Chi comanda al raccolto è l’orecchio

gaia

Rwanda, day #241
Quando mi chiederanno di raccontare questa storia so già che pochi avranno davvero interesse ad ascoltare cosa ho da dire. D’altronde, come diceva un grande scrittore, chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio.

O forse, e più probabilmente, sarò soprattutto io a rispondere con reticenza alle tipiche domande di routine perché, gelosa dei ricordi e delle emozioni che ho vissuto, non vorrei mai che raccontarle significasse sminuirle e quindi perderle per sempre. Perché certe cose le vivi, ma non le racconti. Tanto più che io non sono mai stata brava con le parole.

Come faccio a spiegare il rumore della pioggia battente sulle lamiere delle case di terra nelle campagne ruandesi? Come faccio a spiegare le mille tonalità di verde di cui si tingono le mille colline del Rwanda durante la stagione delle piogge? Come faccio a spiegare che nonostante mi manchi casa come l’aria che respiro già mi manca anche il Rwanda anche se non me ne sono ancora andata?

Quello che posso fare è raccontare questa storia impegnandomi a praticare la gentilezza ogni giorno. Mai come qui mi sono sentita in dovere di entrare nella vita delle persone in punta di piedi ma mi rendo conto che troppo spesso mi dimentico di fare lo stesso a casa mia. Questo credo che sarà il miglior modo per raccontare questa incredibile storia che è stato e che è ancora per me il Rwanda.

Gaia Mataloni, casco bianco con Amahoro in Rwanda.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *