CRONACHE SEMISERIE DALLA META’ DEL MONDO: 2° PUNTATA

Sono passati quasi 5 mesi dallo sbarco a Quito, il viaggio del Servizio Civile si avvia verso la metà e di conseguenza, è tempo di fare un bilancio parziale di questa grossa, grassa, intensa esperienza. A metà del cammin di sua vita, il Sommo Poeta scrisse la Divina Commedia; a metà del SCN io scrivo un articolo per le Antenne di Pace. Dovrete accontentarvi.

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Il responsabile FOCSIV dell’Ecuador spiega ai volontari le linee guida del Servizio Civile. Sullo sfondo, il Rucu Pichincha; a destra, un esempio di architettura quitena tradizionale

Dall’ultima volta che ci siamo sentiti tante cose sono capitate nel mondo. Trump è diventato presidente degli USA, in Italia c’è stato l’ennesimo reimpasto di governo e la Juve ha praticamente già vinto il campionato. Solo buone notizie insomma. Fortunatamente, la mia esperienza personale si situa un po’ in opposizione alla miserabile tendenza che ha preso il mondo. Rispetto al mio ultimo scritto infatti, posso dire di aver raggiunto quell’equilibrio che, come volontario e come persona, mi mancava anche solo 3 mesi fa. È stato un susseguirsi di diritti e rovesci che manco a Wimbledon; praticamente una corsa sulle montagne russe, tra emozioni, delusioni, speranze, che continua ancora oggi. Non molto diverso dall’ultima volta, direte voi, che siete lettori dalla buona memoria. Effettivamente sì, non molto diverso. Lo stesso delirio o forse anche di più. Ciò che è cambiato è la mentalità e la mentalità è tutto.

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Rappresentazione concettuale dei primi quattro mesi di Servizio

L’istituzione nella quale sono sfrut…ehm, impiegato, Asylum Access America Latina, sede di Quito, ha un ruolo di protagonista in tutto ciò. Nel bene e nel male. A gennaio ha provveduto a inviare me e Serena, mia collega del SCN, nelle province di Esmeraldas e Manabi, famose per le spiagge, la vita notturna e l’encocado (piatto a base di pesce e salsa di cocco, secondo me sopravvalutato). Di tanto in tanto abbiamo anche lavorato ed è stato incredibilmente stimolante. Progetto Unicef per la distribuzione di carte d’identità a minori di età. Ciò ha significato incursioni in mezzo alla selva, lavoro sotto la pioggia e un contatto umano con i beneficiari ai limiti dell’intimità. Siamo tornati a casa soddisfatti e abbronzati. Difficile chiedere di più.

Campi profughi nella provincia di Manabi. Gli effetti del devastante terremoto del 2016 sono ancora ben visibili
sopra e a destra, gli effetti del terremoto dell’aprile 2016, ancora ben visibili. Centinaia di persone vivono in rifugi di fortuna, in campi profughi distribuiti su tutto il territorio. Gli edifici, tra cui lussuosi e moderni alberghi, giacciono abbandonati e diroccati

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Isla Bolivar
L’ altra faccia della medaglia, le gemme balneari della regione. Da sinistra a destra, Mompiche e Isla Bolivar. Nonostante il cataclisma, la bellezza naturale di questi luoghi continua ad attirare turisti da ogni dove

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Nel frattempo, nell’ufficio di Quito, i dipendenti/volontari venivano dichiarati “specie in via d’estinzione”, essendo la loro popolazione precipitata da 14 a 3 nell’arco di tre mesi. Ciò ha dato e continua a dare luogo a numerosi grattacapi, oltre che a una mole di lavoro critica per i pochi, volenterosi, superstiti. Non è facile, ci sono giorni in cui mangi lavorando, sei chiamato al dovere durante il weekend o ti ritrovi tra le mani casi di emergenza ad alto coefficiente di rischio. Tuttavia, in un brutale processo di adattamento darwiniano, ci stiamo adattando per non soccombere. Responsabilizzazione, ottimizzazione nell’uso del tempo e delle energie, autocontrollo ed entusiasmo (adoro i casi d’emergenza) stanno dando i primi risultati. L’attitudine sembra essere quella giusta e con un po’ di fortuna, maggiori e migliori frutti verranno.

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L’ufficio dei funzionari di Asylum Access durante l’ora di punta in questi ultimi giorni

Dal punto di vista dei rapporti umani, che dire? Siamo ai massimi storici. Il cambio di mentalità è a un tempo, causa e conseguenza di questo vitale aspetto della vita quotidiana. L’incontro con persone giuste, il distacco da quelle sbagliate, la fiducia verso l’altro temperata dalla prudenza e infine, ma non meno importante, il riconoscimento del fatto che ciascuno di noi è l’artefice primo del proprio destino. Detta altrimenti, se una cosa non ti aggrada, ponte pilas e cambiala.

Il tucano è l’emblema della forza di volontà e dell’autodeterminazione. Di proporzioni ridotte, dall’aspetto innocuo e simpatico è invece incredibilmente attaccabrighe, scontroso e determinato. Soprattutto in quando c’è in ballo del cibo. Stay foolish, stay hungry, stay tucan!

Nel pieno di un impeto motivazionale, per me e per voi, vi lascio con una delle mie poesie preferite, Invictus, del poeta inglese William Ernest Henley, che riassume meglio di qualunque mia (presunta) frase ad effetto lo spirito che mi sta accompagnando in questa fase del SCN, oltrechè della vita. Spero gradiate.

Dal profondo della notte che mi avvolge,

Buia come un abisso che va da un polo all’altro,

Ringrazio qualsiasi dio esista

Per la mia indomabile anima.

Nella feroce morsa delle circostanze

Non mi sono tirato indietro né ho gridato.

Sotto i colpi d’ascia della sorte

Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e di lacrime

Incombe solo l’Orrore delle ombre,

Eppure la minaccia degli anni

Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,

Quanto piena di castighi la vita,

Io sono il padrone del mio destino:

Io sono il capitano della mia anima.

LEO

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