Attivismo Limeño di periferia

Pensiamo al Peru’ e a tutti i colori, le musiche, le facce che ci possono venire in mente.

Poi, cerchiamo di pensare a Lima, anche se, per chi non c’é mai stato, puo’ riultare difficile da immaginare senza cadere in stereotipi latinoamericani.

Lima si puo’ sintetizzare in due parole Grigia e Caotica. Ci vuole tempo per apprezzarla, direi almeno un mese e mezzo, se non di piu’. Non la si puo’ descrivere come una Bella citta’, pero’, proprio perché é grigia, é una citta’  che va scoperta un po’ alla volta. É malinconica e allo stesso tempo viva! Le cose da fare non mancano e soprattutto gli stimoli culturali che puo’ dare sono senza dubbio eccezionali.

Da Lima, poi, passiamo alla mia quotidianitá lavorativa: Huaycan.

Hua-y-can, non é Lima, o almeno io non la percepisco come tale. Huaycan é un cerro[1], enorme, che bisogna proprio voler raggiungere e dove non ci si finisce per caso. Il tempo da considerare per arrivarci è di almeno un’ora e mezza, se non due. In questo modo le prospettive e energie da dedicare al resto della giornata si esauricono.

Il traffico e lo smog respirati per arrivarci, fanno dimenticare tutti i colori e le belle sensazioni che l’America latina sembra sempre trasmettere. Huaycan é polvere, é fatica e, soprattutto é Mezcla[2]. A Huaycan sono arrivati, arrivano e continuano ad arrivare persone e famiglie da tutto il Peru’, sia dalla selva sia dalla sierra. A Lima sperano di potersi inserire e di trovare qualcosa di piu’ soddisfacente (economicamente parlando) anche se, da Lima, sono ben distanti. Diciamo che Huaycan é la casa degli “ultimi arrivati”.

Lo spagnolo non sarebbe la prima lingua parlata, il Quechua si. Il quechua, pero’, non si sente tra le calles polverose della zona S, parlare quechua é denigrante, sottolinea le origini umili, origini che, per quanto vive siano, non si vogliono ricordare.

Questo distretto di Lima, dove sembrano abitare piu’ di 200.000 persone, é diviso in lettere e, dato che gia’ si é arrivati alla Z, alle lettere si sono iniziati ad associare i numeri (S1, S2, ..).

Le montagne di sabbia e pietre, dove le case sono costruite, rendono tutto favolosamente polveroso e nebbioso. Cercare di dare una spolverata all’ufficio é inutile, in due minuti é  tutto, di nuovo, completamente ricoperto di polvere.

A Huaycan, pero’, c’é misteriosamente sempre il sole, quel sole che picchia e che ti garantisce insolazione e febbre a 39.

La differenza principale tra questo cerro e quelli piu’ centrali limeñi sono gli spazi. Qui le case sono molto piu’ spaziose e nella maggior parte delle strade interne ci passano anche due mototaxi (cosa impensabile nel cerro de El Agustino, per esempio). Nonostante lo spazio in molte case ci sia, le famiglie sono abituate a dormire in un’unica stanza. Ed é in questo che il progetto di Aspem “Lima Este Segura” si attiva.

Prevenire la violenza e l’abuso sessuale significa anche fare si che i minori abbiano un proprio spazio, dove si possano sentire liberi. Nelle case si entra in punta di piedi, cercando di non essere invadenti e di non creare situazioni di disagio.

Chi rientra nel progetto é tenuto a partecipare a delle sessioni formative su vari temi (violenza, abuso sessuale, conflitti familiari, etc.) ed é incredibile vedere come donne e uomini si animino discutendo dell’importanza del ruolo della donna, del problema della violenza o di come sia difficile vivere in spazi cosi ristretti tali da non permettere a nessun componente familiare di avere un po’ di privacy.

Huaycan é un ambiente difficile, dove i vicini si conoscono, ma non troppo; dove se hai due figli in sedia a rotelle é difficile che riescano  a uscire di casa anche solo per prendere un po’ di aria; dove se sei un gringo anche i cani randagi lo riconscono e ti inseguono, sempre. Huaycan pero’ é anche un posto dove tutto il vicinato festeggia se si é riusciti a terminare il tetto di una casa in costruzione; dove non si puo’ saltare neanche una partita di campionato sportivo in cui giocano tutti i membri familiari; dove si percepisce il concetto vero di comunita’!

In un anno di progetto 270 famiglie hanno deciso di organizzarsi, investire e dedicarsi del tempo per far si che i propri figli avessero uno spazio proprio e sicuro. Da un’azione positiva non possono che generarsene altre, e io, per lo meno, ci voglio credere.

 

huaycan

Huaycan 2

Huaycan, zona S, 29 Noviembre 2015

 

huaycan 3

Taller “Roles Familiares”, Huaycan, Zona S, 2 Diciembre 2015

 

[1] Cerro, parola per definiré Slum/Baraccopoli/Favela, in spagnolo significherebbe collina.

[2] Mezcla= mescolanza. In italiano non ho trovato una parola tale da rendere l‘idea.

Ps: Mi scuso per gli accenti e apostrofi errati, dovuti a problemi con la tastiera spagnola.

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