headquarter, America Latina e soprattutto Ecuador, va al tappeto. Budget per il 2017 non approvato; 22 licenziamenti con decorrenza massima da fine luglio; 2 uffici, Guayaquil e San Lorenzo, chiusi da lì a una settimana, così come il dipartimento di Litigio Strategico, incaricato di patrocinare le cause più significative da un punto di vista giuridico, a livello continentale.

Solo l’anno passato, 18.000 persone, tra migranti e richiedenti rifugio sono stati beneficiati dai programmi di Asylum America Latina, in particolar modo Asylum Ecuador, che con i suoi 7 uffici (ora 5) ha fatto la parte del leone. Principale paese di rifugio dell’America Latina, l’Ecuador è l’unica o più accessibile oasi di speranza per centinaia di famiglie colombiane, venezuelane ed extracontinentali, in fuga da disastri di ogni sorta.

Dall’oggi al domani, tutto ciò rischia di sparire. Ci dicono che si cercheranno nuovi donatori e che se si trovassero, i licenziati riceveranno una nuova proposta. Nel mentre si chiuderà il rapporto lavorativo nel rispetto della legge e della dignità umana. Nessun dubbio. Si farà, o per meglio dire, si proverà. Ma intanto ciò che resta sono le macerie.

La bomba è esplosa e ha fatto danni. Danni ingenti. Non parlo soltanto delle persone, magnifiche, che ho conosciuto qui e la cui vita è stata scossa alle fondamenta. Parlo delle famiglie, che quotidianamente arrivano in ufficio, suonano alla porta e prendono appuntamento. Centinaia di persone che nel prossimo futuro forse non potremo più seguire con la stessa intensità ed efficienza. In certi casi, vedi le città le cui sedi sono state condannate, il fine rapporto è sicuro. Difficile, insopportabile pensare che tutto ciò che si è costruito possa sgretolarsi in così poco tempo e in maniera tanto brutale.

Chi ci piaccia o no, adesso tocca a noi. Noi che rimaniamo. Siamo in pochi e male in arnese. Tuttavia, in un mondo che lentamente ma inesorabilmente sta distruggendo tutte le conquiste che si erano fatte all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, su tutte il rispetto per la dignità umana, credo si debba prendere posizione. Daremo il 120%, faremo tutto il possibile. Un modo lo troveremo. Forse falliremo. Ciò che importa è marcare la differenza.

Noi non siamo come Trump e i suoi epigoni, individui che suonano la cetra, incuranti di Roma che brucia.

Un giorno la storia emetterà il suo verdetto. Nel mentre, noi ci rimbocchiamo le maniche e restiamo umani.

Chi mai fermerà la follia che nelle strade va?

Chi mai spezzerà le nostre catene?

Chi da quest’incubo nero ci risveglierà, chi mai potrà?

Ken, sei tu fantastico guerriero

sceso come un fulmine dal cielo.

Ken, sei tu il nostro condottiero…

e nessuno al mondo adesso è solo.

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