Cambio di percezione

5 Novembre 2016

Sono le cinque di mattina e il sole mi sveglia, non che abbia dormito particolarmente questa notte in autobus. Le quattordici ore di curve in mezzo alle Ande peruviane cominciano a farsi sentire e, pensando a quelle che ancora mi aspettano, il desajuno lo salto volentieri.

Vallata di Huilloc, Valle Sagrado
Vallata di Huilloc, Valle Sagrado

Mi guardo intorno e osservo le costruzioni sul ciglio della strada, gli animali brucano l’erba nei recinti improvvisati sullo sfondo incredibile dei monti dalle cime innevate tra i quali ad un tratto appare un fiume ghiacciato.
E, con lo stomaco chiuso per la paura e l’eccitazione, penso “Io vivrò qui per un anno.”

Arrivata a Cusco la voglia di conoscere questa città in cui vivrò per i prossimi mesi è irrefrenabile. In macchina con il mio OLP, il responsabile che mi seguirà nel progetto di volontariato in Caritas, mi scappa un gridolino di felicità al primo lama avvistato tra i vicoli ciottolati del centro, alcune donne vestite in modo tradizionale tengono in mano un fascio d’erba che lui mastica con gusto. Sono le forti donne che, vestite allo stesso modo, con stupore vedrò valicare le colline e i monti che separano le diverse comunità per andare a una fiera o a una riunione distante ore di cammino da casa loro. La gonna larga dal bordo decorato, le calze di lana spessa e sandali di cuoio nero, il cappello di stoffa dalla tesa larga di cui non si vede il colore originale per le tante decorazioni che vi sono state applicate sopra, tante quanto maggiore è il prestigio del ruolo ricoperto dalla mami all’interno della sua comunità.


12 Marzo 2017
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Mami con copricapo tradizionale a Huilloc, Valle Sagrado.

Sono passati già quattro mesi dal mio arrivo e da quando i colori di questo popolo mi hanno incantato per la prima volta. Mi sono abituata alle case colorate di blu di Cusco e a quelle spartane circondate solo dal verde dei prati delle comunità. Ho imparato a distinguere i copricapi in base alla comunità di provenienza e a riconoscere la lana di alpaca da quella di pecora dalla morbidezza del tessuto, il tejido a mano da quello a macchina osservando la lavorazione e immaginando le ore di lavoro rapido e preciso.

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Un costruttore con la sua invenzione, una cucina migliorata portatile. Calca, Valle Sagrado.

Ho imparato anche a relazionarmi con gli sguardi incuriositi di chi una gringa forse non l’ha mai vista in vita sua. Già, perché, per mia fortuna, il mio servizio civile qui mi fa viaggiare per molte comunità nella regione di Cusco, e mi ha portata ad entrare in contatto diretto, a volte anche abbastanza stretto, con alcune persone che in queste comunità vivono; con i costruttori di cucine migliorate, che con il progetto di Caritas sto cercando di aiutare a crescere a livello lavorativo. Mi fa entrare nelle case delle mamitas che cucinano tutto il giorno sui focolari tradizionali che affumicano le loro cucine, e in quelle in cui già sono arrivate cucine più moderne che pensano all’ambiente e alla salute di queste donne e dei loro bambini fasciati in q’ipirina, le tradizionali stoffe con cui le mami portano di tutto.

La mia percezione della vita qui, della vita nelle comunità, della cultura della gente della sierra è cambiata molto in questi mesi. Quello che all’inizio mi spaventava e sconcertava, ora mi fa sentire a casa, la lingua non è più un ostacolo,
 la lontananza culturale non è più una barriera ma un punto di partenza per qualcosa di positivo e arricchente, la diversità un modo per incuriosire chi non è abituato al mio modo di vestire o al colore dei miei capelli e dei miei occhi, per stimolare e trasmettere interesse verso tematiche come l’ambiente o la salute.

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