Agasajo a Malimpia

AGASAJO A MALIMPIA

 

Non prendete paura . L’ agasajo e’ semplicemente una festa natalizia e di fine anno . Noi di OVCI ne organizziamo una in ogni comunita’ in cui lavoriamo riunendo le persone con disabilita’ che seguiamo e i loro familiari.

Si svolge in uno stanzone agghindato a festa, e’ un momento di condivisione, si gioca, si balla ( qua si balla dappertutto), si mangia (qua si mangia sempre), e in mezzo c’ e’ spazio anche per qualche attivita’ con messaggi e valori che diano dignita’ e speranza a queste persone, che tanto devono lottare in una societa’ che li rinnega e li abbandona.

E ovviamente tutti i bambini ricevono alla fine in regalo un sacchetto di caramelle, consegnate dall’eroico Babbo Natale, giunto fino all’equatore direttamente dall’artico con pantaloni lunghi, maglia pesante e cappellino di lana (ma non poteva portarsi un cambio ??… Si perche’ indovinate a chi toccava sempre travestirsi ? ).

Spiegato l’agasajo, toccherebbe ora spiegare Malimpia (ma per spiegarla in verita’ prima dovrei capirla).

Malimpia e’ uno dei comuni piu’ fuori mano ( tipo Valle d’Aosta in Italia) dove lavoriamo . Per arrivare 6 ore di macchina di cui 4 su sterrato dissestato . Trasformata negli ultimi 30 anni in un’unica immensa piantagione di palma africana (per capire quella da cui si ricava l’olio di palma), una volta, nella foresta che c’era qui, vivevano comunita’ indigene, mentre adesso le comunita’ sono composte da una miscela di gente provenienti da varie zone, che vivono conformate ai costumi moderni.

Alcune comunita’ indigene  chachi  pero’, come Las Pavas, rimangono per lo piu’ chiuse alla cultura esterna, mantenendo le loro tradizioni (lingua , leggi , credenze). E noi abbiamo la fortuna che il nostro collega responsabile in zona, Raul, sia proprio di questa comunita’ (e sappia lo spagnolo).

Il 30 dicembre e’ il giorno dell’agasajo di Malimpia . In realta’ potrei chiamarlo agasajo di Las Pavas, perche’ sono gli unici ad essere presenti ( ipotizzo per l’influenza di Raul).

Cosa abbiamo detto allora ? Stanzone agghindato, giochi, musica, cibo, regali. Bello, grazie, pero’ noi Chachi l’agasajo lo facciamo a modo nostro.

Dal punto di ritrovo (dove pensavo si svolgesse la festa) partiamo in moto fino al fiume che dista 15 minuti (2 moto per 30 persone, Raul e un altro ragazzo a fare da spola su e giu’ per piu’ di un’ora). Aspettiamo un’oretta  il proprietario della canoa che e’ andato a mangiare e infine attraversiamo il fiume. Scopriamo pero’che non si puo’ noleggiare un pulmino come previsto, e decidiamo quindi di andare a piedi , in una stradina di pietre in mezzo alla foresta, qua’ ancora vergine e sublime, che si inerpica su’ e giu’ per ripide montagne.

“ Raul , quanto e’ distante ?”

“Non tanto”

“Tipo ?”

“30 kilometri”

“Cosa !?!?”

“No, un po’ meno , tipo 4 kilometri”

Dopo un’ora di cammino ci raccoglie un carro merci impietosito e dopo 20 minuti giungiamo a destinazione.

Non saprei dirvi, forse erano 4 km, ma mi sono sembrati 30 .

Dopo altri 20 minuti nella foresta senza sentiero, e 10 minuti di risalita di un torrente, si apre davanti a noi un luogo incantato , dove una cascata si tuffa in una piscina naturale, immersa nei suoni e nei colori della foresta.

Quindi niente stanza agghindata , dovro’ farmene una ragione, potevo anche immaginarmelo dopo 3 ore e mezza di viaggio.

Pero’ almeno  i balli, i giochi, le attivita’ … quelle si’ vero?

Il ballo lo fa’ lo sciamano, che si e’ tolto il suo vestito borghese e adesso indossa una maglia particolare, con una bevanda sacra e delle foglie in mano, intona un canto sempre uguale.

Il gioco lo fanno le donne che si divertono ad arrampicarsi a piedi nudi nelle roccie liscie e scivolose, sotto la cascata impetuosa.

Le attivita’ sono la raccolta dell’acqua sacra, e la purificazione che ognuno personalmente riceve dallo sciamano.

Parlare e’impossibile, il rumore dell’acqua e’ troppo forte, e in realta’ non ci sarebbe niente da dire.

Il ritorno e’ un’altra odissea, ma non serve aggiungere altro, il messaggio penso sia gia’ passato. E alla fine anche l’agasajo di Malimpia e’ finito.

Per loro camminare 1 ora e’ normale come per noi fare 20 minuti in bus.

La natura e’ la loro casa, la foresta il loro giardino, le rocce le loro scale.

Quando hanno detto a Raul di organizzare una festa di fine anno , non gli e’ certo venuto in mente musica balli e caramelle, ma (ovviamente) un pellegrinaggio alla cascata sacra.

All’interno di questo contesto solo vorrei fare una riflessione, anzi solo delle semplici osservazioni.

Quando si parla di disabilita’ si deve pensare a come una persona con disabilita’ faccia fronte al contesto dove vive.

Uno dei due ragazzi che all’inizio del viaggio facevano da spola con la moto, era un ragazzo di 30 anni con diagnosi di ritardo mentale lieve-moderato.

Al ritorno stavo parlando con una ragazza con sindrome di Down di 20 anni , quando abbiamo dovuto arrampicarci sull’impalcatura di un carro alto almeno 3 metri , forse e’ stato piu’ difficile per me che per lei . Se non ce l’avessimo fatta, avremmo dovuto camminare per almeno un altro paio d’ore

Nella nostra compagnia c’era anche un ragazzino con piede torto congenito, avra’ avuto 10 anni, non so se un ragazzino della stessa eta’ italiano avrebbe potuto arrivare alla cascata ( a pensarci meglio non ce l’avrebbe fatta senza ombra di dubbio) … e intendo un ragazzino italiano senza piede torto.

Per aiutare una persona con disabilita’ bisogna capire come faccia fronte al contesto dove vive . E’ questa la vera impresa, capire il contesto. Capire Malimpia. Piu’ capisco Malimpia, e piu’ capisco cosa serve alla persona.

In Italia spesso si lavora per tappe, chiamate di sviluppo motorio. Prima si raggiunge la posizione seduta, poi la stazione eretta, poi il cammino.

A Malimpia lo sviluppo motorio prevede anche un’altra tappa fondamentale dello sviluppo motorio : l’arrampicata sui carri .

Dovro’ tenerne conto quando lavorero’ a Malimpia la prossima volta, se vorro’ far risparmiare ore di camminata al mio paziente.

 

Simone Zanatta

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