Bună seara!

Sono Anna ed in questo articolo vi parlerò della seconda settimana vissuta qui ad Arad e delle mie impressioni generali.

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L’inizio della seconda settimana qui ad Arad è stato esplosivo. Ci siamo cimentati nella preparazione di attività, giochi, oggetti e quant’altro in vista del nostro primo evento da svolgere con i bambini di strada e in particolare con i bambini Rom della periferia della città.

Così abbiamo buttato giù le nostre idee e ci siamo ritrovati a inventare canzoni per bambini, traducendole con l’aiuto di Zara, la nostra tutor, in lingua rumena.

A causa della pioggia l’evento, inizialmente previsto per giorno 21 giugno (giornata internazionale della musica) è stato spostato al giorno dopo, in un bosco nelle periferie di Arad chiamato Padurea Ceala, raggiungibile attraverso una strada sterrata detta ”strada delle mele”.

Così, al mattino, io e gli altri volontari ci siamo svegliati, abbiamo fatto colazione e, zaino, acqua, giochi, cartelloni in spalla, siamo andati a prendere il tram sino al centro per bambini di strada Vis de Copil, che si trova al centro di Arad, una ONG nata nel 2000 e creato da una simpatica signora scozzese e da suo marito, che si occupa di tantissimi bambini ma anche adulti che hanno bisogno di un pasto caldo, di vestiti puliti o semplicemente di un tetto sopra la testa per qualche ora. Una volta li, abbiamo preparato tantissimi tramezzini, predisposti come una catena di montaggio, da portare nel bosco e da offrire ai bambini e alle famiglie che sarebbero venute.DSC_0124

Che dire… l’arrivo è stato abbastanza scioccante. Dopo circa 20 minuti di cammino sotto il sole cocente rumeno (io sono siciliana e ho davvero sofferto…) siamo giunti ad un bivio. Ecco così le prime immagini ‘inusuali’ per me e per ciò che siamo abituati a vedere. Una grossa mucca stava sotto un ponte e qualche metro vicino a lei un uomo era seduto, forse cercando un po di fresco. Qualche metro più in la delle bambine sedute sotto il sole e qualche donna con loro. In silenzio. Anche noi stavamo in silenzio, gli occhi incuriositi sia nostri che loro, cercavano di decifrare quello che stava succedendo ma non una parola.

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Camminando verso il bosco, ecco i primi bambini; sono stati proprio loro i primi ad accoglierci, i primi secondi con sguardi perplessi, ma subito trasformatisi in sorrisoni. Penso fossero felici e sorpresi contemporaneamente e, la prima bambina con cui ho interagito, mi ha mostrato subito il suo diploma di fine scuola. Altri bambini attorno, chi senza scarpe, chi con indumenti mal ridotti e il viso visibilmente sporco.

Con noi c’era una donna rumena che, non appena ha visto una delle case aperte, subito ci ha fatti avvicinare. Ci ha presentati alla padrona di casa che ci ha accolto dentro. La casa era piccola, buia e priva di molte cose. Ho notato che le famiglie Rom sono numerose, vivono in condizioni di estrema povertà e in condizioni igieniche scarse, spesso non portano le scarpe ai piedi o altri indumenti.

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I bambini scorrazzavano in giro e, in quel luogo, potevi vedere di tutto: dalla spazzatura, a tanti tipi di animali che pascolavano a pochi centimetri dalle abitazioni come oche, capre e mucche, stendini costruiti tra i pali della luce e così via.

Una cosa che mi ha colpito è questa sensazione di villaggio/ grande famiglia, come se il mio è anche tuo, una povertà materiale sicuramente ma forse non di spirito.

I bambini, che ci hanno portato per mano al bosco, sono stati dolci, disponibili anche a spiegarci il rumeno dato che nessuno di noi tranne Alberto e Zara nostri tutor, né lo parliamo né lo capiamo, a parte qualcosina imparata in queste due settimane.

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Le attività sono andate benissimo. I bambini amano cantare, colorare e fare i giochi di gruppo. Sono svegli, arguti e molto simpatici! Nessuno di loro aveva un cellulare con se (ovviamente anche per ragioni economiche) ma questo mi ha colpito. Li ho trovati entusiasmati e divertiti dai giochi più semplici.

Sono contenta anche perché nonostante fossimo tanti volontari, siamo riusciti a far gruppo sia prima che durante le attività e, infondo, quattro caldissime ore sono volate.

Anna Manzone


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